“SI PUÓ RIMANERE UMANI DOVE NON C’É COMPASSIONE?”

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“Il bambino di Auschwitz” é un romanzo di Suzy Zail incentrato sulla storia di Alexander Altmann, un bambino ebreo deportato ad Auschwitz durante la seconda guerra mondiale. Giunto al campo di concentramento, viene catalogato come “A10567”, costretto a rinunciare alla sua identità e umanità nel tentativo di irrobustirsi per sopravvivere alla crudeltà dei nazisti. Cerca così di isolarsi e costruirsi una fortezza attorno; evita qualsiasi tipo di rapporto con gli altri detenuti, rifiutando tutte le proposte di amicizia, in particolare quella di Isidor, un ragazzino che scopre poi essere nella sua stessa situazione (entrambi hanno infatti perso i fratelli a causa della spietata violenza delle SS e i loro genitori patiscono gli stessi soprusi nel campo).

Così come Primo Levi in “Se Questo É Un Uomo”, anche Alexander riesce a guadagnarsi una “buona posizione” nel campo grazie alle sue abilità: essendo un bravo cavallerizzo, viene promosso a prendere parte del plotone equestre e presto dà prova della sua bravura al kapo, che così gli assegna il compito di occuparsi del cavallo del comandante. Mentre il primo impiego risulta piú semplice in quanto consiste nel sellare il pony Castagna, che costituisce la principale fonte di divertimento per i figli degli ufficiali delle SS, il lavoro successivo appare più pericoloso e impegnativo: lo stallone del comandante è una bestia che era stata tenuta in cattività e per questo si presenta indomabile. Ben presto Alexander capisce che senza tatto non sarebbe mai riuscito a sottomettere il cavallo e, perciò, deve riaccendere l’ultima scintilla di umanità che gli era rimasta: decide di dare un nome allo stallone, “Mezzanotte”, affinché egli possa riconoscere nell’addestratore un amico.

Nei 12 giorni di tempo assegnatogli, Alexander riesce a costruire un rapporto d’amicizia sano e sincero con l’animale, che risulta essere necessario per entrambi: il ragazzino ritrova forza in se stesso e il cavallo supera la paura del mondo esterno. I due vengono però drasticamente separati: l’arrivo dei Russi, segnato da esplosioni di forni crematori, costringe i nazisti ad abbandonare i campi e scappare. Inizia la marcia: lo stallone porta il comandante e Alexander si unisce allo sciame di prigionieri in fuga da Auschwitz. Durante il percorso, in seguito ad un malore, il ragazzo si accascia a terra e si assopisce, per poi risvegliarsi a casa sua in compagnia della madre due giorni dopo.

Un racconto toccante, affrontato con semplicità nonostante la complessità dei fatti.

Definito dalla critica come il commovente tentativo di restare bambini nell’Inferno di un campo di concentramento, io lo giudico come il coraggio di restare umani in un luogo che ha ucciso l’umanità.

Una lettura scorrevole, coinvolgente e commovente, che espone validamente la brutalità dell’Olocausto e le emozioni delle vittime di questa violenza.

Chiara De Santo

L’AUTRICE
Suzy Zail ha lavorato come avvocato prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. In uno dei suoi libri ha raccontato la storia del padre, un sopravvissuto all’Olocausto. Vive a Melbourne.Zail_Il-bambino

https://www.libreriauniversitaria.it/bambino-auschwitz-zail-suzy-newton/libro/9788854175334

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