36. NON TROVO LE PAROLE DI MALDESTRO

maldestro

© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO” a cura di M. Lizzadro

(al tenente Giuseppe Di Bello, ad Albina Colella, ai comitati No Triv, a tutte le associazioni ed a tutti quelli che combattono il malaffare in Basilicata)

Maldestro è il nome d’arte di Antonio Prestieri giovane cantautore napoletano che quest’anno ha esordito con questo bellissimo disco: “Non trovo le parole”. Antonio Prestieri è nato a Scampia ed è figlio di un boss della camorra ma grazie anche alla passione per la musica e per il teatro è riuscito a non fare parte di quel mondo. Ha studiato pianoforte fin da piccolo ed ha esordito a teatro con spettacoli scritti da lui di denuncia sociale. Con le sue canzoni ha vinto numerosi premi (dal premio Ciampi al premio De Andrè solo per nominare quelli più importanti) e molti altri premi minori. Senza troppi fronzoli per le notizie biografiche su Maldestro si rimanda alle numerose fonti presenti in internet. Il disco è composto da dieci canzoni, una più bella dell’altra tutte scritte e suonate dallo stesso Maldestro, accompagnato da altri musicisti. Si comincia con “Dannato amore” storia di un amore fra ubriacature e ruvidezze con il suono di un violoncello che rimanda a sonorità di inizio secolo scorso, forse a Parigi, una canzone d’amore delicata e cupa al contempo. La Parigi di inizio ‘900 ritorna in “Georges Méliés (Le voyage dans la lune)”, la seconda traccia che narra dell’illusionista e creatore dei primi spettacoli antesignani del moderno cinematografo, una ballata a tratti struggente. “Io sono nato qui”, la terza canzone è un atto di accusa ma anche una lettera d’amore alla propria terra, quella provincia napoletana dimenticata ed abbandonata a se stessa. La stessa terra descritta da Roberto Saviano in “Gomorra”. Un meraviglioso omaggio, un atto di accusa ma pieno di amore verso le proprie origini, le proprie radici fatto col suono di pianoforte e voce. Quella sua voce roca ed in grado di trasmettere emozioni a chi lo ascolta. La quarta perla è: “Sopra il tetto del comune” che racconta di questi tempi precari, di crisi economica, di cinquantenni che si trovano licenziati ed in mezzo alla strada e che salgono sui tetti per protestare. La musica è ska e sembra quasi una canzone balcanica con tanto di flauto e violino. Il quinto pezzo è: “O sfratto e’ Totore”, storia di uno sfratto per cui il personaggio appunto Salvatore viene sfrattato, ma la storia di Salvatore è solo un pretesto per parlare di millenni e millenni di vessazioni ed ingiustizie perpetrate dalla Chiesa Cattolica ai danni della povera gente. La musica di “O sfratto e Totore” è un incidere quasi marziale fatto di chitarra, batteria e pianoforte. La sesta gemma di questo prezioso scrigno è: “Dimmi come ti posso amare” una ballata d’amore e per un futuro che non c’è. Sono versi di amore e di rabbia mescolati al suono di un’armonica e di una chitarra. Il settimo gioiello è la canzone che da il titolo al disco: “Non trovo le parole”. Un’altra canzone che parla di amore e dell’incapacità di trovare le parole per descrivere il sentimento che il personaggio di questa ballata prova nel suo cuore. Il suono del pianoforte sembra quasi accompagnato da una sezione di archi ed altri strumenti. L’ottava canzone è: “Maldestro”, canzone autobiografica ironica in stile blues con il ritmo incalzante della chitarra. Una specie di meta canzone che ad un certo punto riflettendo su stessa, con la voce del suo stesso protagonista, si chiede e ci chiede se continuare o meno con gli accordi in sol. La penultima canzone è: “Na fenesta”, che inizia con la voce di Peppe Barra, in dialetto napoletano e parla di ricordi, di infanzia, di amori con quel suono di chitarra dolce e che pare quasi una ninna nanna. L’ultima canzone è: “Po po po”, canzone che riflette sull’omologazione dell’informazione e sull’influenza delle notizie che ci vengono date dalla televisione e dai cosiddetti mezzi di comunicazione di massa. Mischiando volutamente suoni elettronici e campionati come quasi a voler raccontare l’influenza dei mezzi di comunicazione di massa sulle persone. Maldestro da sempre impegnato nella lotta in favore della legalità e contro la malavita organizzata è un esempio per tutti coloro che decidono di rimanere e combattere in terre infestate da poteri corrotti e criminali, ma è anche qualcos’altro. Infatti come dice Lucia Santarelli riferendosi a questo disco di Maldestro sul portale Exit Well: “L’album in uscita … è un modo per omaggiare i protagonisti, reali o immaginari, dei suoi racconti. Ogni brano è un abbraccio a chi vive in solitudine, a chi si ama, a chi ha amato e a chi ha odiato, a George Méliès, alla sua terra, alla personalità maldestra, a chi gli ha regalato occhi in grado di poter scavare gli animi, senza essere mai invadente, ma lasciando comunque una traccia. E le tracce, Maldestro, non solo le ha impresse nel suo disco, ma anche nella sensibilità di chi, dopo aver ascoltato l’album, si è sentito partecipe o protagonista dei suoi racconti. Un abbraccio collettivo, dunque, e l’esortazione ad affacciarci a ‘na fenesta e scoprire. Scoprire.”

Mariano Lizzadro

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