38. Le parole e la musica di Canio Loguercio

Canio-Loguercio-Foto-di-Bianca-Madeccia1
© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO” a cura di M. Lizzadro

Il mio incontro con la musica di Canio Loguercio è avvenuto per puro caso. Tempo fa mentre ero a Salerno che stavo curiosando fra i cd  di un noto megastore i miei occhi cascarono su un cd la cui copertina e soprattutto il titolo mi colpirono molto: “Indifferentemente (Breve cerimonia a domicilio di canzoni appassionate)” di Canio Loguercio. Quando la sera tornai a casa mia in Basilicata subito lo ascoltai e rimasi colpito dalla musica e dalle parole. Successivamente sono venuto a sapere che Canio Loguercio è della Basilicata, per la precisione di Campomaggiore, un bellissimo paese fra le Dolomiti Lucane. Da molti viene definito:  “napoletano d’adozione”  per via dei Suoi studi di Architettura fatti a Napoli e non solo, infatti parafrasando lo stesso Canio Loguercio: “scrivo e canto in napoletano la sacra madrelingua delle passioni”. Per quel che contano le etichette e le definizioni, ogni volta che penso alla musica ed alle parole di Canio Loguercio mi viene in mente questa definizione: “poeta musicale di ispirazione cosmopolita”. Canio Loguercio verso la metà degli anni ’80 fonda con altri musicisti i “Little Italy” una specie di ensemble musicale di cui non ho mai ascoltato niente. Poi durante i primi anni ’90 fonda l’etichetta discografica indipendente Officina. Successivamente fonda insieme a Rocco Petruzzi ed al maestro Rocco De Rosa, con il quale collabora in tanti progetti, la casa discografica Little Italy Studio. La carriera solista di Canio Loguercio inizia con la pubblicazione di alcune canzoni, o come si sarebbe detto fino a qualche anno fa con qualche 45 giri, fra cui ricordiamo: Kufia – Canto per la Palestina ed altre canzoni. Nel 2003 esce “Indifferentemente” (Breve cerimonia a domicilio di canzoni appassionate)  suo primo album che prende il nome da una canzone della tradizione musicale napoletana di Mario Abbate. Questo album è un concept album, una  breve cerimonia a domicilio di canzoni appassionate come suggerisce il sottotitolo del cd, uno spettacolo teatrale musicale ideato e pensato per essere fatto davanti a poche persone, in cui le canzoni si susseguono come in una recita religiosa attraverso rituali e preghiere. Canio Loguercio con “Indifferentemente” (Breve cerimonia a domicilio di canzoni appassionate)  innova la tradizione e sperimenta nuovi linguaggi musicali e poetici dando vita a un concerto di canzoni d’amore fisiche quasi da annusare, da mangiare, da bere e da raccontare in dialetto napoletano o con preghiere alla madonna e all’acqua di Lourdes. La prima canzone è: “Petula venneva ‘e scarpe” fatto da un tourbillon di voci che parlano di un amore finito in mezzo ad una via, di birre da bere e scarpette femminili  rosse da vendere,  di peperoni o rape da friggere e croci di camposanto. E poi i peperoni o le rape fritte in olio e con un po’ di aglio ritornano subito dopo in “Friariella” fra il cattivo odore di una malva rosa e una melma di sputi, la vita che fugge via velocemente avvelenata con il personaggio di questa canzone che chiede al suo amore perché lo ha sedotto e poi abbandonato. La musica di questa seconda canzone è una cavalcata sonora molto bella fatta di piano e suoni campionati. “Ogni scarpa nu sciore” in cui ritornano le scarpe colorate di rosso dell’incipit ed in cui si sente il lamento dell’abbandono ed il senso di rabbia per l’amore che arriva e poi va via. In “Ferrarella” continua questo viaggio, fra una corsa per prendere un calabrone che è entrato nei pantaloni e le bottiglie d’acqua sfiatata, a cui credo alluda il titolo della stessa canzone, fra tumori e  male al cuore e dolci tipici, fra carne e carogne, fra sesso e morte. L’album continua con “O tiempo de limoni” che parla di una bella bocca rossa da baciare, una “sorta” di mantra zeppo di baci carnali e lingue che si attorcigliano e si srotolano. La bocca rossa che il personaggio di questo disco prima desiderava baciare ritorna nella canzone successiva: “Vocca rossa, vocca persa”, quasi a pretendere che la passione erotica si riappropri di un posto principale nella vita di ognuno di noi. Questa canzone molto coinvolgente, secondo me, rappresenta anche un acme di tutto l’intero disco. “Perso” incomincia col rumore del mare e di un dialogo fra un uomo ed una donna e racconta di difficoltà economiche e disagio, di bar in cui non ti offrono niente da bere perché hai finito i soldi e la ricerca di un po’ di piacere sessuale. “Stretto” narra della violenza e della forza di una passione che ti prende e ti sbatte come un incendio in una notte nera color pece, con lo stesso Canio Loguercio che sussurra alle nostre orecchie di stare attenti alla forza di questa passione. “Leonardo”, la canzone successiva, racconta della passione amorosa, l’esortazione a stringersi del corpo dei due amanti, una richiesta di contatto fisico, un altro gesto di amore. In “Città vuota(‘o brodo pe passa’ ‘a vecchiaia) canzone successiva in cui in sottofondo si sente la nota canzone di Mina, racconta di campane che suonano per poter essere ascoltate, di mani vuote e di sangue da essere gettato ai cani. La stessa campana ritorna nella successiva: ”Sona campana” che racconta di un lutto e di casse da morti, di corpi induriti dal sole e di mani fredde che non trovano più niente. “Lazzarella indifferente” invece narra le vicende di Lazzarella e del suo amato amante, un amore clandestino, dapprima respinto e poi osteggiato. “E uno e doje” riprende la “numerazione” della canzone precedente, raccontando in un vortice musicale tutti gli accadimenti che sono stati raccontati in tutto il disco, una canzone a mo’ di  sommario. “Aspetto” è una dichiarazione amorosa, una promessa di amore eterno che i due amanti si scambiano, rimanendo lontani ma sapendo che si aspetteranno in quel luogo, nello stesso luogo di sempre. “Giuggiola” (ai cani), racconta di passione e di seduzione, di lotta e di resa, di lingue e di avanzi dati ai cani. Questo meraviglioso disco si conclude con: “Che giorno è?” in cui il tempo passa nonostante tutto, con la consapevolezza che il proprio incedere continuerà, che il proprio viaggio non si fermerà qua. Poi nel 2012 le poesie e le musiche frutto delle performance fatte durante i tanti festival e rassegne da parte di Canio Loguercio e del maestro Rocco De Rosa vengono raccolte in un cd con un libro in allegato ed intitolato “Amaro Ammore”. Questo disco parla di passione e di dolore che stanno alla base di qualsiasi amore. Amore che rende schiavi e che libera al contempo, che si ciba di anima e di corpo. In “Amaro Ammore” le canzoni e le poesie d’amore sono il racconto doloroso di chi vive questa passione, fatto di gioia e dolore, perché l’amore intenso è una “sorta” di rinuncia a se stessi, un viaggio verso la persona che si ama, un tentativo di colmare le nostre mancanze, il nostro vuoto interiore. E’ di amore infelice che parlano con note e parole in “Amaro Ammore”, Canio Loguercio ed il maestro Rocco De Rosa e lo fanno suonando ed attingendo dalla tradizione folk meridionale ma anche ad altri linguaggi musicali fra cui drum’n bass e jazz. E’ un viaggio fra nostalgia e ricordi. La scelta della lingua napoletana non è solo un omaggio alla tradizione, ma è anche un tentativo di innovazione, infatti suoni e parole sono il frutto della grande ricerca che Canio Loguercio ha fatto nel corso di tanti anni, in compagnia di tanti altri artisti fra cui oltre a Rocco De Rosa ricordiamo anche Maria Pia De Vito, Alessandro D’Alessandro e tantissimi altri bravi musicisti ma anche poeti ed attori. La canzone che più mi colpisce è “Cumpà” meraviglioso affresco sonoro con la bellissima voce di Maria Pia De Vito e il piano del maestro Rocco De Rosa, dedicata ad un amico che non c’è più. Metaforicamente lascio la parola a lui, al “poeta musicale di ispirazione cosmopolita”, Canio Loguercio con la certezza che il disco che è in uscita fra poco “Tragico Ammore” frutto della collaborazione di Canio Loguercio con  il fisarmonicista Alessandro D’Alessandro sarà sicuramente un altro viaggio nelle viscere di questa passione che ci accomuna e che riguarda ognuno di noi. Questo che segue è il testo della bellissima “Cumpà”:  “Cumpà, stasera a te pensavo e te pensavo assai/ Sarrà stu cielo niro e stu sfaccimmo ‘e viento, nu viento friddo ‘e tramontana / Int’a stu vierno traditore ‘nce facimme viecchi e ‘o tiempo nun è ‘ngannatore. / Te piglia e vola, vola, vola e se ne va/ st’auciello vola e nun se ferma mai vola, vola, vola e se ne va / Cumpà, stu tiempo vola e nun se ferma mai! / Arò fernesce ‘o cielo e ‘o mare i’ me ‘nce perdo piglianno ‘nfaccia acqua e fuoco e sabbia e viento, nu viento comme na tempesta, int’a chist’uocchie luccicante c’ ‘o sale ‘mocca e c’ ‘e mmane ca nun stregneno niente./  E vola, vola, vola e se ne va / st’auciello vola e nun se ferma mai vola, vola, vola e se ne va / Cumpà, stu tiempo vola e nun se ferma mai! / Cumpà, stasera a te pensavo e te pensavo assai. / Sarrà stu cielo niro e stu sfaccimmo ‘e viento, nu viento ‘e terra, o viento ‘e mare ‘nt’a ste jurnate senza sole / Pascà, i’ a te pensavo e me chiagnevo ‘o core. / E vola, vola, vola e se ne va / st’auciello vola e nun se ferma mai vola, vola, vola e se ne va/ Cumpà, stu tiempo vola e nun se ferma mai!

Mariano Lizzadro

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