POESIA/ La perla di Lolek di Michele Brancale

Michele Brancale (1966) vive e lavora a Firenze. E’ autore delle raccolte poetiche La fontana d’acciaio (Firenze, Polistampa 2007), Salmi metropolitani (Spinea, Ed. del Leone 2009) e del racconto Soave e invecchiato (Firenze Polistampa 2007).

Questo piccolo e raffinato libretto di Michele Brancale, pubblicato nell’ottobre del 2011 dall’editore Giuliano Landolfi,  muove da una esigenza e da una necessità di fede semplice, moderna e al tempo stesso capace ancora di dire e comunicare al mondo. E’ la ricerca attraverso l’evocazione di Papa Karol Józef Wojtyła (detto Lolek) di una religiosità radicale ed autentica che nasca dall’interiorità e si manifesti attraverso il volto vero delle azioni e del dialogo.

Questo bisogno, che è individuale e al tempo stesso collettivo, porta il poeta Michele Brancale, originario di San Arcangelo in provincia di Potenza, a scegliere come figura di riferimento, nonché maestro e guida spirituale, colui che la gente chiamava il papa buono  Non so se potrei bene spiegarmi nella vostra… nostra lingua italiana. Se mi sbaglio, mi corigerete. “.

E di Giovanni Paolo II, Michele Brancale traccia le tappe fondamentali della sua esistenza terrena “L’umiltà di sbagliare per essere/poi corretti. Così hai cominciato”. Ne esalta quindi l’umiltà, il senso del quotidiano, il carattere rivoluzionario dell’eucarestia, il rinnovamento  “politico” delle parole cristiane, il messaggio di pace, la valorizzazione della famiglia, la solidarietà, il perdono e, non da ultimo, la capacità di dare del “tu” al mondo e di saper stare tra la gente, cosa che fece nei suoi innumerevoli viaggi. Ed è la vicinanza al mondo e alla gente che emerge in tutta la raccolta “una volta ho potuto incontrarti anch’io, con gli altri, in Piazza San Marco”.

C’è da un lato il ringraziare, dall’altro l’auspicio tra le righe di un rafforzamento proprio di quei valori cristiani che “il nomade bianco” incarnò nell’vangelizzazione del mondo in quasi trent’anni di pontificato. Il culmine della bellezza poetica della raccolta si raggiunge nella lirica finale n.19 del libretto, che riporto integralmente, perché in essa è racchiusa tutta  l’umanità e l’ampiezza carismatica di Lolek.

19.

E Lolek trovò nel campo una perla
che tutto illuminava dal di dentro
come se a toccarla si accendessero
Le luci delle cose d’ogni giorno,
l’anima delle persone incontrate.

L’afferrò e si mise a camminare.

Percorsa la strada si fermò un poco
e si voltò abbracciando la distanza:
sulla strada c’erano le sue impronte

(Michele Brancale, p. 31)

Maria Pina Ciancio

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