Nessuno sa di noi di Simona Sparaco

nessuno sa di noi

Nessuno sa di noi, madri mancate

“Nessuno sa di noi” racconta uno dei drammi quotidiani di gran parte della popolazione mondiale, da tempo al centro di manifestazioni e dibattiti tra conservatori cattolici e movimenti femministi: l’aborto.

Il caso specifico di questo libro mette Luce e Pietro, protagonisti della vicenda narrata, davanti alla scelta più importante della loro vita.

Lorenzo, nome scelto per il figlio che Luce porta in grembo, affetto da displasia scheletrica, potrebbe non sopravvivere al parto e, se ci riuscisse, andrebbe incontro ad una vita di difficoltà e sofferenze, per cui qual è la scelta migliore che i suoi genitori possono prendere? Metterlo al mondo e vederlo continuamente scosso da dolori fisici o abortire, risparmiandogli tutte queste afflizioni?

In entrambi i casi, non è una decisione che può essere presa a cuor leggero.

Simona Sparaco, autrice del libro, presta la sua penna alla voce di una madre distrutta, posta davanti al bivio più radicale della sua vita, a due strade opposte a senso unico, senza possibilità di ritorno.

 “Nessuno sa di noi” si riferisce quindi a tutte quelle donne chiamate a scegliere per i loro figli, continuamente minacciate dai propri sensi di colpa, agitate dall’ansia perenne di non aver preso la decisione giusta; ai bersagli del giudizio divino che almeno su questa terra sembra essere più lieve di quello della gente comune, di chi non si fa scrupoli ad accusare una donna di infanticidio, a chiamarla assassina, come se non bastasse già la sua coscienza a tormentarla.

Luce, la protagonista del romanzo, si fa quindi portavoce dei sentimenti di queste madri mancate, spesso sconosciuti a chi è abituato a puntare il dito.

Leggiamo nelle sue parole il senso di disorientamento di chi smette di essere padrona di se stessa, la lotta interiore tra la ragione più fredda e il cuore più dolce e gentile di una madre che altro non desidera se non vedere suo figlio star bene.

Pietro, padre del bambino, si mostra più risoluto e diretto, nascondendo il dolore di una simile scelta a Luce, muovendola verso quella che sembra l’unica via d’uscita dal suo inferno personale. Questa botola di salvataggio, però, finisce col diventare l’inizio di una voragine di dolore e di sconforto che risucchia la protagonista subito dopo aver abortito: la madre viene assalita dal fantasma del figlio mai nato, che si rende più presente della realtà che la circonda davvero. La donna cerca il viso mai visto di suo figlio negli altri bambini, la sua forma sotto la sua pelle, i suoi pianti nei rumori oltre le pareti. È come se la protagonista si dimenticasse di sé per inseguire il desiderio di un figlio ormai svanito nel nulla, che prima le riempiva anima e corpo e che ora le ha tolto perfino il sonno.

Dal profondo del baratro Luce grida aiuto e le viene in soccorso l’eco delle altre donne che come lei, in momenti precedenti, hanno dovuto affrontare la sua medesima scelta e che quindi condividono i suoi stessi sentimenti.

È come se, ascoltando le altri voci, Luce sia effettivamente riuscita a sentire la sua e pian piano a ritrovarsi.

È una storia realistica, in cui moltissime persone potrebbero riconoscersi, che invita a riflettere chiunque, future madri e non.

È un libro coraggioso e necessario, che riscatta l’assassina infanticida dal giudizio che la gente attribuisce alle donne che scelgono di abortire.

In un momento storico come questo, in cui dopo anni di battaglie il diritto di abortire è minacciato e, in alcune parti del mondo, del tutto negato, questo libro serve per ribadire la dignità delle donne in quanto persone, delle nostre scelte, delle nostre motivazioni, che per qualcuno stanno perdendo valore.

Chiara De Santo

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