33. “Mainstream” di Calcutta

© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO” a cura di M. Lizzadro

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(agli amici del Bandiera Bianca di Contursi Terme ed ai ragazzi dell’Artemisia di Baragiano)

Per caso mi sono imbattuto in questa canzone che si intitola: “Gaetano” di un cantautore che si chiama “Calcutta”, ne ho parlato con il mio amico Giuseppe Cernera di Contursi Terme un paese in provincia di Salerno, non tanto distante da Baragiano mio paese di origine in provincia di Potenza. Giuseppe Cernera insieme ad Angelo Cariello, Simone Vallitutto, Valentina Gaudiosi, Anna Cariello e tanti altri ragazzi e ragazze sono i creatori del mitico circolo Arci “Bandiera Bianca” di Contursi Terme. Sono un gruppo di ragazzi e ragazze coraggiosi, degli “agit pop” che hanno fatto e continuano a fare tante belle iniziative e soprattutto organizzano dei bellissimi concerti nella loro sede a Contursi Terme. Ed è a loro e a tutte le piccole realtà come ad esempio il circolo Arci “Artemisia” di Baragiano che producono buoni eventi che idealmente dedico questo breve scritto con l’augurio di vederli continuare e crescere nelle loro attività. Mi ha colpito molto questo disco “Mainstream” di Calcutta tanto da indurmi a scrivere queste parole, questo breve scritto. “Calcutta” all’inizio era il nome del duo formato da Edoardo Calcutta e Marco Crypta, due ragazzi originari di Latina che nel 2011 si sciolgono e Edoardo Calcutta continua la sua carriera solista. Il disco in uscita a novembre di quest’anno che si intitola: “Mainstream” comincia appunto con “Gaetano”, che è una bellissima canzone che racconta in parole e note, l’inquietudine esistenziale, la storia di un ragazzo di quest’epoca, appunto Gaetano, che si annoia a vivere secondo i dettami della società e preferisce fare a botte piuttosto che essere inserito nei meccanismi stritolanti d questa società, lui che è un disadattato romantico e sognatore. Il refrain è: “ .. suona una fisarmonica e fiamme nel campo Rom tua madre lo diceva: non andare su youporn … .e quante volte ho pensato che un sorriso è una paresi se vedi bene mi annoiavo alle feste mi annoiavo alle cene .. “. La seconda canzone è: “Cosa mi manchi a fare”, una canzone che narra quello che succede quando finisce una storia di amore e ci si ritrova soli e bisogna ricominciare a camminare con le proprie gambe. Ambientata a Pesaro nelle Marche, è una canzone di amore e “sana follia” in cui il protagonista rivolgendosi ad uno specchio o all’amata ripete: “ .. che mi manchi a fare? .. “. La terza traccia è uno strumentale dal titolo: “Intermezzo 2” un breve frammento sonoro. La quarta canzone si intitola: “Milano” una canzone di rabbia, sentimento molto comune in quest’epoca. Racconta di giorni in cui si avrebbe voglia solo di dormire ed altri da buttare via, in questa Milano paragonata ad una corsia di un ospedale. Ad un certo punto durante “Milano” si può apprezzare un bel fraseggio vocale, un gioco di vocalizzi che tanto ricordano un certo modo di fare canzoni degli anni passati (anni ’70). Anni ’70 che ritornano nella canzone successiva “Limonata”: “ .. salutami tua mamma che è tornata a Medjugorie … e non mi importa niente di tuo padre ascolta De Gregori .. .a me quel tipo di gente no, non va proprio giù .. “. Qua c’è anche un senso di rivolta verso il mondo dei propri genitori, fatto di grandi automobili e beni materiali senza affetto. Un mondo che non appartiene ai figli di quelli che erano giovani durante gli anni ’70, ma che il protagonista di “Limonata” vorrebbe perdonare i propri genitori e restargli accanto nonostante non sia più un bambino. E’ la volta di “Frosinone” che racconta di una giornata di rabbia e normali frustrazioni mentre parafrasando lo stesso autore che leggendo il giornale si accorge che le novità sono che: “ .. c’è papa Francesco ed il Frosinone è in serie A .. “. Poi è la volta di “Intermezzo 1” altro intermezzo sonoro. Poi è la volta di “Del verde” che narra una possibile via di fuga, in una notte in cui ricominciare. E’ un sogno quello di Edoardo Calcutta ai confini col mondo incontaminato e pieno di verde, rigoglioso e lontano, magari su qualche isola sperduta. E’la volta di “Dal verme” sorta di incubo sonoro strumentale che la mia de / formazione mentale subito rimanda ad un sogno maldestro, una “sorta” di piccolo incubo Kafkiano che sta li quasi a mo’di contraltare alla canzone precedente. “Mainstream” termina con “ Le barche”, una meravigliosa ballata che sembra quasi voler simboleggiare un’altra via di fuga. Un innocente viaggio in barca in cui il personaggio di questa canzone ci invita ironicamente a fare una gita a Peschiera del Garda. “Mainstream” è un disco che racconta la realtà del mondo di oggi lasciando aperte tante vie di fuga. E’ pieno di canzoni ironiche ed apparentemente sbarazzine che descrivono piccole storie di vita che può capitare di osservare. La musica è costruita come un tessuto sonoro fatto di chitarra acustica ed elettronica che produce e scatena emozioni. Il significato stesso della parola Mainstream rimanda al gusto popolare dunque alla musica leggera e dunque ad un calderone da cui però Edoardo Calcutta, da fine cesellatore ed intarsiatore di parole e note quale è, riesce ad estrarre il meglio e a condensarlo in splendide canzoni.

Mariano Lizzadro

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