37. Il viaggio nel blues di Andrea Giannoni

74855_155097474533062_153595228016620_287722_2761206_n© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO” a cura di M. Lizzadro

Alcuni giorni fa durante uno dei miei vagabondaggi musicali mi è capitato di ascoltare una canzone di un armonicista blues intitolata “I’m Comin’ Home (Da fiume a fiume)” di Andrea Giannoni e allora sospinto dalla mia curiosità mi sono messo alla ricerca di altre canzoni e di sue notizie e alla fine è venuta fuori l’idea di scrivere qualcosa su questo artista e su questo disco sorprendente e molto bello. “Da fiume a fiume” è un disco uscito nel 2015 di Andrea Giannoni un musicista ed in particolare un armonicista di Sarzana in provincia di La Spezia, che dopo anni di collaborazioni con i migliori interpreti di blues e soul italiani ha pubblicato il suo primo disco a nome proprio. Un album composto da sette brani, che come sopra accennato vanta importanti collaborazioni musicali tra cui quella dei chitarristi Enrico Gastardelli e Marcello Milanese, ma anche di uno dei più grandi interpreti di funk italiani ossia Bobby Soul. Dunque diciamolo subito: è un disco di blues viscerale che parte dagli Stati Uniti d’America ed arriva in Italia ed in Liguria in maniera speciale, andata e ritorno e lo fa diverse volte. Il viaggio comincia con “Burn in helll” in cui riecheggiano suoni blues con l’immancabile suono dell’armonica, con una chitarra sorniona ed un kazoo per poi subito approdare con “I’m Comin Home (Da fiume a fiume)” canzone che da il titolo al’album, fra i sentieri liguri, i famosi Caruggi di DeAndreiana memoria. Questa canzone, che è palesemente una dichiarazione di intenti e di poetica, scorre a ritmo di blues con l’armonica che la fa da padrona e con un finale che lascia senza respiro con parole bisbigliate che sembrano recitate in chiesa come un mantra e con il suono di una fisarmonica che fa venire i brividi. Poi il viaggio prosegue con un classico della storia del blues “John the Revelator”, un tipico brano blues del delta del Mississippi. Il viaggio prosegue con “Lay My Burden Down (il Catino Dei Vigliacchi)” in cui il suono della tromba mischiato con l’immancabile armonica ed il suono di uno strumento a fiato che sembra un flauto da delle sensazioni quasi di preghiera “a mo’” di gospel in un finale melodico. La quinta canzone è “Meet Me in the City” in cui l’incedere delle percussioni, i suoni della chitarra con l’onnipresente armonica unita ad un cantato diverso dal resto del disco che si potrebbe definire un po’ meno sguaiato e più acuto danno piacevoli sensazioni all’apparato uditivo. La sesta canzone è “Othar Man (il Sogno di Othar Turner)”, è una canzone, omaggio a Othar Turner un grandissimo bluesman che suonava con strumenti costruiti da lui stesso con canne di bambù i cosiddetti “riffari”. Il viaggio si conclude con “One night (Il sogno di mio padre)”, brano che è anche il primo singolo estratto dell’album. Si tratta di una canzone che fra atmosfere blues rimanda al ricordo di un padre che torna in sogno. “Da fiume a fiume” è un disco carico di sonorità che dal Mississippi arrivano al Magra il fiume che passa per Sarzana, suonato molto bene e frutto di un faticoso lavorio di cesellamento e ben incastonato fra le diverse anime che lo compongono. Parafrasando lo stesso Andrea Giannoni: “Quasi due anni per pensare un disco, perché la musica che suono non è roba facile, mescola e strappa quello che credevi di saper fare e che invece imitavi semplicemente. Il blues è una cosa grave, almeno quello che conosco io. Il blues è un’attitudine ben precisa che molto spesso tradisce le tue aspettative, per poi rifarsi una verginità da specchio con quello che rimane della tua curiosità”. Un disco questo “Da fiume a fiume” ricco di tematiche affrontate con una musica sublime. Infatti questo disco parla di vita e di morte, di sogni e di viaggi. Tutti temi cari al blues. Questo disco sembra quasi racchiudere la carriera artistica del suo autore, con l’armonica e i suoni blues, con brevi pezzetti cantati e la musica ridotta all’osso e soprattutto suonato in maniera sorprendente. Mai troppo scarno, nemmeno barocco o fatto di suoni virtuosistici fini a se stessi, questo “Da fiume a fiume” di Andrea Giannoni è un gran bel disco che scorre piacevolmente nel mio impianto stereo in questi pomeriggi di fine inverno in attesa della primavera.

Mariano Lizzadro

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