Le donne della merceria Alfani di Carmen Pafundi

Cattura

Dal 1893 era lì, con la sua porta verde prato, incastonata tra le antiche mura di un’abitazione della piazza principale di un paese della provincia potentina. Doveva essere solo per poco la stanza di un abile sarto da uomo, Saverio Alfani, finché non sarebbe arrivato il figlio maschio, l’erede. Ma quel sogno proprio non gli riuscì di realizzarlo. Nel 1913 la giovane e bella moglie, rimasta vedova e con una figlia altrettanto bella e “da marito”, esasperata dai pettegolezzi, decise di trasformare la sartoria in merceria. Fino al 2006 quindi crebbe la “Merceria Alfani dal 1913”. Che l’ultima erede trasformò poi in “Antica Merceria Alfani dal 1913”.
Facendo trama e ordito, una generazione di donne della pregiata Merceria Alfani nasce, cresce, vince e perde nel suo luogo eletto. E saranno proprio loro, le donne della Merceria a rigenerare la stirpe. Romanzo quasi epico, l’epopea quotidiana d’una famiglia semplice che Carmen Pafundi fa diventare speciale. La sceneggiatura di tante vite.

da “Le donne della merceria Alfani”:

(…) – La sorte non si sceglie, è lei che sceglie noi, disse piano Erica, per poi dire: – Anche quanto accadde fra me e Bruno così doveva essere, allora.
– Può darsi… sì, disse con un velo d’amarezza che divenne imbarazzo verso la nipote, soprattutto quando aggiunse: – Sono libera di pensare: che se non fosse accaduto sarebbe stato meglio, non patiremmo questo dolore?
– E invece ti sbagli, mamma, osservò calma. – S’è vero che non c’è dato scegliere la sorte, ma subirla, non sempre quello che subiamo ci dà poi così dolore. Diversamente saremmo costantemente adirati contro la nostra stessa sorte o, se vuoi, Colui, che le nostre sorti detiene. Mentre, in tanto dolore, orrore, perfino, riusciamo a trovare, salvare, dei momenti che ci fanno amare infinitamente questa nostra esistenza, fino a rimpiangere per sempre quei frammenti di felicità che la sorte, Dio, ci ha dato.
– Certo. L’esistenza non è… non può essere solo sofferenza. È la sorte, anzi Dio, che io non ho più cercato né lasciato che mi cercasse, che ci mette comunque alla prova, per poi ricompensarci, come meritiamo, con frammenti di felicità. Perché la felicità piena è la serenità, ma purtroppo, la serenità non è di questo mondo.
– Ah già, non è di questo mondo, le osservò con lieve ironia. – Allora averla pretesa, e tu negatami, la felicità e la relativa serenità, è nuovamente una punizione? (…).

Estratto, pag 141, da Le donne della Merceria Alfani – romanzo, pagg. 181
di Carmen Pafundi, per Altrimedia Edizioni, 2013, “Premio Olmo, 2013”

© Tutti i diritti riservati: Altrimedia Edizioni

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Carmen Pafundi è nata a Pietragalla(PZ) nel 1971. Diplomata all’Accademia di Belle Arti in Pittura. Ha esordito con la Pittura nel 1990. I romanzi sono editi da Altrimedia Edizioni, coll. “i Narratori”: UN ALBERO DI CACHI SONO STATA, 2012, – “Premio Nazionale Ciociaria – 2014”; LE DONNE DELLA MERCERIA ALFANI, 2013, – “Premio Olmo – 2013”. Un suo racconto, “Caffè color pistacchio al profumo di gelsomino”, è incluso nell’antologia PAROLE DI PANE 2 – 2014.  Presto, sempre per Altrimedia Edizioni, un nuovo romanzo.

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