POETANDO/ Rubrica di poesie sulla poesia (9)

In quel transito notturno, improvviso, viscerale ed ermetico, dal silenzio alla voce, sono germogliate da sempre mille domande e interrogativi sulla poesia, eppure “ciò che in fondo desidero/ da una poesia/ è/ che possa essere letta/ lentamente/ che si possa invecchiare/ tra una parola e l’altra”. Ecco una delle tante, belle e significative idee di poesia, quella di Goran Tunstrom, ma di seguito riporteremo i testi di alcuni amici poeti del nostro tempo, che hanno raccolto la provocazione e che con piacere hanno contribuito ad arricchire il dibattito.

Perla che rischiara le ore di Ivano Mugnaini

Finalmente ritrovo poesia. Antica
compagna che mi chiede: “Come sei
oggi?”, ed io la ignoro, lei che mi ha
salvato, nutrendomi, nascondendomi,
uccidendomi della sola vita che
mi è concesso respirare.
Ritrovo poesia, nel libro di un amico
perduto nella nebbia, incontro affannato,
cervello spento, occhio orientale, fessura
accecata, orrore dell’affresco che sovrasta.
Ritrovo poesia, nel libro senza
figure, quasi senza copertina: un azzurro
fragile, un suolo schiacciato da chissà
quale piede. Eppure, leggendo di luoghi
del mondo rincorsi da infinito timore,
ritrovo poesia, e non so dire se sia gioia
sentire dentro la stessa frenesia di quando
rubavo la donna al mio compagno di banco,
per guardarla negli occhi stringendole le mani,
per passione, per affetto, o solo
per poterle sussurrare “Ora sei mia. E
non mi importa se mi odierai e mi scorderai,
domani”.
Ritrovo poesia, in un libro che parla di felicità
lontana. Ed è dono, e beffa, osservare, dove
non so vedere, la presenza consolidata
di un’amarezza che oggi, verso per verso, parola
per parola, si apre a una speranza
che non pretende nulla, se non la luce vivida,
l’ebbrezza di una perla che rischiara le ore.
Lontana, distante, ancora ferita
del cuore, notte calma che brucia,
splendore, suono, musica densa, calda,
miele, uva, vino.

Ivano Mugnaini

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Una risposta a “POETANDO/ Rubrica di poesie sulla poesia (9)

  1. e non so dire se sia gioia
    sentire dentro la stessa frenesia di quando
    rubavo la donna al mio compagno di banco,
    per guardarla negli occhi stringendole le mani,
    per passione, per affetto, o solo
    per poterle sussurrare “Ora sei mia. E…

    la parola rubata perché desiderata, forse non amata ma cercata, voluta e poi di nuovo lasciata per altra parola cresciuta tra noi e ciò che in noi è il mondo, tutto, senza che nulla resti fuori di noi. ferni

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