31. La Basilicata nelle parole e nella musica di Pietro Basentini

© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO” a cura di M. Lizzadro

Pietro Basentini

Pietro Basentini

Questa storia inizia casualmente un giorno con un piccolo grande ritrovamento, una grande scoperta per me. Qualche anno fa mi trovavo in una campagna nei pressi di Bella, una piccola cittadina vicino a Baragiano che è il mio paese ed il luogo in cui vivo e mentre stavo osservando una piccola casupola diroccata feci una bellissima scoperta: trovai un piccolo tesoro, alcune vecchie musicassette. Non erano proprio in buone condizioni ma alcune si potevano ascoltare. Fra le vecchie musicassette subito una in particolare attirò la mia attenzione. Era di un “certo” Pietro Basentini e si intitolava: “Un due tre fanti Briganti e re”. Subito scappai a casa e la misi nel mio stereo e ne fui rapito, dalla musica e dai testi. Poi un po’ di tempo fa grazie a mio fratello Luca, anch’egli appassionato di musica ed anch’egli come me rapito da questa musica e da questi testi e dopo tante ricerche finalmente siamo riusciti a trovare il primo disco, o come si sarebbe detto alcuni anni fa il primo elleppì, di Pietro Basentini che si intitola: “Terra d’argilla e di ginestre”. Ma chi è Pietro Basentini si chiederanno i “miei” pochissimi lettori, soprattutto quelli più giovani? Ebbene Pietro Basentini è un cantautore nato a vissuto a Potenza ma è anche un pittore, uno studioso, uno scrittore ed anche un poeta. Ma quello di cui voglio parlare in questo spazio è della sua opera di cantautore. Prima però è giusto dare due note biografiche, rintracciabili da chiunque attraverso internet. Pietro Basentini è nato a Potenza nel 1941. Fin da giovanissimo si interessa alla poesia e alla pittura frequentando un gruppo di pittori e poeti che operano a Potenza. Negli anni ’60 presenta a Potenza la sua prima mostra personale pittorica, dopo aver partecipato a varie rassegne d’arte contemporanea In seguito si dedica con passione alla ricerca delle tradizioni popolari con particolare interesse per la canzone della Basilicata che, accompagnandosi con la chitarra, porta nei teatri di tutta Europa. L’attività di cantautore lo fa conoscere ad un vasto pubblico anche grazie a vari programmi radiofonici e televisivi ed anche grazie ad alcune esibizioni al mitico Folk Studio di Roma, un crocevia dove si esibivano tutti i più grandi cantautori italiani. Durante gli anni ’70 registra dapprima “Terra d’argilla e di ginestre” nel 1975 e successivamente nel 1978 “Un due tre fanti Briganti e re”. Come ricercatore nel 1969 pubblica con Aldo La Capra: “L’assenza imposta”, mentre nel 1986 con Irene Grenci da alle stampe: “La canzone popolare e civile in Basilicata”. Nel 1999, in occasione del Bicentenario della Repubblica Napoletana , vince il primo premio al concorso bandito dalla Regione Basilicata, mettendo in scena la commedia musicale: “La breve illusione”. Sempre nel 1999 partecipa alla messa in scena dell’opera “Pierino e il lupo” di Prokofiev. Durante gli anni 2000 ha esposto sue opere pittoriche a Potenza ed altrove. Pietro Basentini è morto nel 2011. Allora seguitemi che iniziamo il viaggio nel mondo musicale di Pietro Basentini col suo primo disco: “Terra d’argilla e di ginestre”. Il disco si apre con una ninna nanna, una dolce nenia intitolata: “Nia Nia”, che racconta di questa mamma che tiene in braccio questo suo figliolo e lo culla dolcemente. Poi è la volta di “Matalena” una specie di cantilena magica, un testo “non sense” che ammalia e trascina l’ascoltatore nel mondo fatato di una storiella canticchiata dai bambini. “Carusina Carusella” è una canzone le cui origini si perdono nella notte dei tempi, proviene da mondi lontani, forse dall’Africa settentrionale e descrive il rapimento di una giovane fanciulla e dei tormenti provati dal giovane principe che di lei è innamorato e del giuramento amoroso che lei ha fatto di vestirsi a lutto solo nel caso della morte del suo amato. “Quann’ te corche alla sera” storia di un litigio fra giovani fidanzati in tono scherzoso, che ricorda molto alcune canzoni a braccio, ossia botta e risposta, tipiche della nostra cultura contadina. “Li breante”, canzone emblema della poetica Basentiniana che su questi temi ritornerà costantemente durante tutta la sua opera artistico cantautoriale ma credo forse anche nelle sue riflessioni quotidiane di uomo pensante del Sud Italia. Questa canzone narra le vicende dei tantissimi Briganti che dovendo scegliere fra la sottomissione o l’emigrazione, scelsero invece la latitanza e il brigantaggio. In particolare questa canzone credo sia dedicata ai più di cinquemila fra ragazzi, uomini e anziani trucidati dalle truppe piemontesi durante l’unificazione dell’Italia. “Vittorio Emanuele” invece racconta della disillusione dei contadini, inizialmente fomentati ed appoggiati dalle classi sociali elevate ed anche dal clero che non vedevano di buon occhio il processo di unificazione d’Italia, con promesse di terre demaniali che sarebbero dovute diventare di proprietà dei contadini, ma che alla fine come la storia non ufficiale ci racconta le cose non andarono così ma anzi andarono proprio in modo opposto. E da qui la disillusione cantata in questa canzone. “Li carcere de Trane” che descrive una storia di ordinaria violenza all’interno del carcere di Trani. ”Zi Moneche e Cappuccine” che racconta le vicende di un giovane innamorato che pur di baciare la sua amata si traveste appunto da frate e va a bussare alla porta della famiglia della giovane ragazza fingendo di chiedere l’elemosina. “A Pio IX” narra invece della condanna a morte emanata appunto dal papa Pio IX nei confronti di due garibaldini ed esprime a mio modesto avviso l’anticlericalismo presente nelle classi povere del Sud Italia ed in particolare della Basilicata, a seguito del comportamento fatto di soprusi e violenze e deprivazione della libertà esercitato dalla Chiesa Cattolica nel corso della sua millenaria storia, nei confronti delle classi povere di tutto il meridione d’Italia e non solo. “Lu scuarpare” sorta di canzone popolare, che è un’esortazione alle belle fanciulle ad evitare i lavoratori poveri e con poche possibilità di fare soldi. “Ierta chelonna” canzone d’amore che da un lato è una esortazione all’amata e dall’altro dispensa una serie di consigli amorosi ad una giovane donna. Ed il disco si conclude con “In morte di Boryes”, canzone dedicata al brigante spagnolo Josè Boryes arruolato dai Borboni per aiutare le bande armate del brigante Carmine Donatelli in arte “Crocco”, ma che finì morto assassinato dopo essere fuggito nello Stato Pontificio, essendo chiaramente in contrasto con Crocco. Musicalmente “Terra d’argilla e di ginestre” mischia canzoni popolari a tarantelle, pizziche a ballate con chitarra classica. Ovunque nel disco si avvertono suoni mediterranei, ariosi e melodici. Questo disco mi sembra sia stato suonato ed inciso dallo stesso Pietro Basentini e da Clemente Giusto, quindi da due chitarre classiche. Nel 1978 è la volta di “Un due tre fanti Briganti e re” bellissimo disco, quasi un concept album sulla storia della Basilicata e dell’unità d’Italia, musicalmente più complesso del precedente “Terra d’argilla e di ginestre”, grazie alla presenza di diversi artisti e di una arricchita sezione di archi e fiati. Infatti in questo disco ricordiamo oltre al fidato amico Clemente Giusto alla chitarra classica anche la presenza di: Gastone Chiarini all’oboe, Adalberto Cerbera alla viola, Cicci Santucci alla tromba e Roberto Zappulla alle percussioni, oltre ovviamente al “nostro” Pietro Basentini alla chitarra e voce. Il disco comincia con “Una nuvola di sogni” che narra fra sogno e realtà dell’eccidio di tutti i briganti e delle persone comuni morte appunto per difendere la propria terra e la propria libertà e della disillusione seguente all’unità d’Italia, infatti nonostante questa guerra e l’unificazione dell’Italia la povera gente è costretta lo stesso ad emigrare ed ad essere chiamata “terrone”. “Garibaldi vieni vieni”, racconta delle promesse non mantenute da parte di Garibaldi che ricordiamolo aveva promesso in cambio dell’aiuto contro i Borboni un riscatto delle terre demaniali e la canzone continua dicendo: “.. a Garibaldi noi preferiamo il re Borbone che almeno protegge la religione …”. Poi è la volta di “E Garibaldi …”, che descrive dell’arrivo della spedizione dei mille che quando giunsero in Basilicata furono accolti come dei liberatori e furono più di mille i lucani che morirono partecipando alla spedizione dei Garibaldini per l’unificazione del regno d’Italia. “Lu Brigantuzz” racconta in maniera straziante delle condizioni di povertà in cui nascevano le persone povere che poi sceglievano di diventare Briganti e della loro solitudine, dato che non avevano né un re e né dio a proteggerli, ossia i Briganti erano soli nella lotta contro i Savoia e contro lo Stato Pontificio. “Si fa l’Italia”, invece descrive il processo di unificazione dell’Italia, fatto alle spalle e a danno dei contadini e della gente povera, alle spalle della gente della Basilicata e di tutto il Sud d’Italia. “Italia Italia bella” descrive la morte di Pasquale emblema di tutti i morti del Sud Italia e paragona questa nazione ad una madre che letteralmente fa: “figli e figliastri”, ossia tratta in modo diverso i vari figli. “Funtana nuova” racconta dell’impossibilità di poter amare una donna da parte di un Brigante che letteralmente “… si tu si nu brigante nun si né zito né amante si sul’ na stella che brilla e po’ scumpare.. ”, ossia nella condizione del Brigante, nella sua vita fatta di pericoli e stenti non può esserci spazio per l’amore. Poi è la volta di una bellissima canzone di amore e lotta, di desiderio e di libertà che si intitola: “Stella sulagna” che occupa uno spazio privilegiato in quella parte della mia anima, nello spazio dedicato alle più belle canzoni di sempre. “E mo … parlo italian”, invece tratta del processo di unificazione d’Italia visto dal punto di vista linguistico e dei metodi violenti usati dal re di Savoia. Ricordiamo che sia la lingua italiana che quella francese ed anche quella spagnola corrispondono a tre lingue dei nostri dominatori, ossia sono lingue imposte al popolo Lucano. “Italian’ ca sir Italian’” narra delle angherie a cui furono sottoposti gli abitanti della Basilicata da parte dei Savoia grazie all’emanazione di alcune leggi. Poi è la volta di “Cafoni dilettissimi” che narra essenzialmente dell’emigrazione dei poveri contadini e della povera gente della Basilicata verso l’America ed il nord Italia ed anche in paesi del nord Europa inizialmente vista come un miraggio, ma che si trasformava una volta approdati nella terra della libertà o nelle terre del nord in una “sorta” di incubo. Infatti molti Lucani come tanti altri meridionali venivano sottoposti a condizioni di permanenza e di vita simili alle bestie, simili a come noi trattiamo gli extracomunitari Africani attualmente. “Ninna nanna del re” che ironicamente dice che bisogna voler bene al re che è paragonato ad un vecchio nonno benevolo che vuole bene ai suoi figli ed ai suoi nipoti. Questo meraviglioso disco si conclude con “Pizza e barbera” una canzone che gira come una giostra impazzita e che racconta della sottomissione del popolo della Basilicata prima ai Borboni che vengono ironicamente simboleggiati dalla pizza napoletana e poi ad i Savoia visti come vino Barbera. Il paragone enogastronomico secondo me indica che a chi gestisce il potere non gliene frega niente della povertà e della condizione precaria delle vite dei cosiddetti subalterni ossia della povera gente e parafrasando quel vecchio adagio popolare possiamo dire anche noi con Pietro Basentini: “Al popolo pane e divertimento” e cioè pizza e barbera. Per finire questo breve scritto sull’opera musicale e poetica di Pietro Basentini voglio condividere alcune considerazioni ed un’esortazione. La prima cosa che mi è venuta in mente ascoltando questi dischi è stata di fare un paragone con altri cantautori degli anni ’70, ma credo che Basentini rappresenti un caso a parte, pur essendo in ogni caso un uomo che cantava e suonava durante quegli anni. Quindi è inevitabile ascoltare nelle canzoni del “nostro” cantautore diciamo un certo influsso, una certa aria di quegli anni. Poi un’altra considerazione è che Basentini, secondo me, è stato un antesignano, un precursore di quello che è stato un recupero delle tradizioni e una riscoperta del folklore e della musica popolare della Basilicata e della musica popolare in Italia. Lui ed altri hanno aperto alla scoperta di questi modi di suonare che affondano le origini in ritmi e canzoni ancestrali. E poi un’ultima considerazione che non vuol essere assolutamente una critica nei confronti di nessuno, ma piuttosto un invito a non dimenticare. Infatti diciamo che, secondo me, esiste una sorta di dimenticanza collettiva che affligge in particolare la città di Potenza ed un po’ tutta la Basilicata che tende a dimenticare i propri figli in vita ed a volte anche da morti, ossia per la Basilicata pare proprio essere veritiero quell’altro adagio popolare che recita così: “nessuno è profeta in patria propria”. Infine un’esortazione a chi compete, quindi ai familiari in primis ed alle case editrici a ristampare questi gioielli in formato digitale per permettere a chi ha voglia di poter ascoltare queste meravigliose canzoni che fanno parte della cultura e della storia della Basilicata e di tutto il Sud Italia.

Mariano Lizzadro

2 risposte a “31. La Basilicata nelle parole e nella musica di Pietro Basentini

  1. Articolo bello e interessante. Conosco un po’ Pietro Basentini perché mio cognato ne canta da sempre le canzoni. Sono lucana, fiera delle mie origini, emigrata ora nelle Marche. Al lavoro parlo anche il mio dialetto e ormai quasi tutti lo capiscono.Sarebbe bello trovare di nuovo in giro la musica di Pietro.

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