Rosa dei tempi di Michele Brancale

michele brancaleUna lettura dell’ultimo libro dello scrittore lucano Michele Brancale

Si respira un senso di ampio e di vasto nei versi di Michele Brancale. Di rara elevazione. Rosa dei tempi è l’ultimo suo libro, edito da Passigli nel corso di quest’anno, con prefazione di Gianni d’Elia.

Volume corposo, denso e complesso, diviso in sezioni e un saluto dell’autore a chiusura delle 140 pagine. Complesso per struttura e per varietà di argomenti.

Le tematiche spaziano dalla città, alle stagioni, dalla fede, al sociale, dalla memoria, all’amore. Le quattro stagioni (primavera, estate, autunno, inverno) intervallano l’opera esaltando la sua anima contemplativa, basata essenzialmente su richiami visivi e sensoriali. Si ha come la sensazione che Brancale cerchi nel cuore della città la mutevolezza delle stagioni, quasi un’assonanza con la campagna della sua terra natia: la Basilicata. Risveglio e gelo e poi ancora risveglio. Come le età della vita, o la vita “l’Eterno vince il tempo senza / cancellarlo”. La primavera, sezione di apertura, credo sia tra le quattro, la prova più riuscita, quella più immediata e spontanea e anche più ispirata.

E poi, ora di sottofondo, ora centrale, il tema della città, che l’autore attraversa, osserva, ascolta in tutte le direzioni, cogliendone bellezze e brutture. In questi testi la contemplazione lascia il posto a un verso più narrativo e a tratti colloquiale. La sua è una città popolata e viva. Ci sono amici, affetti, operai, vecchi, bambini, donne, indigenti e soprattutto tanti emigrati. Il suo sguardo, come nelle raccolte precedenti (pensiamo ad esempio ai Salmi metropolitani, Ed. del Leone 2009) rivolge un’attenzione particolare al popolo dei fuggiaschi e dei senza terra che approdano ogni giorno sulle nostre coste, lasciandosi alle spalle solo il grigiomarmo del mare.

C’è ancora la denuncia storica e sociale dei mali del nostro tempo, dalla politica all’individualismo che esclude. Ma “Rosa dei tempi” è un libro fatto non solo di concretezza, ma anche di paure e sogni “… Sogno/ una casa/ dove/ non ci sta/ più la morte/ né un motivo/ per rimpiangere qualcosa,/ qualcuno/ e guardare/ indietro.// Sapendo/ che tu esisti/ e per sempre…”

Lungo tutte le pagine della raccolta lo sguardo speranzoso, ottimistico e fiducioso di Brancale è sostenuto da una solida memoria storica e dalla grazia evengelica della fede. Non una fede accademica, bensì umile e semplice che è dentro le cose e dentro la vita di ogni giorno. Che guida e che sorregge “il Calvario a fiorire per salvare”. Il messaggio è dunque forte, è di speranza, di rinascita e di Resurrezione.

E ritorno in chiusura alla “rosa” del titolo e alla sua metafora. La speranza della vita è come della rosa, che sa fiorire e sfiorire nel tempo (Rosa dei tempi), perche alle spine (richiamando la passione della croce) segue sempre la bellezza “Spina pungi, prima di farti rosa”.

Maria Pina Ciancio

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