Cisco di Rosario Castronuovo

Racconto selezionato tra i finalisti al concorso Gina Labriola

Con l’auto seguirono a puntino le indicazioni e fino a quel momento non avevano sbagliato niente.   – Al bivio sotto Chiaromonte prendere per Senise – gli avevano indicato. Fermano l’auto proprio in un prato, sotto la pianta di un melograno che mostra i suoi fiori scarlatti, di un rosso brillante che nessun altro fiore può vantare. Eppure lui non ci voleva venire tra questi meridionali, neri come gli arabi. Modenese verace, da giovane, al bar ne parlava con disprezzo, con gli amici. – Vi sembra giusto che vengono a rubarci il lavoro e a insidiare le nostre donne? – Capita sempre così, quello che disprezzi compri. Aveva sposato una ragazza meridionale con una pelle liscia del colore che soltanto il sole asciutto e caldo del sud riesce a dare, e gli occhi neri e profondi come la notte. Si giustificava dicendo che era troppo bella, intelligente e dolce per non sposarla.

Salgono la ripida scarpata e arrivano in un campo pianeggiante, alla fine, in fondo c’è una casa bianca. Davanti alla porta d’ingresso siede un anziano. E’ immobile. Tra l’indice e il pollice, tiene il capo di un filo che finisce a cappio a circa due metri da lui, sull’orlo di un piatto pieno di latte posto sul selciato. A poca distanza, nel fosso, i fili dell’erba si muovono come un’onda, segno che un animale si dirige nella sua direzione. Dopo qualche minuto esce allo scoperto, pigro e indolente, un grosso cervone lungo circa due metri si avvicina alla ciotola per bere il latte. Quando sporge con la testa sul piatto, Cisco tira di scatto il filo, mentre si alza dalla sedia e solleva le braccia. Legato dalla testa, il serpente quasi non si ribella, accetta la situazione. Per stancarlo lo appende al ramo del pero dietro casa. La coda tocca a terra penzoloni.

Geminiano si avvicina e gli chiede – Siete voi Cisco del lupo, quello della fattura per far passare l’ernia ai bambini? – – Così dicono, fatelo voi se siete capaci – risponde Cisco con atteggiamento di sfida, austero, tranquillamente seduto al sole come un re potente. Indossa un vestito di velluto nero. La giacca in alcuni punti ha un riflesso verde, la camicia bianca brilla come una vela al sole, e la fila di bottoni rossi si chiude sul collo con l’ultimo che lo stringe quasi a soffocarlo. Ha in testa un cappello. Uno di quei cappelli classici che abitualmente portano le persone di una certa età e con cui si sono costruiti un personaggio. Sopra c’è una striscia nera, la visiera prova a nascondere due fessure orizzontali, taglienti. Sono i suoi occhi, lo sguardo fende l‘aria e ti scopre l’anima. Ogni tanto da quel buio profondo sbirluce una scintilla di fuoco vivo, segna un uomo capace di sentimenti estremi: odio puro e assoluto o grande amore e fedeltà. Senza mezze misure o tentennamenti. Il volto è una carta geografica con insenature profonde che dimostrano un vissuto intenso. Fitte, iniziano il loro percorso ai lati degli occhi e della bocca, per poi perdersi sul collo e sulla fronte. Geminiano non si fida, deve creare un rapporto confidenziale e chiede cosa ne vuole fare del cervone. – E’ un serpente miracoloso, porta fortuna. – risponde – Fino a poco tempo fa, le case erano costruite con pietre, terra e tavole, di notte scivolava nel letto delle mamme che allattavano. Beveva il latte dal seno e infilava la punta della coda nella bocca del neonato. I bambini recuperavano solo in parte la loro porzione durante il giorno, e crescevano poco. Il serpente, presto scoperto, era scacciato. Mai ucciso perché portatore d’abbondanza. Gli incido il dorso e prendo un poco di grasso. Il necessario perché domani mattina verrà a trovarmi una persona, glie lo spalmerò sulle spalle. Nessuno riesce a guarirgli i dolori. I reumatismi lentamente lo stanno incurvando e i medici lo hanno congedato. Affermano che è la vecchiaia a farlo stare male e non riescono a farci niente perché è tardi. Se non gli do una mano, sarà costretto a camminare guardando a terra per il resto della sua vita -. Geminiano e Concetta entrano in casa, preferiscono stare all’ombra per non esporre il bambino ai raggi del sole. Un tizzone nel camino tiene vivo il fuoco, una pignatta piena di fagioli borbotta. Cisco chiede ai due se vogliono un boccone da mangiare. C’è anche un po’ di latte di capra da dare al bambino. – Queste cose si fanno “u cap’atiemp”, (all’inizio del tempo) a primavera – dice -. Dopo qualche minuto ordina alla figlia di offrire da bere e attendere il suo ritorno. Esce da casa con incedere maestoso e lento. S’incammina su un sentiero che fiancheggia la collina e si disperde in tanti viottoli formati dal calpestio delle capre in cerca di germogli. Dallo strapiombo che guarda verso il Serrapotamo, si notano nella ghiaia del torrente, le pietre bianche, come teschi consumati dal sole, dalla pioggia e dal vento. Nel suo letto, l’acqua limpida, allegra e lucente, ha sagomato una piscina naturale di forma ovale. Alcuni ragazzi giocano a pescare le sardine, con una corda e un vecchio cesto. Dopo un poco, stanchi sospendono, si calano nella piscina. Il sole è alto, l’acqua ormai è calda. Più a valle un gruppo di donne lava la lana, l’asino con cui l’hanno portata, riposa. Gli hanno tolto il basto, cerca ciuffi d’erba sulla riva. Sulla destra c’è una salita, dopo il bosco, la vigna si perde oltre uno spuntone. Dritto in piedi e nero velluto, con il cappello in testa che toglie solo di notte, Cisco del lupo grida forte, chiama ripetutamente Francesca la picarella. All’altro lato, sull’argine di fronte, rialzata sul fianco, c’è una casa quasi completamente coperta dagli alberi. Si vede solo un pezzo di muro grigio. Dal comignolo bianco esce, allegro, un filo di fumo. Appena tocca l’aria, scompare. Più in là, intorno e dietro la casa, ci sono solo piante di ulivo. Cisco scruta bene alla ricerca di qualcuno che si muove, non vedendo nessuno continua a gridare – “Francèee, Francèee” -. Trascorso qualche minuto in assoluto silenzio, si sente un grido prolungato, sembra un ululato. Seguono altri richiami, fino a quando appare una donna. Dopo averle gridato di venire, Cisco siede su una pietra e aspetta Quando ritorna a casa, con lui c’è una donna anziana, dal suo viso traspaiono bontà e pazienza, la segue un bambino di circa dieci anni e due cani che non la lasciano mai sola. E’ di corporatura abbondante, il seno prosperoso ricorda una dea dell’abbondanza, una matrona arrivata dall’antichità, per soddisfare un bisogno urgente di latte. Attira l’attenzione di chi la guarda, una peluria evidente e sottile sulla faccia, a tratti bianca. Tiene raccolti i capelli con un fazzoletto bianco annodato sulla nuca. Geminiano e Concetta sono stanchi e pentiti di aver cercato quel “magaro”. Non era quella l’atmosfera immaginata.

Senza parlare, quasi si stesse comportando in un modo noto a tutti, Cisco esce seguito dagli altri, in fila indiana. S’incamminano lungo un sentiero che porta al torrente. Geminiano racconta a Cisco di aver portato il suo bambino da uno specialista per farglielo visitare, perché piangeva sempre. Gli aveva dato delle pomate da mettere sul suo pancino – Se non guarisce con queste, dovremo operarlo – aveva detto. – Io e mia moglie non vogliamo, è troppo piccolo. Un amico ci ha parlato di voi. Sostiene che avete guarito altri bambini. Per questo siamo venuti. – . – Con l’aiuto del Signore, vedrò cosa riesco a fare – risponde Cisco. Prima di arrivare al torrente, salgono una scaletta costruita con pietre e terra che li conduce in un campo. La piscina e un semenzaio indicano che si tratta di un orto. Cisco, in quel posto, a primavera e in estate, trascorre molto tempo, si alza all’alba, gusta, accompagna e partecipa al risveglio della terra. Siede su una grossa pietra, immobile di fronte al fiume. Da quella posizione osserva tutto ciò che gli succede intorno. Per lui è un gioco guardare gli animali e gli uccelli che gli passano accanto.

Al centro del campo troneggia una pianta di fico, nel pieno della sua forza vitale, ha intorno numerosi fittoni fratelli. Dal torrente sottostante giunge un piacevole venticello da godere. Nei giorni precedenti Cisco era sceso all’orto, con calma aveva scelto un fittone in piena forza, giovane ma non troppo, capace di sopportare un innesto impegnativo ed eliminato quelli piccoli che gli erano cresciuti vicino. Tranne uno della stessa grandezza che teneva di scorta, da utilizzare nel caso gli fosse sfuggita la mano e praticato un taglio sbilenco. Aveva anche falciato l’erba intorno. Con fare maestoso tirò fuori dalla tasca un coltello con la punta piatta, da potatore, ben affilato. Piegò e bloccò, il fittone tra le ginocchia, lo spaccò verticalmente, in due parti uguali, da mezzo metro da terra fino ai primi rami laterali. Passava e ripassava il coltello con incredibile precisione, la pianta si spaccava e piangeva copioso latte bianco. Il fico soprattutto quando è in vegetazione è una pianta tenera, se poi si tratta di un fittone, lo è ancora di più, per praticare uno spacco verticale ci vuole molta abilità. La pianta era pronta per il rito. Cisco era di statura bassa, faticava a tenere aperto lo spacco. Geminiano e Concetta, con il bambino in braccio, si erano messi di fronte al fittone spaccato. Nello spazio delineato dal taglio, guardano le pietre bianche del torrente in basso che brillano al sole e il rigagnolo d’acqua che scende, gorgogliando allegramente. Cisco del lupo chiede a Geminiano di mettersi sulla sinistra, al lato del fittone e spingere dalla parte alta verso il basso. Invita la madre a spogliare il bambino e consegnarglielo, lo prende sul palmo delle mani e solleva le braccia. La invita a mettersi alla destra del marito. Insieme devono spingere verso il basso in modo che lo spacco rimanga aperto durante la cerimonia e il fittone prenda la forma di un’enorme vulva. Cisco spiegò che quella fattura sarebbe stata valida, solo se praticata da un uomo e una donna. L’uomo doveva aver battezzato un membro della famiglia della donna che a sua volta doveva aver ricambiato il comparatico. Cisco tocca il liquido bianco che esce dalla ferita del fittone e con la testa acconsente. Si avvicina allo spacco, il bimbo gioca e ride divertito, farfuglia. Francesca la picarella, la sua comare, ubbidendo a un’intesa consolidata, si mette di fronte. I genitori, come ipnotizzati, guardano la scena. In quella grande apertura, il bambino deve entrare malato, per rinascere guarito. Un enorme passaggio per ritornare nel tempo. Francesca incrocia lo sguardo di Cisco, che chiede ai presenti di farsi il segno della croce e dire insieme tre Ave Maria e un padre nostro. Il bambino ancora gioca. Questo trambusto sembra divertirlo. Cisco lo porge a Francesca attraverso lo spacco con i piedi in avanti ed esclama, con voce ferma e forte – Io lo do rotto a te -. Francesca lo prende in mano, lo fa ripassare nell’apertura riconsegnandolo con la testa in avanti mentre Cisco dice – Tu lo dai sano a me -. Il bambino è stanco, smette di ridere, è in una posizione scomoda e tutto questo sbattimento lo infastidisce. Piange forte, ricorda un vagito. Lo fanno passare tre volte, con lentezza, serietà e impegno cercando di non sbagliare, ogni volta recitano tre Ave Maria e un Padre Nostro, poi lo consegnano alla madre che lo riveste e lo avvicina al petto per calmarlo. Cisco, riavvicina le due metà del fittone e lo lascia nelle mani di Francesca che lo tiene stretto, va ai bordi del pozzo e strappa lunghi fili d’erba con cui lo fascia, dopo aver fatto combaciare le due metà della corteccia, lo lega stretto con alcuni rami di salice e lo assicura a un bastone ben piantato per terra.

Francesca è una donna semplice, in tutto questo tempo, intimidita dalla presenza di persone che non conosce, ha dispensato molti sorrisi e pronunciato suoni più che parole. Saluta in dialetto, e scende verso il torrente per ritornare a casa. Cisco e la famigliola ritornano sui loro passi, Geminiano gli chiede quanto deve pagare per il servigio che ha ricevuto, spiega che preferisce andare via, giacché sono vicini alla macchina, avrebbero risparmiato la strada per salire alla sua casa e poi ritornare. Cisco ha un sobbalzo e lo guarda di traverso con aria da offeso. – Io queste cose non le faccio per soldi – risponde. Geminiano insiste, sono stanchi, anche il bambino è insofferente e piange. Vogliono tornare a casa. Cerca in tutti i modi di fargli accettare i soldi, proponendoli come regalo. Cisco del lupo si arrabbia di nuovo. Spiega che è assolutamente necessario che lo accompagnino a casa, altrimenti buona parte della magia sarebbe stata inutile. – Non prendetevela con me se il rimedio non avrà effetto – minaccia. Mentre salgono lentamente e con cadenza costante, raccontano ancora all’altro ognuno di sé, si conoscono meglio, parlano e arrivano a casa senza stancarsi. Poco prima dell’arrivo gli va incontro un cagnolino nero, ha il muso, il petto, le zampe e la punta della coda, bianchi. Scodinzola e abbaia come un forsennato, da dietro casa compaiono, silenziosi, altri due cani di grossa taglia, pronti ad aggredire. A Cisco basta un grido per zittire il cane piccolo e mettere a cuccia gli altri due. – Hai visto come si sono calmati? Sanno che se non obbediscono mi arrabbio -. Entrano in casa, Cisco offre da bere acqua e vino, chiede se vogliono restare con loro a mangiare: avrebbe messo della pasta nei fagioli della pignatta che cuoce vicino al fuoco. Poiché non accettano, chiede ad Alessandro e sua moglie di sedergli di fronte con il neonato in braccio. Guarda la mamma negli occhi – Ascolta bene quello che ti dico. Se di notte il bimbo piange, non essere pigra, devi alzarti, prenderlo in braccio e cullarlo affinché senta il tuo corpo, la tua mente e l’affetto, il contatto gli ricordi l’acqua tiepida. Si tranquillizzerà e smetterà di piangere. Aiutalo dandogli qualche poppata. Assolutamente non deve piangere. Dovrai fare questo sempre, anche dopo che sarà guarito. Dove c’è il rigonfiamento dell’ernia, lo fascerai né tanto stretto e neanche tanto lento. Cullalo se piange, anche di giorno – . – Come facciamo a sapere quando sarà guarito? – chiese Geminiano. – Dobbiamo aspettare settembre, al secondo capo a tiempo (inizio del tempo). Se il fittone legherà, se come una gemma innestata attecchirà, ritornando come prima, io saprò che sarà guarito. Il bimbo vi darà segnali. Ve ne accorgerete perché di notte dormirà tranquillo e non avrà dolore, scomparirà il rigonfiamento, giocherà e non piangerà. – Cisco chiede ancora una volta se vogliono restare per il pranzo. – A casa di poveri non mancano tozzi di pane. Se non vi piace pasta e fagioli, troveremo altro da mettere a tavola, se volete, vi friggo velocemente un uovo con un peperoncino, ci accompagnate il pane e un buon bicchiere di vino. -. Di fronte al loro rifiuto, chiamò la figlia e le chiese di andare a prendere un pollo, gli legò le zampe e lo regalò a Geminiano.

Adesso scendono verso la macchina, rinfrancati, stanchi ma soddisfatti. Hanno provato. L’ultimo tentativo prima di accettare che operino il loro bambino. Incontrano un pastore. Pascola il gregge, aiutato, come ogni pastore che si rispetti, da due cani. Strano quell’uomo. Gli si legge in viso il grande desiderio di parlare, quasi si para davanti per farsi vedere, hanno un attimo di timore, presto si rasserenano. A ogni parola il volto del pastore si allarga in un sorriso, termina le frasi con un’espressione di meraviglia accentuata dal movimento delle sopracciglia che si alzano verso la fronte. Spalanca gli occhi e volge le pupille a guardare il cielo. Ha poche capre e tante pecore, con il latte in queste proporzioni compone una buona miscela per produrre un formaggio adeguatamente bilanciato. Parlano del più e del meno, si scambiano convenevoli. Preso che ha confidenza, il pastore inizia il racconto della sua vita, come fosse la storia più bella del mondo. Incomincia da quando è nato, indica chi sono i genitori e la famiglia di provenienza. E’ convinto che Geminiano e Concetta li conoscono. Fanno molta fatica a interromperlo e andare via. Alla fine il pastore li saluta. – Sono Andrea u sciarcolo, figlio di Peppe sciarcolo. Dite che mi avete incontrato e che sono una brava persona, non vi scordate di me – . Il tempo scorre, come l’acqua del torrente, copre e pareggia fossi, ne apre altri. Trascorre qualche mese. E’ autunno, il secondo capo a tiempo, Cisco del lupo scende all’orto e controlla il fittone. Le due metà hanno legato perfettamente. E’ contento per come vanno le cose e felice per il bambino. Ride con gli occhi, nell’intrigo del viso, le rughe che porta come un trofeo si alzano verso la fronte. Arrivano per posta, soldi di carta e lettere di ringraziamento. Geminiano non azzarda commenti quando si parla di popoli che non conosce bene.

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