POETANDO/ Rubrica di poesie sulla poesia (20)

In quel transito notturno, improvviso, viscerale ed ermetico, dal silenzio alla voce, sono germogliate da sempre mille domande e interrogativi sulla poesia, eppure “ciò che in fondo desidero/ da una poesia/ è/ che possa essere letta/ lentamente/ che si possa invecchiare/ tra una parola e l’altra”. Ecco una delle tante, belle e significative idee di poesia, quella di Goran Tunstrom, ma di seguito riporteremo i testi di alcuni amici poeti del nostro tempo, che hanno raccolto la provocazione e che con piacere hanno contribuito ad arricchire il dibattito.

Le Parole – Stelvio De Spigno

Si alzano, si alzano.
Quando il mare è calmo,
e dentro te è vuoto –
se ne alzano a frotte.

Si incipriano, si incipriano.
Se non hai più alcun senso,
sulla punta del naso –
si incipriano come maîtresses.

Ti mancano, ti mancano.
Quando le cerchi trapanandoti
il cranio col lentischio
e non hai più un verso per nessuno.

Lavorerai fino a tarda notte,
con una lanterna accesa in cuore:
sarai un folle in cerca d’estasi
con in mano il becco della tua viltà…

Stelvio De Spigno

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12 risposte a “POETANDO/ Rubrica di poesie sulla poesia (20)

  1. E’ un comune destino quello che attraversa le parole di Stelvio , qui rappresentato con un linguaggio che chiama per nome la luminosa precarietà dell’elaborazione poetica e dei suoi esiti .

    Con un saluto all’Autore e alla Redazione .
    leopoldo attolico –

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  2. Un sentito singraziamento a Maria Pina – che ha proposto questo testo – e a Leopoldo – per le sue parole serie e concrete -. Questa mia poesia è dedicata a tutti coloro che non si stancano e continuano la grande avventura della scrittura in versi. Ciao.

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  3. è molto bella, così composta e fremente di giovinezza, dai toni decadenti e pur così piena di lucidità circa le varie strategie ‘ornamentali’…
    si riconosce il logos folle di Di Spigno

    un saluto caro
    rx

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  4. le “parole” , cercate, ritrovate, accarezzate, pronunicate, sfiorate, strofinate, urlate, sussurrate, mormorate, sono tutte come virus che corrodono la psiche , nella illusione di poterle ri/petere a chi non vuole ascoltare…
    Stelvio affoga melodiosamente nel vortice e ci invita a colloquiare per non tacere , nella speranza di ritrovare ancora una volta la vera “poesia”. Bene ! – Antonio Spagnuolo ( http://poetrydream.splinder.com )

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  5. Eh sì, ero proprio giovane, 18 anni circa, quando ho scritto questa poesia. Renata ci ha visto giusto come sempre. Il “logos folle”, poi, è un’espressione che sento e faccio mia. Un ringraziamento anche aa Antonio Spagnuolo e Alberto.

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  6. è un periodo che ho quasi timore a leggere Stelvio: mi dice troppo di me, di noi, degli affanni, delle inconcludenze, delle fatiche, dei desideri non corrisposti. Stelvio è un poeta lucido (e non patinato), nudo, forte, con un dettato subito riconoscibile, come il basalto, la selce, il granito, l’ossidina tagliente. mi piace il suo sguardo laterale, il sorriso, l’ironia. Dice bene Renata: fremente di giovinezza e folle… un abbraccio, caro.
    Luca Benassi

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  7. Bella, molto bella, essenziale e ricca di immagini e di vuoto, quel vuoto che sempre circonda la pienezza della nostra vita e affonda inesorabile nel nulla che ci circonda.
    Il tutto e il nulla, si avvicendano, si plasmano a rendere spoglio, senza colori, ciò che credevamo essere…e ci si ritrova ad attingere essenze con “il becco nella viltà”!

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  8. Grazie a Carla, Leopoldo, Alberto, Irene, Adelelmo, Luca, Renata, Antonio. E a Maria Per aver pubblicato questi antichi versi, che forse dicono ancora qualcosa a qualcuno. Questo mi dà consolazione, ma soprattutto speranza. Salutiamo.

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