Esce “Riflessioni sull’esistere” di Francesco Federico

federico federici«Ritrovo gli appunti dei mie pensieri incompleti, dal titolo provvisorio: “Riflessioni sull’esistenza”, nella stagione in cui tutto mi sembra confuso, e li trovo per caso, rovistando ansiosamente in un cassetto della mia disordinata scrivania. E dopo averli letti e riletti, mi sembrano davvero pochissimi vagiti rispetto al grande mistero che è la vita. Ma oggi comprendo che le nostre ali si costituiscono di parole e pensieri positivi, soltanto in uso frutto, non per il nostro egocentrismo. Umilmente, ci provo anch’io a scrivere le mie pochissime riflessioni.
Frammenti di pensieri rivisitati, scavando dentro l’anima: sostanza del nostro essere, impregnata di esistenza: ovvero di bellezza e di violenza allo stesso tempo. Ma adesso, non discendo nel quotidiano, continuo a interrogarmi, a cercare la luce che proviene dal cielo, dove non pensavo di cercare le ragioni del nostro Esserci […]».
(Francesco Federico da “Gli appunti ritrovati”, Bagheria, 21 luglio 2014)

***

Frammenti di pensieri tratti da Riflessioni sull’esistere di Francesco Federico:

“Tutti i pensieri intelligenti
sono stati pensati,
occorre tentare di ripensarli.”
Johann Wolfang Goete

1.
Se l’uomo e il non-io pulsano di vita, vuol dire che tutto ciò che esiste non è espressione del nulla. Dal nulla non si genera la vita che è in noi, e neppure fioriscono i nostri pensieri ripensati. E se anche la forma corporea diverrà cenere, la nostra energia ritornerà alla circolarità della vita: alla Terra-Madre e al grande cielo.
13.
Di droga si muore quando si è già morti.
15.
Due cose dobbiamo inseguire: la conoscenza non intellettualistica e il bene, e non l’utile o il piacere del possesso degli oggetti consumistici e delle persone umane.
17.
Non diteci di uccidere l’uomo, lo avete già inchiodato sulla croce. Già denudato dei suoi diritti universali.
26.
Tutti i regimi dittatoriali non hanno futuro, perché offendono il sentimento della Natura e la creatività umana.
30.
Caro Dante Alighieri, mi disgustano i poeti adulatori al servizio dei politicanti, simili ai tuoi “lupi famelici”.
34.
(…) Oggi troppi nani onnipotenti non amano la pace e il progresso civile
51.
La scrittura è un mistero, così come la nostra presenza.
61.
La filosofia potrà liberarci dal dolore della nostra pochezza, e la chimica farmaceutica potrà ridurre gli effetti patologici della nostra solitudine.
69.
Amo le nuvole, perché libere viaggiano nel cielo senza gravità alcuna.
74.
La ricchezza dei potenti non solo offende i poveri, ma li perseguita.
82.
Soltanto i poveri, parlano con Dio e lo ringraziano. Gli onnipotenti si guardano allo specchio.
87.
Quando facciamo il bene, spesso è il nostro “io ipertrofico” che si compiace.
91.
Il cielo d’Aspra (Bagheria) profuma di liquide molecole di iodio, di succosi aspri limoni rigeneranti e di fertile terra argillosa. In questo trasognato scenario solare, ritrovandomi in piedi appoggiato alla ringhiera di ferro ossidato, in prossimità del mare, aprivo le pagine del breve manoscritto perché si impregnassero degli “elementi primi” che hanno generato il Tutto illimitato. E succedeva che il lieve vento di scirocco faceva danzare le pagine, già umide di sale marino e sembrava che anch’esse respirassero e si nutrissero del grande ignoto che è la vita.
E similmente, all’orizzonte circolare, anche le barche danzavano sfiorando gli azzurri schiumosi, costituendo un cerchio coinvolto dalla girandola di luce. Il cromatismo di Aspra mi invitava a ripensare ai filosofi greci del mondo antico (da Talete a Eraclito, da Socrate a Platone, da Aristotele ai tantissimi fratelli maggiori) che ci aiutano a formulare altri pensieri, da donare a quanti amano rivolgersi all’indagine dialogica, per proseguire la scalata del grande monte sacro.
Al “Bar Lorenzini” che frequentavo da anni, mi sedevo su un comodo sgabello rialzato, posto a ridosso del marciapiede inesistente, ma rivolto verso la prospettiva a semicerchio del mare crespato. L’ampiezza del cielo mi suggeriva un pensiero che si impossessava della mia anima sostanza del mio essere. E pensavo al mio nuovo approdo, ovvero alla nuova stagione che stavo vivendo, dopo la fuga dalla civiltà caotica, e riflettevo sulla nostra pochezza dinanzi alla grandezza dell’universo indescrivibile.
Un altro pensiero affollava la mia mente: le barche e i pescatori mi insegnavano che oltre le visioni della bellezza del non-io, c’è la fatica e l’operosità dell’uomo tenace.
(Aspra, 8 aprile 2011)
100.
E quando scrivo, a me pare che le parole si spingano tra di loro in avanti, per fuoriuscire dal terminale nervoso delle dita della mano, per non appartenermi nonostante l’ansia della loro vitalità che pulsa dentro me stesso.

*

Francesco Federico è nato a Palermo nel 1949, vive in Sicilia a Bagheria.
I suoi pensieri 2000-2014, sono stati pubblicati nella plaquette artigianale “Pensieri sull’esistere” a cura dell’Associazione Culturale LucaniArt nel gennaio 2015.

Altri riferimenti al poeta Francesco Federico su questo blog qui

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