Auschwitz. Il volo di Salvo Zappulla

50876738_2103253683085331_6858595217277190144_n
Auschwitz.
Il volo di salvo Zappulla
.

Ci hanno radunati nel cortile del campo di concentramento, massa gelatinosa senza identità. Un ufficiale, impettito nella sua divisa, vomita parole, ordini, insulti. Esseri sottomessi ascoltano in silenzio con il capo piegato; la rassegnazione dei vinti prevale. Qualcuno accenna un gesto d’assenso, forse sperando di compiacere l’aguzzino e di ritardare l’ingresso nel forno crematorio.
Le catene ai piedi non concedono scampo.
L’uomo privato della sua anima diventa numero. Io tra questi. I colpi di frusta strappano la pelle secca e il sangue solidifica nelle vene. Mi rimane strozzato in gola l’urlo possente. All’improvviso mi ribello, spezzo il metallo che mi opprime e con un movimento lesto di gomiti mi libro in volo. Mani avverse si tendono ad afferrarmi ma è troppo tardi, ho già raggiunto le nuvole.
E volo, volo, volo.
Volo sulle loro ridicole uniformi, sulle loro teste bionde, sui loro occhi di ghiaccio che non conoscono la pietà; sulle menti addestrate all’odio, sul loro delirio di onnipotenza.
Il vento mi sospinge lontano, via dalle lugubri colonne di fumo nero. Da quassù la terra è un insieme indivisibile, le frontiere invenzioni degli uomini. Mi libero della forza di gravità e fluttuo leggero nell’aria.
È bellissimo!
Le gambe tese fungono da timone, con le mani taglio a fette il cielo. Sorvolo boschi incantati, ruscelli, mi specchio nei laghi. L’aquila reale mi affianca, scendiamo in picchiata a dissetarci nell’acqua tumultuosa del fiume. Con la gola rinfrancata si leva limpido nel cielo il mio canto di libertà.
L’aquila mi ha abbandonato alla ricerca di una preda per i suoi piccoli, un coniglio o una biscia scorti in lontananza tra i rovi.
Attraverso le grandi distese di sabbia, il deserto del Sahara. Dal sud soffia caldo il Ghibli e mi scompiglia i capelli. L’ebbrezza è indescrivibile!
Accarezzo le onde dell’oceano, inizia la mia danza coi gabbiani: traiettorie impossibili, volteggi, capriole, virtuosismi da acrobata.
Volo! Volo! Volo!
Sono arrivato in America. Ah, l’America! Ho sempre desiderato visitarla. Le praterie immense, un tempo regno incontrastato dei bisonti; le Montagne Rocciose, il Gran Canyon, le cascate del Niagara. Riaffiorano alla mente i versi di Stevenson, nella loro lingua originale, dolcissimi:

“I look across the ocean,
and knell upon the shore,
i look out seaward – westward,
my beart swells more and more.
I see the great new nation,
new spirit and new scope
rise there from the sea’s round shoulder
a splendid sun of hopel!…”

Volo sempre più su. Mi faccio largo tra gli astri, gioco a bocce coi pianeti, girovago nel cosmo. È fantastico!
Laggiù quell’uomo si accanisce contro il mio povero corpo riverso sulla neve, colpisce e colpisce ancora.
Non lo sa che sono diventato una stella.

Salvo Zappulla
Testo di Salvo Zappulla, illustrazione di Simone Parrottino
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...