CHIARI DI LUNA E ACROBATICI ARLECCHINI. Le “feste” di Verlaine

di Pierino Gallo

Paul Verlaine in una foto di dornac

Aprire le Fêtes galantes (Feste galanti) di Verlaine e sfogliarne le poche pagine che le compongono implica nel lettore la presenza di tutta una serie di prerogative critiche. E questo, per il sorprendente ventaglio di interdisciplinarità che la raccolta del ’69 comporta: continui rimandi legano poesia, musica, arti figurative e tradizione letteraria. Se più comprensibile si mostra il legame della forma poetica con le modalità musicali del parnassiano – sia nella palese organizzazione del metro (versi dispari, sintassi ritmica della frase) sia nell’evocazione di suoni della vita campestre – il nodo che l’immaginario poetico verlainiano stabilisce con la pittura può, tuttavia, apparire meno scontato.
È significativo, in tal senso, già il titolo della raccolta, chiaro riferimento al genere pittorico delle “feste galanti”, sviluppato da Watteau agli esordi del Settecento e, successivamente, teorizzato dai fratelli Goncourt nel celebre volume L’Art du XVIIIe siècle (L’Arte del XVIII secolo – 1859).
L’ascendenza figurativa si fa subito canto con il primo componimento: Clair de lune (Chiaro di luna), non a caso musicato da Gabriel Fauré e Claude Debussy. I campi semantici assurgono a spie degli intenti dell’autore: malinconici notturni, descrizioni di paesaggi interiori ed esteriori, scene campestri, l’incombere di maschere, memori della Commedia dell’Arte, tessono la fitta rete testuale del poète maudit.
Nella prima strofa, un liuto accompagna i passi di danza di strane figure travestite. Gli elementi musicali impliciti nello strumento antico e nel ballo servono al poeta, oltre alla ben nota ripresa del motivo decorativo settecentesco, a rievocare stati d’animo di vago ed indefinito languore. Le inquietanti maschere che abitano il paesaggio “n’ont pas l’air de croire à leur bonheur” (“Non sembrano credere alla felicità”, v. 7). La finta felicità e la nostalgia di un passato destinato a non ritornare mai più colorano il viso degli abitanti di un paesaggio alla Watteau. Tanto che Clair de lune è nel contempo tableau poetico, capolavoro d’ekphrasis e partizione musicale. I tre ambiti si intrecciano persino in un elemento apparentemente poco rilevante, l’intonazione del canto: “Tout en chantant sur le mode mineur” (“Pur cantando in tono minore”, v. 5), al contempo modulazione vocale che evoca tristezza e indizio testuale all’altrettanto mesto chiarore lunare: “Et leur chanson se mêle au clair de lune, // Au calme clair de lune triste et beau” (“E il loro canto si mesce al chiar di luna, // Al calmo chiar di luna triste e bello”, vv. 8-9).
Le inconfondibili “corrispondenze” di sensi, marcando distintamente il dettato poetico di Verlaine (non senza qualche eco del contatto con la poesia del genio luciferino Arthur Rimbaud), modulano con la stessa intensità anche il secondo tassello delle Fêtes galantes, Pantomime (Pantomima).
Qui, con un’identità immediatamente riconoscibile, le maschere della Commedia dell’Arte danno fiato a suoni e tinte. La pittura, che in questo caso pure c’è, si fa pittura di caratteri, e scandisce le voci dei personaggi al ritmo della personificazione. La tristezza di Pierrot (tradizionalmente legato al chiaro di luna del primo componimento), e la furfanteria di Arlecchino, sempre pronto a piroettare sui suoi misfatti, popolano la scena. Così che, se il sentimento nostalgico e irrequieto del poeta può trovar vita nel volto del primo, l’allegria del tempo perduto prende le mosse acrobatiche del secondo; se la musica si pone sullo sfondo di entrambe le maschere nell’implicito ricordo del tradizionale mandolino, la danza e l’arte pittorica convergono magistralmente nei movimenti del birbante Arlecchino e la memorabile sostanza multicolore del suo vestito.
E non a caso, nemmeno questa volta, la rêverie chiude il cerchio degli attori usando un personaggio femminile: Colombina.
Verlaine parnassiano tout court? Neanche per sogno. Semmai Arcangelo caduto tra malinconiche riflessioni alla Milton e romantici accostamenti alla Baudelaire!

NOTA
Le citazioni tratte dalle Fêtes galantes seguono qui  l’edizione J. Borel delle Œuvres poétiques complètes, «Bibliothèque de la Pléiade», Gallimard, Paris, 1962


CLAIR DE LUNE

Votre âme est un paysage choisi
Que vont charmant masques et bergamasques
Jouant du luth et dansant et quasi
Tristes sous leurs déguisements fantasques.

Tout en chantant sur le mode mineur
L’amour vainqueur et la vie opportune,
Ils n’ont pas l’air de croire à leur bonheur
Et leur chanson se mêle au clair de lune,

Au calme clair de lune triste et beau,
Qui fait rêver les oiseaux dans les arbres
Et sangloter d’extase les jets d’eau,
Les grands jets d’eau sveltes parmi les marbres.

CHIARO DI LUNA

La vostra anima è un quadro delizioso
Che ammaliano maschere e bergamasche
Suonando il liuto e danzando, tristi
O quasi nei travestimenti strambi.

Pur cantando in tono minore
L’amor che vince e la vita migliore,
Non sembrano credere alla felicità
E il loro canto si mesce al chiar di luna,

Al calmo chiar di luna triste e bello,
Che negli alberi sognar fa ogni uccello
E singhiozzare d’estasi zampilli,
Quelli alti e svelti sgorganti in mezzo ai marmi.

***

PANTOMIME

Pierrot, qui n’a rien d’un Clitandre,
Vide un flacon sans plus attendre,
Et, pratique, entame un pâté.

Cassandre, au fond de l’avenue,
Verse une larme méconnue
Sur son neveu déshérité.

Ce faquin d’Arlequin combine
L’enlèvement de Colombine
Et pirouette quatre fois.

Colombine rêve, surprise
De sentir un cœur dans la brise
Et d’entendre en son cœur des voix.

PANTOMINA

Pierrot che non ha niente d’un Clitandro
Si vuota un fiasco senza più aspettare
E, pratico, prende a morsi un bel pasticcio.

Cassandro, in fondo al viale,
Versa una lacrima misconosciuta
Per il nipote diseredato.

Quel ribaldo di Arlecchino combina
Il rapimento di Colombina
E si fa quattro piroette.

Colombina sogna, sorpresa
Di sentire un cuor nella brezza
E di udir delle voci nel cuore.

( traduzione di Pierino Gallo)

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