40. DISCO ROTTO DI ANDREA TARQUINI

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© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO” a cura di M. Lizzadro

Per curiosità stavo guardando i dischi finalisti del premio Tenco di quest’anno e fra i finalisti della sezione “Opera prima” mi ha colpito molto “Disco rotto” di Andrea Tarquini. Il disco comincia con “Bionda” una ballata leggera che ritrae il tempo che passa  e l’amore che rimane, è un domandarsi se la persona amata, in questo caso appunto la bionda, è rimasta la stessa o è cambiata. Il personaggio di questa canzone, forse un riferimento autobiografico, canta la sua musica da dentro ad una radio quindi ha avuto successo ma continua a chiedersi e ad interrogarsi sul’amore. “Amore pop” è una bellissima canzone che ritrae molti comportamenti e luoghi comuni tipici italiani, i nostri vizi e le nostre virtù. Ma il tutto fatto con leggerezza ed ironia. Una “sorta” di elenco, si parla di calcio e di tanga attillati che lasciano immaginare, di gelosie e di mal costume e di altre cose. Il finale è meraviglioso con un bellissimo assolo di sassofono. “Fiore rosso” è dedicato a Beppino Englaro, padre di Eluana Englaro, una ballata che confonde volutamente la liberazione dell’Italia con dei temi etici. La libertà dal nazifascismo con la libertà individuale all’eutanasia legale. “Monete” è una storia di amore fra due persone senza lavoro e senza soldi, il racconto di questa canzone si svolge intorno alla storia di un uomo che vuole portare a cena una donna ma non può farlo poiché è senza soldi. “La figlia del re” è una canzone sull’immaturità sentimentale di tanti padri e tante madri di tanti mariti e di tante mogli che mettono al mondo i propri figli e poi non riescono a crescerli. Questa canzone si snoda attraverso il racconto di questa principessa, appunto la figlia del Re, che vuole tutto e non ottiene niente, che fa dei figli e continua a scegliere uomini sbagliati. “A Dicembre” è una canzone il cui personaggio, forse anche in questo caso autobiografico, si veste di lino a dicembre. La storia di un musicista che non vuole rinunciare al proprio sogno. “Gira la testa” parla indirettamente dei fatti accaduti al Bataclan di Parigi, quindi di terrorismo e di morti. In pratica è la storia di un padre che vorrebbe che suo figlio e tutti i bambini del mondo girassero appunto la testa da un’altra parte e che vivessero in un mondo meno violento. “Paure” è un altro elenco, tratte da una poesia di di Raymond Carver, che racconta appunto molte paure dell’essere umano di quest’epoca, dalla paura di morire alla paura del dolore, dalla paura di addormentarsi o di non addormentarsi alla paura del ritorno del passato o del presente che fugge e così via. “Traghetto d’estate” è una canzone che evoca momenti di felicità come quando il personaggio di questa canzone da ragazzo cantava con gli amici canzoni e ballate sul ponte di un traghetto di estate. “Il destino è un pianoforte” è la storia di un rimpianto di un uomo ed una donna che nonostante si siano sempre desiderati non hanno mai avuto il coraggio o forse più semplicemente non è mai capitata l’occasione per poter esaudire quel grande desiderio che li ha accomunati. Il disco si conclude con “Il libro degli errori” tratto dall’omonimo libro di Gianni Rodari che è un inno al lasciare sbagliare i bambini, una dolce filastrocca che conclude questo bellissimo “Disco rotto”. Brevemente qualche notizia en passant su Andrea Tarquini questo autore di canzoni romano di quarant’anni che è stato allievo di Stefano Rosso e studioso di fingerpicking. Ha collaborato con molti musicisti della cosiddetta scena bluegrass romana ed italiana sia come musicista che poi anche come autore di canzoni proprie. Ha esordito nel 2013 con il primo disco solista “Reds” un tributo omaggio al suo maestro Stefano Rosso per poi fare un grande salto di qualità con questo “Disco rotto”. Infatti “Disco rotto” contiene tutte canzoni scritte, suonate e cantate dallo stesso Andrea Tarquini e dai suoi musicisti, un viaggio nell’Italia di oggi con tutti questi personaggi un po’ autobiografici ed un po’ immaginari che descrivono costumi e malcostumi, vizi e virtù di tutti gli italiani, di tutti noi italiani.

Mariano Lizzadro

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