“Ludopatia: la debolezza della volontà” di Andrea Costantino

di Teresa Armenti

Nel giro di pochi mesi sono terminate le copie della prima tiratura del libro stampato in proprio “Ludopatia – la debolezza della volontà”. La casa editrice KIMERIK ne sta curando la ristampa, riveduta e corretta, che uscirà a breve con una nuova veste tipografica.
L’autore è il dottore Andrea Costantino di Castelsaraceno, funzionario statale, che ha operato sempre nel campo politico, sociale ed amministrativo. Ha organizzato eventi, escursioni con il CAI, ha fatto battaglie, fin dagli anni Novanta, per la salvaguardia dell’ambiente per quanto riguarda l’estrazione petrolifera in Val d’Agri. L’unico suo problema: il gioco che, con il passare del tempo, è diventato patologico e ne ha compromesso la sua vita. Non a caso il presidente della CEI, cardinale Bagnasco, definisce il gioco d’azzardo «una piovra che allunga i suoi mortali tentacoli promettendo molto e sradicando moltissimo, non di rado tutto».
Tutto questo viene descritto in modo coinvolgente da Andrea Costantino nel testo “Ludopatia”, che si legge d’un fiato. La copertina con il sottotitolo “La debolezza della volontà” incuriosisce e spinge alla lettura. Le pagine si aprono come un ventaglio, con una tensione continua e con una levità di tocco e di ritmo musicale. Devo precisare che qualsiasi libro, una volta che è stato stampato, esce fuori dall’autore e si dirige verso il lettore, che lo interpreta a modo suo. C’è chi lo legge ad occhio nudo, chi con la lente di ingrandimento, chi con il microscopio, chi addirittura con lo stetoscopio, per ascoltarne le palpitazioni. Marcel Proust, nel “Il tempo ritrovato” dice «Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso». Il testo “Ludopatia” presenta diverse chiavi di lettura: psicologica, catartica, pedagogica, sociale, giuridica, ludica, terapeutica. Lo potrei definire un viaggio interiore nel caos infernale per risalire poi la china e vedere la luce.
Sul gioco d’azzardo non ci sono molte pubblicazioni. Se andiamo indietro nel tempo, nel 1800, Dostoevskij – anche lui, in un determinato periodo della sua vita, fu uno sfrenato, morboso giocatore d’azzardo – scrisse “Il Giocatore”. Andiamo ai nostri tempi. Nel 2000, a Forte dei Marmi, ci fu il Primo Congresso Nazionale sul gioco e l’azzardo. Nadia Zoffa, una giornalista bresciana, uno dei volti più popolari della trasmissione televisiva “Le Iene”, ha scritto “Quando il gioco si fa duro”, pubblicato da Rizzoli il 2 aprile 2014, quasi in contemporanea con l’uscita di Ludopatia. É un libro inchiesta sul fenomeno del gioco d’azzardo, per cercare di capire cosa pensano i giocatori, quanto giocano e quanto fanno guadagnare ai gestori e allo Stato, che viene definito, per tanti motivi, Stato biscazziere.
Il libro di Costantino, invece, è una testimonianza diretta, vissuta sulla propria pelle; c’è la compulsione, il viaggiare tra le nuvole senza toccare terra, lo sprofondare e il riemergere. Riemergere grazie al sostegno continuo della moglie Rosangela e del figlio Antonio.
Il libro è arricchito da vari riferimenti a scrittori, drammaturghi, musicisti classici e contemporanei, che denotano lo spessore culturale dell’autore. Si apre con un passo di Alain Daniélou, storico delle religioni, studioso della storia della musica e dello Ṧvaismo, si rifà alla condizione dell’attesa, citando la famosa opera teatrale di Samuel Beckett e la canzone di Claudio Lolli, subisce l’incanto dalle Sirene, si intrattiene con le canzoni-poesie di Fabrizio De André e si chiude con la frase celebre di S. Agostino “Ama e fa’ ciò che vuoi”, che è il più severo vaglio a cui sottomettere tutti i nostri comportamenti.
Le citazioni sono ben calibrate, sono messe al posto giusto e sono in armonia con il rivelarsi dello scrittore quando schizza di rabbia per le mancate vincite, quando parla di suo nonno, suo padre, sua madre, quando descrive i paesaggi: pennellate di colore, che catturano l’anima e gli permettono di dialogare con il suo dolore.
Il racconto accattivante, preciso, dettagliato, delle sue giocate, che lo portano ad annullarsi, riporta le esperienze vissute nelle comunità terapeutiche in Romagna e in Toscana, l’emanazione della sentenza, la dura espiazione nel carcere di Sala Consilina, il trasferimento ad Eboli, dove si sente diversamente libero e partecipa alla rappresentazione teatrale su Carlo Pisacane; il soggiorno nella comunità terapeutica di Tortora, in Calabria. Nell’ultimo capitolo c’è la descrizione dell’AKRASIA, la debolezza della volontà.
In Appendice viene riportata la descrizione della Consulenza di parte, con le considerazioni psicopatologiche e psichiatrico forensi e medico legali.
Questo libro è subito piaciuto a tutti: dal professionista all’uomo di strada, perché ognuno si è ritrovato in qualche episodio, ritenendosi dipendente di qualcosa.
“Ludopatia” ha ottenuto vari riconoscimenti ed apprezzamenti ad ampio raggio, non solo nel campo letterario. È stato recensito dal saggista e noto critico letterario Vincenzo D’Alessio di Solofra (Av), dalla giovanissima e promettente Giusi Giovinazzo di Castelsaraceno, iscritta al secondo anno del corso di laurea magistrale in filosofia, dal giornalista Mimmo Mastrangelo di Moliterno. Diego De Carlo ha scritto un interessante articolo sulla “Città di Salerno”; Basilicata Radiodue ha intervistato lo scrittore ; anche un trailer è stato girato dal regista Sebastiano Messina, con il quale ha partecipato alla rassegna Cinema damare. É stato presentato in varie parti: a San Chirico Raparo, Castronuovo S. Andrea, Castelsaraceno, Aliano, Aieta, Eboli, Salerno.
È importante che il volumetto venga ulteriormente divulgato, perché può essere utile per i giovani, essendo il gioco d’azzardo un grave problema che sta investendo molti minorenni ed anche padri di famiglia, che magari iniziano con le scommesse sportive o con il poker on-line per diventarne gradualmente dipendenti. Si stanno, inoltre, avviando, insieme all’associazione Orthos, iniziative nelle scuole e nei comuni, per aprire centri di ascolto per dipendenze comportamentali, in modo da favorire cambiamenti di stili di vita e, al termine del percorso, poter affermare insieme all’autore: «È morto quel giocatore che, per alimentare la sua passione, doveva mentire in continuazione ed indossare maschere su maschere. Ora guardo negli occhi mia moglie che, con la sua eroica pazienza, mi ha dato forza e sostegno, riesco ad ascoltare mio figlio, che mi confida le sue ansie adolescenziali. La mia mente è in sintonia con il cuore. Ed il mio inferno è diventato un momento di elevazione, di crescita, di autentica forza. Scopro la semplicità e la forza dell’invocazione del nome “Signore, Gesù Cristo”». E Gesù dia sempre la forza ed il coraggio ad Andrea di proseguire nel suo cammino di fede ritrovata, continuando a darne testimonianza con altre presentazioni del suo libro nel resto d’Italia, tessendo un fittissimo reticolo di rapporti umani, basati sul sostegno reciproco.
Teresa Armenti

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