46. LOUDNESS LOVE DI STEFANO RUSSILLO

copertina 2003 3

© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO” a cura di M. Lizzadro

“ … invece di costruire ordigni, i governanti, potrebbero impegnarsi nello sviluppo di tecnologie spaziali”. Stefano Russillo

Stefano Russillo è un musicista, uno scrittore ed un videomaker di Baragiano ed è un mio caro amico. Fra le sue Opere edite ricordiamo  il libro “X Fantasy” pubblicato da  Booksprint nel 2012 ed il disco: “Baragiano” del 2014 oltre a diversi video su youtube ed a numerosi versi e dipinti. “Baragiano” è il suo primo disco ed è stato registrato in casa dallo stesso autore. Questo disco narra le vicende vissute tra la mulattiera che portava al Centro Storico e la Stazione Ferroviaria di Baragiano, tra lo spaccio di droghe leggere e gli appostamenti delle forze dell’ordine. Usa un linguaggio quotidiano di italiano misto a dialetto Baragianese, con sleng provenienti sia dalla tradizione passata che dai nuovi modi di dire relativi alla globalizzazione: tutto questo per dare un’interpretazione della realtà.  “Loudness Love” ed. Patamu uscito nel 2018 è il suo ultimo disco. La copertina di “Loudness Love” è spaziale con la Terra vista da un altro pianeta, probabilmente dalla Luna. Il disco comincia con “S.O.S. from the Moon planet” in cui su una base costante di impulsi elettrici in alfabeto morse arriva dalla base lunare k una richiesta d’aiuto: al di la del bene e del male, canale 6 … “X Fantasy” appunto. La dissolvenza audio di questa prima traccia si apre, poi, con “Solera” dove risulta inconfondibile il suono di Gabriele Russillo alla chitarra flamenco. Tra qualche bevanda e la brezza che agita le tende veniamo proiettati sotto un sole di tarda estate ad osservare le dita danzare sulla tastiera. . Questa seconda canzone è davvero molto bella, un piccolo scrigno che contiene un grande tesoro. Poi è la volta di “Laser jazz 7.1”, che col jazz in fondo, c’entra poco, ma che anche con la collaborazione di Massimo Russillo ci proietta in un viaggio con ritmi percussivi e suoni che richiamano alla mente i primi videogiochi degli anni ’80. Sembra il giusto preludio ad un’altra bellissima canzone, “Loudness love (on the earth floor)” “composta alle 4 e 30 del mattino, di getto come da una eredità onirica, prima alla chitarra classica, poi al MIDI del pc. E’ quasi un blues ma non suona come un blues, all’interno dell’album nella visione d’insieme rappresenta la terra” come afferma il suo stesso autore. . Poi è la volta di “Moi J, cocaine” dove l’autore non nasconde il fascino che le sostanze psicotrope hanno su di lui, anzi col supporto di ritmi incalzanti e viscerali  e la malia della sua Venere viziosa vorrebbe puntare l’attenzione sull’assenza dello Stato sulla tematica delle droghe leggere. Il viaggio continua con “Nettunian rock ambient” in cui il ritmo rallenta un po’ quasi come fosse appesantito, fra le nebbie di ammoniaca e i laghi di metano liquido della luna Tritone . Arriviamo così a … “A night of st. Lawrence” in cui su una base martellante suoni elettronici e stelle cadenti vengono interrotti da una voce femminile che saluta la stella nera sperando di vederla meglio l’anno prossimo. Il disco prosegue con “Fungo mono” in cui il viaggio musicale si fa un po’ più profondo con basso e batteria cesellati in un atmosfera cupa da fine del mondo: il bassista suona in levare in modalità mono, seduto sul suo amplificatore ed in lontananza lampi, rombi e tuoni di un esperimento nucleare.  E così giungiamo a “Ring of Saturn” una vera e propria cavalcata musicale immaginata sugli anelli di Saturno, trainati da un bel giro di accordi. Ed infine il disco si conclude con “Martian paradox” quasi un ritorno alla realtà e il monito a non autodistruggersi come la civiltà marziana nelle leggende. L’amore rumoroso ai piani bassi a cui allude il titolo credo sia un atto di amore verso la vita, un grido di dolore che si fa suono e si trasforma in gesto d’amore.

Mariano Lizzadro

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