30. Il cinema di Gianni Di Gregorio

© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO” a cura di M. Lizzadro

Gianni Di Gregorio

Gianni Di Gregorio

Vuoi per il suo esordio tardi alle soglie dei sessant’anni, vuoi per la forte componente autobiografica presente nei suoi film e vuoi per quel qualcosa di inspiegabile vagamente definibile come “simpatia”, fatto sta che il cinema di Gianni Di Gregorio non è conforme a nessun altro tipo di cinema e mi piace tanto. Un cinema apparentemente semplice che parla di cucina e di vino, di Roma e di allusioni Felliniane, di indolenza e di donne, di afa e di desolazione insomma di quell’equivalenza fra la vita ed il cinema cara ad alcuni dei più grandi registi. Gianni Di Gregorio è nato il 19 febbraio 1949 a Roma ed è un attore, sceneggiatore e regista. Fin da bambino nutre un forte interesse nei confronti del cinema. Dopo gli studi liceali si iscrive all’università ma non si laurea ed a questo punto decide di intraprendere gli studi in ambito teatrale e cinematografico. Si iscrive presso l’Accademia di Arti Sceniche di Roma e trascorre gran parte del suo tempo libero nelle sale cinematografiche di Roma dove ha modo di vedere tanti film. Successivamente abbandona la strada del teatro e si dedica completamente al cinema. La sua carriera inizia attraverso delle collaborazioni con altri registi. Infatti con Felice Farina scrive la sceneggiatura di “Sembra morto…ma è solo svenuto”, e con Marco Colli la sceneggiatura del film “Giovani senza pensieri”. In seguito, collabora con Matteo Garrone, divenendo suo aiuto regista per i film: “Ospiti”, “Estate romana”, “L’imbalsamatore” e “Primo amore”. Nel 2008 prende parte, insieme a Maurizio Braucci, Matteo Garrone, Roberto Saviano, Ugo Chiti e Massimo Gaudioso, alla sceneggiatura del film “Gomorra”, diretto da Matteo Garrone. Il suo debutto dietro la macchina da presa avviene con il suo primo film, “Pranzo di ferragosto”. Questo film narra le vicende di Gianni un uomo di mezz’età, figlio unico di madre vedova, una nobildonna decaduta e dal carattere prepotente con la quale vive in una vecchia casa nel centro di Roma. L’esistenza di Gianni si trascina stancamente tra le faccende domestiche e l’osteria che frequenta, ma lui non sa che lo aspetta una giornata tremenda, infatti per ferragosto oltre alla madre dovrà badare anche ad altre signore anziane.”Pranzo di ferragosto” è un film autobiografico. L’idea del film è nata da un fatto realmente accaduto al nostro regista: l’amministratore di condominio propose a Di Gregorio che per ripianare la sua morosità avrebbe potuto tenere la madre in casa sua per il periodo di ferragosto. Il regista in quell’occasione rifiutò ma poi ne ha fatto un film. La storia è semplice e geniale: Gianni, un uomo abituato a una sonnacchiosa routine con la madre vecchietta, una di quelle persone rimaste agganciate ad un proprio passato nobiliare ma ormai in povertà, si ritrova a dover accudire anche altre donne anziane. Due gliele appioppa l’amministratore di condominio in cambio del saldo di tutti i suoi debiti ed una terza il proprio medico intervenuto a curare un piccolo malore di Gianni e impossibilitato a occuparsi della madre a causa della partenza della badante. Tra le quattro donne si instaura una simpatica complicità, una relazione che le porta addirittura a dispiacersi quando finirà quella breve ma intensa esperienza di gruppo. “Pranzo di ferragosto” è una storia breve, tenera e surreale, che senza fare la morale dice sulla terza età più cose di tanti libri e pareri di esperti in gerontologia. Ci riesce facendo sorridere con quattro attrici dilettanti che sembrano interpreti navigate da decenni di cinema e teatro. Le quattro vecchiette ognuna con la propria storia e la propria personalità, si studiano, stabiliscono i confini e il territorio della loro relazione e soprattutto si raccontano. “Pranzo di ferragosto” è un film poetico ed a tratti delicato con il protagonista, Gianni, che tiene le fila della trama del racconto con i suoi modi semplici, col vizio del bere e una quotidianità fatta di incontri con i suoi amici nullafacenti abituati come lui ad arrangiarsi, sullo sfondo di una Roma afosa e spopolata durante le ferie estive. Un film che dà voce a coloro che in genere non si sentono mai, un mondo di gente comune che sembra vivere in maniera menefreghista come se la vita già avesse scelto anche per loro. Un film che mostra come gli anziani sono come i bambini. Solo che i bambini sono belli da accudire mentre gli anziani vengono spesso considerati come un peso. Il pranzo di ferragosto passa in fretta, ma ciò che rimane è il valore dello stare insieme. Le protagoniste sono vogliose in fin dei conti solo di una cosa: socializzare, cosa sempre più rara ad una certa età. Nel 2011 è la volta di “Gianni e le donne”, piccolo capolavoro. Questo film racconta le vicende di Gianni, pensionato e semialcolizzato per le vie di Trastevere che vaga con dei cani a guinzaglio e risponde alle chiamate della vecchia madre. Gianni ogni mattina si alza, prepara la colazione per tutti, fa la spesa, va ad aiutare la madre che abita in un’altra zona di Roma, porta a spasso i cani della vicina, si confida col ragazzo della figlia ormai piazzatosi stabilmente a casa sua. Quando un amico gli rivela che alla sua età tutti hanno un’amante e che alla sua età anche lui se la dovrebbe trovare, tutto ciò getta nel panico il nostro protagonista. Inizia così per Gianni una “sorta” di sondaggio goffo tra le sue attraenti conoscenze femminili. Gianni vive un rapporto problematico con le donne, forse derivante da un vecchio trauma, infatti sembra quasi essere schiavo dell’amore: per la moglie che lavora e non ha mai tempo, per la figlia che lo disprezza,per la madre delusa da un figlio poco comunicativo. “Gianni e le donne” è una commedia che ci fa riflettere dato che parla di un fallimento esistenziale e dell’incapacità di instaurare relazioni da parte del protagonista, ma ci fa anche solidarizzare con quest’uomo inutile dotato di un non comune senso del pudore. Gianni infatti è un uomo normale, dotato di un temperamento mite e di un’incredibile capacità di sopportazione. La sua vita scorre monotona fra commissioni da sbrigare, passeggiate con il cane e faccende domestiche, fin quando un giorno il suo amico Alfonso gli dice che dovrebbe farsi un’amante. Allora per Gianni inizia una ricerca: c’è la bella Gabriella donna irraggiungibile e desiderata da sempre, c’è Valeria, il suo primo amore, c’è la badante della madre, c’è una bellissima vicina di casa. In “Gianni e le donne” Di Gregorio si pone al centro della scena, realizzando un film su se stesso, circondato da personaggi femminili che entrano ed escono dal film e presumibilmente anche dalla vita reale dello stesso Di Gregorio. Mentre ne “Il pranzo di ferragosto” Gianni è costretto a prendersi cura di alcune vecchiette per un giorno nella casa dove abita con la madre, in “Gianni e le donne” è lo stesso personaggio a confrontarsi con un mondo più allargato, con un universo femminile e con una trama del racconto del film più aperta. E soprattutto in “Gianni e le donne” il personaggio diventa un po’ più attivo, infatti quando scopre la possibilità di potersi fare un’amante, da buon italiano ed attempato latin lover, si dedica alla cura della propria immagine: si compra vestiti nuovi, fa un po’ di ginnastica, si fa un taglio di capelli giovanile. E comincia a provarci con tutte le donne che popolano la sua vita, senza per altro concludere niente. “Gianni e le donne” racconta di uno spaccato romano che per estensione può essere quello di un’Italia vecchia abitata da gente anziana che parla, si muove e recita con una semplicità come se respirasse. In pratica è come se i personaggi di questo film recitassero loro stessi nella loro vita. Dunque è quasi come se nel cinema di Gianni Di Gregorio ed in particolare in questo film non esistesse finzione. Nel 2014 è la volta di “Buoni a nullla”, interpretato dallo stesso attore e regista, ebbene si ancora una volta il protagonista è sempre lui, Gianni. Ambientato ancora una volta a Roma, questa volta Gianni veste i panni di un impiegato pubblico in procinto di andare in pensione che scopre di dover trascorrere altri tre anni in azienda a causa della riforma del lavoro. “Buoni a nulla” sembra descrivere un mondo fatto di giovani rampanti e veloci, un mondo in cui non c’è spazio per la lentezza ma invece c’è spazio per il nuovo che avanza e non importa a nessuno se qualcuno non riesce ad adattarvisi. Ai tempi della digitalizzazione, del tutto e subito, dell’informazione veloce, non c’è più alcuno spazio per il caffè e la sigaretta che fanno da pausa, per il giornale del mattino, per il vecchio e rassicurante posto fisso, per i ‘fannulloni’ o per un’intera generazione di persone troppo giovani per andare in pensione. Ne i “Buoni a nulla” non c’è più spazio per gli amanti del “vivi e lascia vivere”. Gianni è un impiegato vecchio stile che si confronta ogni giorno con le difficoltà quotidiane sia familiari che con i colleghi e con gli amici e che si sente inadeguato al nuovo ambiente di lavoro in cui è stato trasferito. Ma ad un certo punto anche grazie ai consigli del compagno della moglie, un dentista che ama dare consigli psicologici, si ribella a modo suo. Ed impara a dire qualche “no!”. Il suo primo “no”! è quello nei confronti di un vaso di fiori, colpevole di richiedere tutti i giorni un bicchiere d’acqua ed in un crescendo arriva sempre coi suoi modi pacati anche a fare dei dispetti alle persone che non sopporta e ad opporsi a degli abusi. Dopo aver notato che questa ribellione ha un effetto benefico su di lui consiglia di fare lo stesso all’unico collega del nuovo ufficio una persona mite, gentile e incapace di negarsi alle richieste di aiuto degli altri che lo caricano di lavoro. “Buoni a nulla” descrive un mondo dominato da logiche di prevaricazione in cui l’unico modo per sopravvivere sembra essere una specie di accettazione e di indifferenza verso tutte le insidie che possono capitare nella vita di ogni giorno. Un mondo popolato da un’umanità varia che va dai vicini di casa vecchi e pesanti, alle colleghe provocanti, ad una mega direttrice con tanto di cagnolino da portare a spasso, raccontato con leggerezza ed ironia da Gianni Di Gregorio. I buoni a nulla tratteggiati a volte anche in maniera caricaturale sembrerebbero essere coloro che per le più svariate circostanze della vita si ritrovano a subire delle angherie e delle prepotenze, spesso per un’incapacità di saper reagire tale da renderceli quasi simpatici questi personaggi che popolano la vita ed i film di Gianni Di Gregorio.

Mariano Lizzadro

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