POETANDO/ Rubrica di poesie sulla poesia (25)

In quel transito notturno, improvviso, viscerale ed ermetico, dal silenzio alla voce, sono germogliate da sempre mille domande e interrogativi sulla poesia, eppure “ciò che in fondo desidero/ da una poesia/ è/ che possa essere letta/ lentamente/ che si possa invecchiare/ tra una parola e l’altra”. Ecco una delle tante, belle e significative idee di poesia, quella di Goran Tunstrom, ma di seguito riporteremo i testi di alcuni amici poeti del nostro tempo, che hanno raccolto la provocazione e che con piacere hanno contribuito ad arricchire il dibattito.

Per scrivere parole in questo buio, in questo modo di Daniela Raimondi

Un campo di papaveri.

Una pagina cancellata

che conteneva una collina, un albero

una casa e un gatto.

La bambina di carta scivola sotto l’albero,

contro il muro bianco della casa.

Ha atteso tutta la notte.

Conosce il luogo e il tempo,

non ha bisogno d’occhi.

Basta un suono e la parola prende forma.

Il verso entra il buio

come il gorgheggio di un uccello selvatico,

si fa spazio nella carne come una doglia.

La bambina ha la bocca chiusa,

le parole si accendono nel male del suo sangue.

(Sa che gli errori si pagano con il silenzio,

con croci rosse sul quaderno.)

Io non faccio poesia.

Parlo di un’acqua dolce,

di una saliva dolorosa.

Parlo del tempo e del rimpianto

come si parla ai morti.

(Daniela Raimondi, da Ellissi, Raffaelli Editore 2005)

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