MI RICORDO. SI, IO MI RICORDO di Mauro Savino

[Mi ricordo. Sì, io mi ricordo – progetto CENTO]

foto

Vengo dal profondo sud. Quello greco, quello nero, quello azzurro. Quello in cui il tempo è delle campane, dei pomeriggi indolenti, delle feste di paese. Dei boschi, delle montagne, della pietra dura come il dolore e la rassegnazione. Noi siamo nati nella dimenticanza. Cresciuti nell’immemore. Si diceva una volta che anche tu venissi più o meno dal sud: dicevano che eri nata ad Alessandria d’Egitto. Poi quando hai potuto dire tutto perché eri tu, dicesti la verità. Tua madre ti ebbe senza essere sposata e fuggì. Tu sei nata e cresciuta a Roma. Tu sei Roma.
Ma Roma è l’Italia. E l’Italia è un carretto tirato dai buoi, anche quando sembra una macchina sportiva e rombante, magari americana.
E l’Italia, i patrimoni ce li ha, ma non sa gestirli. In questo siamo inarrivabili. La nostra cialtroneria, i nostri “poi vediamo”, il nostro pressappochismo, i nostri “canta che ti passa”, le nostre raccomandazioni, le nostre buffonate. E poi ci sono quegli italiani che tutto questo lo vivono dall’altra parte, quella scura, quella di chi non ce la fa e non ce la farà, di chi ride per non piangere, di chi “si arrangia”, di chi trova, anche in questo siamo inarrivabili, la forza “per tirare avanti”. Il più delle volte con l’aiuto di Dio o di chi gli è più vicino.
Tu hai fatto vedere quest’Italia. Potevi far vedere molto altro. Lo dicevi sempre: “Quanto ho lavorato!” ed era vero. Anni di teatro, di rivista, di avanspettacolo, di commedie di cui si sa poco e niente. Ma si sa quanto basta per dire che tanto altro avresti potuto essere. Tante altre storie, tante altre donne. Tanti altri mondi, anche di là dall’Italia.
E invece t’è successo che sei diventata un mito. E i miti sono pesanti, ingombranti. Specie quando hanno una faccia sola e non la si può cambiare, sennò sparisce il mito. A te del mito importava poco. Volevi solo fare il lavoro tuo. Con te hanno poi spesso sbagliato. Eri bella e ti truccavano per farti diventare brutta. Eri giovane e ti davano parti da vecchia. Potevi essere moglie e ti assegnavano il ruolo da “peccatrice”. Eri libera e t’imbrigliavano. Eri di sole e ti facevano diventare notte.
Eppure tu eri più forte di tutto questo. Perciò sei diventata un mito. E ne hai pagato le conseguenze. Ci sarebbero voluti altri miti per farti dare quel che avevi, quel che volevi dare.
Ma le miserie come le crudeltà e le solitudini della vita sono ignare, colpiscono a casaccio.
Non era facile starti accanto per un’itera serata, come dicevi. Persino tuo figlio non veniva a trovarti, a divertirsi con te. Eppure, di amore ne hai sempre avuto da vendere. Un amore terreo, sanguigno, forse estremo, ma autentico, in un mondo di sentimenti d’accatto.
Il dolore te lo sei portato dentro e un giorno è esploso davanti alla cinepresa.
Quell’eroico slancio verso la vita, inutile eppure così vero, che ci donasti quando gridasti “Francesco! Francesco! Francesco!” noi non possiamo dimenticarcelo, dal momento che la crudeltà, l’incomprensibile crudeltà umana, non si può dimenticare, poiché le trame sottili in cui si iscrive fanno parte del ciclo della vita e della morte.
E la vita e la morte sono nostre. Nostra sei pure tu.
Mi ricordo sai, mi ricordo di te.
In quei pomeriggi di cui ti dicevo, dopo pranzo, io che non sono mai stato un cacciatore di lucertole, correvo a chiamare mamma e gridavo: “Mamma, mamma! Vieni! C’è un film con la Magnani!”

Disegni e testo di Mauro Savino

 

Advertisements

Una risposta a “MI RICORDO. SI, IO MI RICORDO di Mauro Savino

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...