24. “O Pata Pata” di Maria Pia De Vito

© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO” a cura di M. Lizzadro

Dopo diversi anni ritorno a scrivere di musica, ossia a tentare di parlare di musica. E l’occasione mi viene offerta dalla pubblicazione dell’ultimo disco di Maria Pia De Vito. “‘O Pata Pata” la nuova Opera della Musicista napoletana Maria Pia De Vito si apre con: “Strummolo a Tiriteppola”, un’immagine forte che evoca questo gioco d’infanzia, questa trottola sbilanciata, un canto, un monito , una sveglia, un rifiuto di molti luoghi comuni su Napoli, un atto d’accusa contro chi vede tutto il malaffare e l’immondizia fisica e morale e non fa niente per migliorare la situazione, un grido di dolore contro la corruzione, un gesto d’amore nei confronti della propria città, dei propri concittadini e delle proprie origini, un proclama libertario prima che la trottola cada e smetta di girare e che per l’ennesima volta Masaniello venga ammazzato o tradito e con lui tutti i napoletani. Una brevissima divagazione terminologica: anche il termine “scugnizzo”, così caro alla DeVito, deriva dal gioco dello “Strummolo” e di chi lanciava la sua trottola più forte verso quella degli altri di fatto “scugnandola” ossia rompendola! In questo continuo rimando fra vocalità ludica e canzone sensata si approda a “G. continua”, in cui Maria Pia De Vito mette in luce quella sua immensa capacità timbrica, quel suo modo unico di canticchiare nenie e frammenti, pezzi di parole e non sense, sillabe e note. Ebbene si! Quel Suo modo peculiare di intendere la voce in quanto strumento. Poi arriviamo a “A spusa riluttante”  che è una bellissima canzone d’amore, un gentile miscuglio di promesse non mantenute, di dichiarazioni, di silenzi al posto di parole, come se appunto l’amore non avesse bisogno solo di parole ma anche di silenzio e gesti gentili per poter essere dichiarato. “Yucellla” è una dolcissima ballata giocata fra ascolto ed incanto, una canzone di acqua e di vento, un meraviglioso canto d’ amore, tradotto in napoletano dalla tradizione brasiliana. Poi è l’ora di “Frevo en Maceiò”  una canzone di Hermeto Pascoal, dunque una cover ma in realtà tutto ciò che canta Maria Pia DeVito, strana e magica alchimia, diventa sempre anche qualcos’altro, un viaggio nel Canto e nella storia del bel Canto. “Curre Maria”, è un altro tassello di questo:trittico dedicato a dei grandi ispiratori della “nostra” grandissima artista, un altro omaggio a dei mostri sacri della musica brasiliana e della musica mondiale del calibro di Vinicius de Moraes e Antonio Carlos Jobim, ma anche credo di altri grandi musicisti come Caetano Veloso e Milton Nascimiento. In particolare il testo di “Curre Maria” è una traduzione del testo di Chico Buarque de Hollanda: “Olha Maria”. Dopo questo trittico veniamo ripiombati in questo: “Bello tiempo antico”  in cui il cantato e il sovra inciso ossia voci sovrapposte si seguono e si inseguono  in questo chiaro rimando alla tradizione popolare partenopea e per estensione italiana. Poi è la volta di: “Si fosse fatto foco” omaggio a Cecco Angiolieri in dialetto napoletano  e credo anche alla rilettura che ne fece il grande DeAndrè. Poi è la volta della canzone che da il titolo a tutto il disco, ossia “’O Pata pata” che narra di questa zia Maria, alter ego della stessa Maria Pia De Vito e per estensione emblema di tutte le persone oneste, che abita a Terzigno e che vedendo crescere i limoni geneticamente modificati a causa dell’inquinamento nella terra del “Lacrima Christi” ossia uno dei vini più buoni di tutta la Campania e del mondo i cui vitigni vengono dalle pendici del Vesuvio, prega affinché venga appunto “’O Pata Pata”. Si! Ma che cos’è questo Pata Pata? Lascio la parola direttamente a Lei, ossia all’autrice di quest’Opera d’Arte, trascrivendo le parole  che ci sono nella seconda pagina del  cd: “A Napoli, quando un acquazzone è ormai prossimo, le nubi sono basse e l’aria inizia a profumare di terra umida, si dice in quella splendida lingua onomatopeica e polposa, ritmica e croccante che è il napoletano che «sta arrivanno ‘o pata pata ‘e ll’acqua». ‘O pata pata è un auspicio perché le nuvole scure, basse e gonfie si aprano e un bagno liberatorio e purificatore liberi Napoli dai miasmi dell’immondizia e dall’indifferenza generale che la vuole brutta, sporca e cattiva. Dedico questo lavoro alla gente di Terzigno, di Napoli e del Casertano e alle terre avvelenate dall’incuria umana. Terre su cui oggi crescono limoni deformi. Lo dedico alla gente del Brasile che, come diceva Caetano Veloso, tanto somiglia a quella di Napoli: entrambe impertinenti, come chi ne ha viste tante, troppe. Che venga l’acquazzone a ripulire queste terre, che venga ‘o pata pata a ripulirci il cuore, a emendarci la reputazione e a salvare la vita dei nostri figli. Musicalmente, impertinentemente, napoletanamente vostra. Maria Pia De Vito” Il disco si conclude con altre tre canzoni: “Curiosity Theatreans” sorta di omaggio alla libera curiosità, e al coraggio di sperimentare nuove vie vocali, “La nova gelosia” omaggio alla poesia di Roberto Murolo e di Fabrizio DeAndrè ed infine “Um a zero” ossia il goal questa volta l’ha veramente fatto Maria Pia De Vito e noi insieme a Lei!

Mariano Lizzadro

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