Babele di Lorenza Colicigno

mde

Babele

Risalgo la babele dei miei anni
tra visioni di sole e d’ombre.

Affondo in ricordi ermetici
li afferro ferendomi ami
lanciati dalla memoria
echi incomprensibili
di età e luoghi smarriti.

Mormorii dal fondo della coscienza
di chi con me non ne ebbe
e urla come di cane ferito a morte
della mia coscienza.

Ascolto con la tenacia dell’esploratore
giunto al confine della conoscenza
fluire come di fiume senz’argini
melme e massi che tutto travolgono
speranze e illusioni larve appena nate
arrese al peso del vivere concreto.

Precipito senza aver nulla compreso
di me di loro di noi. Lingue diverse
e intolleranti l’una dell’altra. Affondo
nel borboglio che assilla orecchie
sofferenti o indifferenti.

E intanto lo sguardo caparbio
corre, corre verso, corre dentro
nuvole e insegue l’inafferrabile
cima della torre dove l’aspetta
il senso d’ogni cosa nello scorrere
limpido d’una parola comune.

Lorenza Colicigno

(in “Sud e i poeti”, Macabor Editore 2018)

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