32. “Nomi, cose, chissà” di Valerio Zito

© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO” a cura di M. Lizzadro

valerio zito

Un po’ di tempo fa mi sono imbattuto in un disco la cui copertina aveva la forma di un “disco orario”, un cd la cui custodia ricorda uno di quei dischi orari che vengono usati per segnalare alle autorità competenti o anche agli altri automobilisti che la macchina è parcheggiata li da un certo tempo. Sulla copertina c’era scritto: “Nomi, cose, chissà” e l’autore era Valerio Zito. Subito ho cercato notizie sui chi fosse Valerio Zito ed ho scoperto che è un giovane cantautore di Potenza. Brevi notizie biografiche rintracciabili attraverso internet dicono: giovane cantautore di Potenza che come lavoro faceva e forse fa il copywriter a Roma ed a Milano. Continuo a leggere ed a spulciare fra le sue notizie biografiche e musicali e mi colpisce un breve estratto da un’intervista rilasciata a Pietro Patrissi in cui lo stesso Zito afferma, in maniera autoironica che ha incominciato a fare musica “il giorno in cui sbagliai a montare il mi cantino sulla chitarra di mio fratello”. Leggo da qualche altra parte che ha frequentato il CET, la scuola di Mogol, lo storico paroliere di Lucio Battisti e di tanti altri mostri sacri della musica italiana e che durante questi anni in cui ha girato per il mondo ha stretto amicizia con altri cantautori come Antonio Di Martino, Dario Brunori, Niccolò Carnesi e il pianista compositore lucano Angelo Trabace. Nel 2011 si è trasferito a Palermo per lavorare al suo primo disco. Entra in contatto con la “Nuova scuola cantautoriale Siciliana” di cui fanno parte oltre allo stesso Antonio Dimartino e Niccolò Carnesi, il Pan del Diavolo, i Waines, Cesare Basile, Colapesce, le Iotatola e altri. Ma è soltanto l’anno seguente nel 2012 che iniziano le registrazioni del primo disco/ep ufficiale dal titolo “Nomi, cose, chissà”. Questo disco comincia con: “Taglia S” storia di un amore verso una donna raccontata con la metafora di un cappotto di taglia S che a volte calza a pennello ed altre volte va un po’ stretto, quasi a voler simboleggiare il gioco di attrazione e lontananza tipico di tante storie di amore. Il disco prosegue con “Ladri di vorrei” che canta delle insoddisfazioni di chi si sente defraudato dei propri sogni e che non vuole arrendersi ed appunto vuole continuare a credere nei propri sogni. Poi è la volta di “Annette” in cui Valerio Zito forse si confronta con alcuni fantasmi interiori come ad es. l’immagine femminile o come direbbe uno Junghiano con la propria Anima. La quarta traccia “Tutto torna” è una canzone inquietante ma bella perché parla di insetti che si vendicano bruciando il soggetto di questa canzone, ma dato che tutto è ciclico allora tutto torna, ritorna anche tutto il male che uno ha fatto, ivi compreso l’aver ammazzato le formiche e altri animali durante l’infanzia ed arriverà anche il momento in cui arriverà qualche insetto a recidere le proprie code di paglia ossia arriva per tutti il momento di crescere. Il disco continua e si conclude con “21 12 12”, in cui Valerio Zito si rivolge direttamente al presidente degli Stati Uniti d’America, emblema di tutti i potenti della terra, cantando con verve in una specie di giostra impazzita tutta una serie di anatemi da cui non viene risparmiato nessuno e nessuna istituzione, la Chiesa e tutta la società comprese. Parafrasando lo stesso nostro cantautore: “moriranno tutti di venerdì … e all’altro mondo si starà da dio .. sarà una festa di pittori e sommelier … indosserò la mia camicia a pois … e sputerò poesie per l’eternità”. Dal punto di vista musicale “Nomi, cose, chissà” è ben suonato, molto curato nei particolari. I riferimenti musicali evidenti sono rintracciabili nella musica d’autore degli anni ’70, in particolare i cantautori storici ma anche nell’attualità di molti suoni di altri cantautori più recenti fra cui ricordiamo Dario Brunori, Lucio Corsi, Niccolò Carnesi ed altri. “Nomi, cose, chissà” rimanda all’infanzia ed in particolare al gioco che si faceva: nomi, città,animali eccetera. Ed è appunto questo rimando ad un’età incerta che indica, secondo me, anche una condizione di incertezza generale, quella che stiamo vivendo in questi anni. E se da un lato c’è il dubbio dall’altro c’è anche un po’ di ottimismo, una positività scanzonata ed allegra. Lunga vita a questo folletto anticonformista che ama definirsi “BasiLucano” e che speriamo in un non lontano futuro ci riesca a sorprendere con altre canzoni, altre poesie.

Mariano Lizzadro

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