39. IL VIAGGIO MUSICALE E POETICO DI TURE’ MUSCHIO

ture-muschio-ecco-voi.jpg© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO” a cura di M. Lizzadro

Qualche giorno fa mi sono imbattuto casualmente nell’ascolto di “Viaggiante” un bellissimo disco di un compositore ed autore siciliano, della provincia di Messina che si chiama Salvatore Muschio in arte: Turè Muschio. Il disco comincia con “Controvento”  che con arpeggi di chitarra e una sezione di fiati notevole, batteria e basso narra la vicenda di una persona che si sente intrappolata da leggi e dinamiche sociali e per questo va in cerca della propria libertà. E’ una fuga immaginaria o reale fra bicchieri di vino e sogni di anarchia sospeso tra l’andare ed il ritornare, magari dalla propria terra natia tanto bella ma che a volte può essere anche opprimente. Il viaggio continua con “L’albatros” che con lo stile da cantautore vecchia maniera, con la chitarra a far da contrappunto e una buona sezione ritmica racconta usando la metafora dell’albatros e di come questo enorme volatile riesca ad elevarsi fra mari azzurri e tempestosi, il riferimento è all’albatros che si eleva dal marciume di questa nostra società. Il viaggio prosegue con “Retrogusto” che ricorda amori passati e nostalgia, una bellissima canzone d’amore. Questa canzone usa il treno come doppia chiave di lettura: amore e viaggio. Sembra di ritornare agli anni dell’infanzia, anni in cui si è stati felici, al ritmo di swing  come un’orchestrina stile New Orleans in compagnia di Salvatore Turè Muschio e di tutta la sua band. “Ninja” è una canzone che mescola dialetto siciliano ed italiano e forse è anche l’acme compositivo di tutto il disco ed anche una vera e propria dichiarazione di poetica ed un disvelamento personale, una confessione pubblica. Con un ritmo sostenuto, stile ska, “per sconfiggere l’uomo ninja ci vuole un altro uomo ninja”, dice Salvatore Ture Muschio. Questa canzone narra di una vita alla giornata non tanto spericolata e non tanto bella, una vita da carcerato fatta di tatuaggi ed alcolismo, una vita vissuta ai margini, una vita piena di donne belle e di amori, di emarginazione e di problemi con la legge e condanne. Fra l’immaginazione e la realtà il viaggio prosegue con una piccola gemma, una canzone la cui musica mi piace particolarmente, “L’orizzonte” che al ritmo di una bossanova racconta dei tentativi di cambiamento di un uomo che non riesce a dimenticare una donna che ha amato. E pare quasi di sentirlo il profumo di questa donna impigliato fra i baffi di questo personaggio immaginario ma reale allo stesso tempo che alla fine decide di tagliarseli per non soffrire più. “E passa e lassa” è una nenia in dialetto siciliano che racconta della voglia di cantare,  una dichiarazione di intenti musicali, una meta canzone a ritmo lento. “Tra tavoli e pensieri” è una canzone d’amore che racconta del tempo che trascorre, di lune crescenti e di spiagge in cui portare la propria amata, con la bellezza di questa donna dai capelli scuri che si muove fra tavoli e pensieri che incanta il personaggio maschile di questa canzone. La musica ricorda certe colonne sonore di vecchi film di “Felliniana” memoria. “Lampedusa” racconta del viaggio dei migranti e di tutte le peripezie a cui è costretto  ogni migrante, sospeso fra la speranza di arrivare in terra ferma e il rischio di morire, in questo enorme cimitero che ahinoi! è il Mediterraneo. Con “Per strade da inventare” termina questo meraviglioso disco, si conclude questo viaggio a ritmo di blues con una bella fisarmonica e bei vocalizzi. Questo disco narra di un viaggio immaginario e reale, un affresco di colori a tinte variegate, una descrizione fatta con umana pietà di un mondo, il nostro, che sembra stia affogando. Brevemente una piccola annotazione sui musicisti che hanno suonato in questo bellissimo disco prodotto da Tony Canto e che accompagnano nei tour Turè Muschio, gli Alluraki: Giuseppe Lionetto al basso ed al contrabbasso, Fabrizio Ribaudo alla batteria ed alle percussioni, Agostino Casella alla fisarmonica e pianoforte, Fabio Ricciardo al clarino, Dario Cerrito al violino, Phil Ravì Pinto alla chitarra  e lui Salvatore Turè Muschio alla chitarra ed all’ukulele.

Mariano Lizzadro

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