Il Natale nella Letteratura sarda

«Nei miei ricordi non c’è posto per un Natale senza neve. Il Bambino nasceva ogni anno, in quella chiesa pisana, intiepidita dal calore della folla, tra una sparatoria, un abbaiare e uno scampanio frenetico. Nevicava. Le donne, inginocchiate sul pavimento nudo, cantavano …. Tutto ormai era a posto. La stella d’Oriente, che aveva viaggiato per gioco di fili dal portone al tabernacolo, dove c’era il presepe nascosto da una tendina, adesso era a perpendicolo sulla testa del celebrante. La tendina rimossa, il Bambino sgambettava nudo, e Maria era china sulla culla di paglia.

La felicità poco durava. Di punto in bianco le donne intonavano, in nome suo, un’altra ninna nanna: il cuore materno, a tanto breve distanza dal primo vagito del Bambino, già presagiva tra i ceri accesi e il profumo degli incensi, l’ombra della Croce sul nudo Calvario».

dal racconto “Il Natale in Sardegna” di Salvatore Cambosu (Orotelli, 5 gennaio 1895 – Nuoro, 21 novembre 1962)

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