POETANDO/ Rubrica di poesie sulla poesia (2)

In quel transito notturno, improvviso, viscerale ed ermetico, dal silenzio alla voce, sono germogliate da sempre mille domande e interrogativi sulla poesia, eppure “ciò che in fondo desidero/ da una poesia/ è/ che possa essere letta/ lentamente/ che si possa invecchiare/ tra una parola e l’altra”. Ecco una delle tante, belle e significative idee di poesia, quella di Goran Tunstrom, ma di seguito riporteremo i testi di alcuni amici poeti del nostro tempo, che hanno raccolto la provocazione e che con piacere hanno contribuito ad arricchire il dibattito.

Il mattone del poeta di Gina Labriola

Se i torrenti di parole, rotti gli argini
provocassero alluvioni,

se i versi, accartocciati a palla,
in una notte d’amore mancato,
provocassero valanghe,

allora sì, amici poeti
ci guarderemmo bene,
dal continuare a vomitar parole.

Diventeremmo scimmiette cinesi
con le mani sugli occhi,
sulle orecchie e sul muso.

Ad ognuno di noi
si potrebbe assegnare un mattone,
solo uno, da incidere, come si vuole,
in caratteri cufici, greci, o latini.
da portare in bilico, poi, sulla testa.

Invece della nostra boria parolaia
vati cialtroni,
(una bolla di sapone al posto della testa)
telamoni di noi stessi
porteremmo in testa, inciso a fatica,
ma uno solo, per tutta la vita,
l’umile messaggio di un mattone.

(un inedito di Gina Labriola)

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Link correlati
Marina Minet https://lucaniart.wordpress.com/2011/06/24/poetando-rubrica-di-poesie-sulla-poesia-1/

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6 risposte a “POETANDO/ Rubrica di poesie sulla poesia (2)

  1. un caro amico, Italo Lanfredini, le scrive sull’argilla, le poesie, ne fa tavelle, non cartelle, o forse sono favelle, in mute vere, come quelle delle serpi, che lasciano per strada come stracci de-composti il loro vecchio corpo. Le incide quelle parole dentro il corpo di una forma d’argilla, che risuona in chi legge, passando da casa sua. Queste, di Gina Labriola,valgono tutti i suoni che ci gravitano intorno e dentro, come fossimo un pianeta, un cosmo e il suo astrolabio. Splendessero così le parole, sarebbero davvero micce, fulminanti lampi, nel nostro cielo sereno.Grazie,fernanda f.

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