Annàsula di Valerio Cascini

Annàsula ca s’ send’
u citto putend’ ra strettula rumasta senza ggend’,
u ‘ ndono ru pilaccio
ca mena e nu mena cum’a nu menzo paccio. Annàsula ca nghiana
pi ‘nda Lavinara¹
a ‘ddore i sucamele e d’ ficara, e nda cappella na mmisckatina
hi surore i pannodde² , cunocchia
b’niretta e affico ri vino.

*

Ascolta  lo senti il silenzio potente
del vicolo rimasto senza gente,
il tonfo nella fontana dell’acqua
che  viene e va  senza ragione
quasi impazzita.
Ascolta che sale dalla “Lavinara”
l’odore dei “succhiamiele” e del fico
e nella cappella quel misto
di sudore di “pannodde”, pino benedetto,
e aliti di vino.

_____________________________________

[1] Lavinara: rione tipico

[1] Pannodde: bastoni di legno (di faggio) che scorticati servono per guidare la “ndenna” ( lungo  faggio  che  dal bosco  viene  trainato  da  buoi  (ora  anche da  trattori)  per  essere accoppiato con la cima di un pino (cunocchia) e issato, dopo la benedizione, nella piazza del  paese  in  occasione della  festa del Santo  patrono. 


Valerio Cascini è nato Castelsaraceno, vive a Torino

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2 risposte a “Annàsula di Valerio Cascini

  1. da una nota che mi invia l’amico e poeta Valerio Cascini e che pubblico qui per i lettori di lucaniart: “l’ultima parte ha bisogno di una precisazione per comprenderne il significato che la traduzione sic et simpl…non permetterebbe ai più.
    > Il riferimento è al rito arboreo della “ndenna” simbolica congiunzione di un altissimo faggio con la cima di un pino. Il faggio viene tagliato e trainato in paese un tempo con coppie di buoi ( ora anche con l’aiuto di mezzi meccanici) . Le “pannodde” sono grossi bastoni chre servono a guidarla ,a facilitarne lo scivolamento e a farle più agevolemente superare le asperità del terreno. Il pino (la cima ) detta “cunocchia” ben “incappucciata” vale a dire legata da corde per evitare la rottura dei rami e’ portata in chiesa per la benedizione. Sia in occasione del taglio del faggio che in quello della “cunocchia” ( nelle due domeniche precedenti la festa di S. Antonio) non mancano le libagioni . Nella piccola chiesa di S. Antonio …..il sacro e il profano….. Del resto il rito ha probabili origini pagani, solo successivamente è stato ricondotto nell’alveo delle ritualità religiose che caratterizzano le festività patronali” (V.C.).

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