I CAMBIAMENTI PSICOLOGICI AI TEMPI DI INTERNET E DEI SOCIAL

La-tecnologia-sta-modificando-il-nostro-cervello8-800x400-800x400L’EPOCA IN CUI VIVIAMO E LA SOCIETA’ CHE ABITIAMO

E’ innegabile che con i mutamenti degli ultimi decenni la società sia cambiata e con essa di conseguenza anche tutti noi, non ci vuole un acuto osservatore per rendersene conto. L’obbiettivo che mi ripropongo con questo piccolo scritto corrisponde ad una mia esigenza e cioè tentare di comprendere gli effetti che questi cambiamenti così rapidi, come ad esempio la diffusione di internet e dei social media, stanno avendo sulla società, su ognuno di noi. Semplicemente il mio vuole essere un minimo tentativo di comprendere quest’epoca che viviamo ed i repentini mutamenti di questo mondo che abitiamo. Fatta questa doverosa precisazione ecco insieme avviamoci in questo piccolo viaggio nel tentativo di delineare alcune caratteristiche che mi sembra appartengano alla società in cui viviamo e che abitiamo. La prima cosa che mi viene in mente è che in questa nostra società tutto accade rapidamente, a ritmi e velocità fino a non tanto tempo fa nemmeno pensabili. Subito dopo mi viene in mente che in questa società, ognuno di noi ha un’identità che cambia. Abbiamo un’identità virtuale, cioè quella che usiamo quando siamo connessi ad internet o ai cosiddetti social, per intenderci, che sostituisce l’identità reale. Come dice  Zygmunt Bauman: “Le identità sono vestiti da indossare e da mostrare, non da mettere da parte e tenere al sicuro”. Quindi anche la nostra identità al pari di un qualsiasi orpello o oggetto da consumo va cambiata per lasciare posto ad altre identità. L’identità da costante auto percezione e sintesi di tutte le nostre esperienze individuali e relazionali, sembra essere diventata una cosa ingombrante di cui sbarazzarsi, per lasciare posto anche a quello che non siamo. Oggi possiamo essere anche quello che non siamo in maniera rapida, cangiante e mutevole, possiamo gettare “la palla al piede che intralcia i movimenti, , una zavorra da gettare per riacquistare libertà di movimento” usando le parole dello stesso Zygmunt Bauman. Oggi pare sia diventato più importante l’essere connessi rispetto all’essere se stessi! Con un click “l’uomo ultra moderno o l’uomo windows” secondo un’espressione cara a Pasquale Romeo, può creare o troncare un’identità o una relazione! A costo di rasentare il luogo comune ma oggi si ha l’impressione che la connessione sia basata quasi sempre sulla superficialità mentre costruire e mantenere la propria identità così come prendersi cura di una relazione umana comporta sacrifici e impegno. Ed è forse per questo che in quest’epoca che viviamo, basata sul tutto e subito, diventa meno faticoso e più semplice nascondersi dietro ad una tastiera e con un click … Molti definiscono questo momento storico che viviamo come epoca della globalizzazione, “La globalizzazione da un lato apre nuove strade, consente tramite le nuove tecnologie il nostro desiderio di illimitatezza, d’altro canto aumenta le nostre insicurezze. La globalizzazione nasce dal desiderio di non avere più uno spazio preciso di riferimento e di conseguenza essendo dappertutto  in ogni luogo, è un estremo tentativo di annullare il tempo in una sempiternità, poiché è proprio il tempo che scandiva lo spazio e ci consentiva di non essere contemporaneamente in posti diversi” parafrasando lo stesso Pasquale Romeo. Altra caratteristica peculiare di quest’epoca che viviamo oltre alla perdita dell’autorevolezza e dell’autorità delle figure genitoriali e delle istituzioni come la Scuola e lo Stato, è la perdita del concetto di Storia e la sua sostituzione con le storie. Dando più importanza al qui e subito, a quello che è visibile ed immediato, come conseguenza diventa meno importante la storia, il tempo ed il passato. Per alleggerire un po’ il discorso, un’altra caratteristica di questi tempi sono le innumerevoli dispute che avvengono a suon di citazioni e di ricerche tramite internet, per cui a pochi interessa verificare le fonti: basta che c’è scritto su internet, il “così c’è scritto su internet!” pare essere diventato legge universale e non discutibile! Oggi viviamo contemporaneamente in realtà virtuali fatte di social, alla ricerca di identità cangianti, siamo sempre in movimento attraverso siti online, siamo la cosiddetta “generazione tapis roulant” usando un’espressione cara a Pasquale Romeo. La parola d’ordine di quest’epoca sembra essere: “rimanere connessi”. La differenza fra la vita e la connessione è che la vita comporta scelte, sacrifici, dolori, rinunce, mentre la connessione è fatta di esperienze rapide, immediate e superficiali. Il paradosso è che oggi se non sei connesso, metaforicamente, è come se fossi morto! Oggi viviamo nell’epoca del gioco e della spettacolarizzazione, da un lato mettiamo da parte regole ed ordini e dall’altro diamo molto valore al disordine, confondendolo con la creatività. Per tutte queste ragioni e non solo oggi siamo alla ricerca di senso e lo andiamo a cercare nel rapporto con uno psicoterapeuta. Un’altra caratteristica che mi pare sia presente in tanti di noi sembra essere il senso di solitudine e l’inquietudine, come dice Maria Zambrano: “Si tratta di una solitudine provocata dall’inquietudine, perché non sappiamo, né possiamo essere certi di alcunché. Ci ritroviamo così soli perché siamo confusi ed inquieti”. Oggi abbiamo così tante cose da fare che alla fine finiamo spesso col non fare niente, rimaniamo tante volte come paralizzati, incapaci o impossibilitati nel fare scelte perché diamo più importanza alle cose a discapito delle persone e delle relazioni. Come in un circolo vizioso la paralisi emotiva genera a sua volta confusione ed inquietudine. Nonostante possiamo andare quasi dappertutto nel mondo, la connessione ad internet e i social, negano l’intimità e la privacy di quelle persone, a dir il vero ormai poche, che non ci tengono a far sapere agli altri dove vanno e cosa fanno. In questo mondo in cui siamo diventati tutti turisti, attori e spettatori delle nostre e delle altrui vite, fotografiamo ci auto fotografiamo e facciamo video per poi condividerli in rete. Non è un caso se oggi una delle prime cose che facciamo durante i nostri viaggi, dopo aver sistemato i bagagli, è la richiesta della password per accedere ad internet. Mi sembrano belle queste frasi di Pasquale Romeo che interrogandosi e facendoci riflettere  sui concetti di disagio ed identità dice: “Bisognerebbe chiedersi se un ruolo in tutto questo lo assume una società completamente modificata rispetto al passato, che è diventata instabile, discontinua, precaria, incerta e soprattutto liquida secondo un noto e oramai consunto concetto di Bauman. Una società che sembra abbia sostituito il tempo allo spazio, facendoci correre velocemente sul ghiaccio sottile, solo nella corsa sta il segreto per non sprofondare”. Ognuno di noi più o meno consciamente non potendo immaginare il proprio futuro, vive in un eterno presente, senza più continuità storica né senso di appartenenza tantomeno radici, tutti elementi indispensabili per la creazione di un adeguato e duraturo senso di sé. Bisogna aggiungere a tutto ciò anche il fatto che avendo poco tempo a disposizione la maggior parte di noi sottrae tempo alle relazioni con gli altri e viceversa gli altri sottraggono tempo alla relazione con noi, permettetemi di usare ed abusare di un luogo comune: ma dove sono finite quelle belle e numerose comitive di una volta? Oggi sembra un’impresa riuscire ad organizzare persino un’uscita in tre o quattro persone! In quest’epoca ci ritroviamo in un mondo in continuo mutamento, senza più riferimenti certi, disorientati ed angosciati. Con la logica del disimpegno e dell’evasione, siamo scivolati verso una quotidianità senza legami e relazioni duraturi ed impegnativi, verso un mondo in cui preferiamo legami e relazioni fugaci e rapidi. Come dice Pasquale Romeo, oggi sembra proprio che per vivere non sia necessario nemmeno più appartenere a qualcuno o a qualcosa, siamo andati oltre quello che Zygmunt Bauman definiva “le comunità guardaroba”, cioè persone che stanno insieme fin quando qualcuno decide di riprendersi il proprio vestito dal guardaroba ed andare via, infatti adesso basta un semplice click, per poter andare via. Seguendo la metafora del “guardaroba” e parafrasando lo stesso Pasquale Romeo: “L’identità è momentanea, dipende da quando appendiamo nella stessa stanza  con gli altri il nostro soprabito”. Siamo come naufraghi senza nemmeno la speranza di poterci salvare. Stiamo su una zattera in mezzo al mare e siamo alla ricerca del like, del plauso, dello sguardo degli altri. Tutto viene consumato ed obliterato, fin quando il senso di solitudine e l’angoscia è sopportabile e poi nei casi più fortunati si cercano soluzioni o ci si rivolge a qualche esperto per cui noi psicologi, noi psicoterapeuti possiamo essere contenti, almeno per noi c’è tanto lavoro!

I CAMBIAMENTI PSICOLOGICI AI TEMPI DI INTERNET E DEI SOCIAL

Se pensiamo che nel mondo siamo circa sette miliardi di persone e che nel 2016, quindi tre anni fa da alcune stime quasi la metà accedeva ad internet, possiamo subito renderci conto dell’entità del fenomeno e di come e quanto i cambiamenti psicologici indotti da internet e dai social siano diffusi. In Italia come nella maggior parte dei paesi sviluppati, la percentuale aumenta notevolmente per cui su sessanta milioni di abitanti quasi quaranta milioni sono gli utenti che accedono ad internet, tramite pc, tablet e soprattutto smartphone. Tutto ciò sta portando alla nascita di una “nuova mentalità mobile per cui i pensieri, le emozioni ed il comportamento delle persone sono influenzati dal loro smartphone”, citando Giuseppe Lavenia. La diffusione pervasiva e su scala globale di pc, tablet e smartphone con la possibilità di poter accedere alla rete internet alla portata di chiunque, hanno creato per la prima volta nella storia dell’essere umano una “sorta” di adattamento mentale ed un cambiamento delle nostre funzioni cognitive e relazionali, rimodulate in base a questi aggeggi tecnologici. Non mancano voci critiche, come ad esempio quella di Manfred Spitzer che definisce questi cambiamenti come “demenza digitale”. E voci meno critiche che si pongono in maniera positiva verso questi cambiamenti evidenziando la fruibilità h 24 di contenuti per tutti, la possibilità di poter accedere ad un’immensa biblioteca virtuale quindi la condivisione di quasi tutto lo scibile umano, l’abbattimento di qualsiasi barriera territoriale e spaziale con la possibilità di poter comunicare e condividere qualsiasi cosa anche con chi sta dal’altra parte del mondo. Se da un lato abbiamo una facilitazione nei contatti, nello studio, nel lavoro che va di pari passo con uno sviluppo delle capacità di memoria e un allenamento delle nostre capacità cognitive, d’altro canto questi repentini cambiamenti vanno di pari passo a carenze relazionali, senso di angoscia, di  inquietudine e solitudine nel mondo reale. Il linguaggio che usiamo attraverso internet ed i social stimola sensazioni, comportamenti e relazioni in grado di modificare la percezione dello spazio e del tempo, cioè in altre parole distoglie tutti noi dalla vita reale e a volte crea una specie di legame emotivo fra noi ed il web. Quindi la facilità di accesso al web e la velocità con cui si può accedere a qualsiasi contenuto che ci interessa, “determina da un lato il perdersi continuo fra le maglie della Rete e dall’altro la non consapevolezza del tempo che scorre” usando le parole di Lavenia e Stimilli. Tutto questo accade mentre siamo impegnati nelle nostre ricerche e nelle nostre navigazioni in internet. Collegato a questo abbiamo anche l’impressione di non avere limiti. Siamo testimoni di un enorme cambiamento del modo di comunicare e di relazionarci, stiamo passando da una comunicazione verbale/non verbale ad una comunicazione esclusivamente verbale, fatta di sole parole, in cui l’espressione corporea, come per esempio l’espressione del viso, perde di importanza. Oggi dominano i messaggi e le chat. Fino a non molto tempo fa l’accesso ad internet era possibile effettuarlo anche in anonimato. Ultimamente con l’avvento dei social e dei cosiddetti dispositivi mobili risulta meno possibile l’accesso ad internet in anonimato. In pratica lo smartphone comunica in tempo reale e semiautomatico il posto da cui ci connettiamo. Tutte queste caratteristiche elencate fin’ora ed altre ancora interagiscono con ognuno di noi, per cui inevitabilmente le esperienze che facciamo nel web ci condizionano, in termini di vissuto personale e anche nelle nostre relazioni. Interessante è la distinzione che fa Marc Prensky fra i cosiddetti “nativi digitali” che vengono differenziati dagli “immigrati digitali”, intendendo per nativi digitali tutti coloro che sono nati quando l’uso di internet e dei social già era una realtà mentre gli immigrati digitali saremmo tutti noi altri che abbiamo vissuto l’avvento su vasta scala dell’uso di internet e dei social. In pratica secondo Marc Prensky ci sarebbero differenze fra “nativi ed immigrati digitali” nell’uso di internet e dei social. Anche se l’approccio ad internet ed ai social è diverso per ognuno di noi secondo Giuseppe Lavenia è possibile definire un Modello di Sviluppo Emotivo dell’utente internet. Questo modello delinea profili di attaccamento alla tecnologia simili ai modelli operativi interni della Teoria dell’Attaccamento di John Bowlby  serve a descrivere il modo con cui ognuno di noi si approccia alla rete internet, al web. Ci sono due fasi: la prima detta di Osservazione e Ricerca suddivisa a sua volta in uno stadio Osservativo ed in uno stadio di Attivazione. In pratica durante il primo stadio di Osservazione in cui ci approcciamo per la primissima volta alla tecnologia Internet, prendiamo contatto e cominciamo ad interagire con la tecnologia di internet spinti dalla curiosità e al contempo frenati dal timore e dall’insicurezza rispetto al mezzo. Pian piano che ci impratichiamo, che acquistiamo competenze e conoscenze del mezzo che abbiamo davanti passiamo alla seconda fase di Attivazione in cui mettiamo gradualmente in pratica tutto ciò che abbiamo appreso circa l’uso del mezzo. Durante questa prima fase di Osservazione e Ricerca, prendiamo coscienza ed impariamo ad usare internet ed il web, anche se per lo più in maniera passiva, cioè ricerchiamo solo informazioni e navighiamo senza essere protagonisti, senza contribuire a nostra volta a creare la realtà virtuale.  Entriamo nella seconda fase definita Relazionale Comunicativa quando sperimentiamo, comunichiamo ed interagiamo con altre persone connesse alla Rete come noi. Durante questa seconda fase di sviluppo diventiamo creatori della realtà virtuale. Il Modello di sviluppo Emozionale serve per comprendere in quale fase si trova l’utente. In altre parole ed in maniera molto schematica, secondo questo modello durante la prima fase di Osservazione e Ricerca è possibile che incorriamo in questi rischi: sovraccarico cognitivo, gioco d’azzardo patologico online, trading patologico online, shopping compulsivo online e porno dipendenza online. Durante la seguente fase Relazionale Comunicativa corriamo il rischio di incappare in: dipendenza da relazioni virtuali, dipendenza da sesso virtuale, dipendenza da giochi di ruolo online, hikikomori, cyber bullismo, Blue Whale e nomofobia. Secondo il Modello di Sviluppo Emotivo ideato da Giuseppe Lavenia, per accertarsi se e in quale fase la persona che viene in cura si trova come prima cosa occorre far uso di test specifici quali soprattutto l’Internet Trap Test in particolare, ma anche l’Internet Trap Interview e l’Adult Attachement Interview. Dopo aver somministrato i test si può procedere ad un intervento psicoterapeutico vero e proprio. Secondo Giuseppe Lavenia un intervento psicoterapeutico inizia con un’analisi della domanda e con una conseguente ridefinizione della stessa. Spesso quando una famiglia si rivolge ad uno psicoterapeuta arriva con la propria diagnosi e col proprio paziente designato, allora il bravo psicoterapeuta mette in atto tutte le tecniche per coinvolgere tutti gli altri membri del sistema familiare. Cerca di allargare il campo visuale di quel nucleo familiare, ridefinendo in positivo il sintomo portato in analisi. Poi subito dopo cerca un’alleanza con i membri della famiglia ed anche e soprattutto col cosiddetto “paziente designato”. Un’alleanza familiare si basa accettando le richieste e le esigenze di ogni membro della famiglia. L’alleanza col paziente designato si effettua partendo dal ricollocamento del sintomo dentro il contesto, cioè facendo comprendere a ciascun membro che il sintomo portato in seduta fa parte di una disfunzione più ampia che coinvolge tutta quella determinata famiglia. Fin dalla prima seduta conviene ridefinire la domanda mediante una prescrizione del sintomo, usando le parole dello stesso Giuseppe Lavenia: “il computer, la connessione, lo smartphone non vengono tolti, come spesso richiesto dai genitori o dal partner” del “paziente designato” ma viene imposto il suo utilizzo, viene regolamentato, affinché ciascun membro della famiglia si senta corresponsabile e non disimpegnato rispetto al problema che un membro o l’intera sua famiglia ha portato in terapia. In questa fase iniziale lo psicoterapeuta assume spesso il ruolo di facilitatore della comunicazione della famiglia, intorno ai temi dell’utilizzo di internet e del social, ed aiuta il paziente a sentirsi compreso sia in famiglia che in terapia. Lo psicoterapeuta sa che il sintomo, il problema o la patologia, portata fin da principio dalla famiglia come prova inconfutabile del disagio del paziente designato (ad es. nostro figlio sta sempre con lo smartphone in mano, oppure sta tutto il giorno davanti al computer!), rientra in un contesto familiare più ampio che permette di comprenderne il significato. Quindi lo psicoterapeuta fin dal primo colloquio tiene a mente alcune domande, che secondo Giuseppe Lavenia sono: “Come mai proprio questo sintomo? Come mai proprio in questo momento della vita? A quale punto del ciclo vitale si trova? Quale significato assume questo sintomo nel contesto?”. Il Modello di Sviluppo Emotivo prevede che quando lo psicoterapeuta decide di prendere in carico un paziente con disagi psicologici dovuti all’uso di internet e dei social, debba contemporaneamente prendersi in carico tutta la famiglia, dato che il sintomo non si limita al singolo paziente ma riguarda anche l’intero sistema familiare. Con un percorso intrecciato di presa in carico del paziente designato e dell’intero sistema familiare si giunge alla comprensione della problematica relazionale sottostante al sintomo dell’uso patologico della rete internet e dei social. Una volta compresa la problematica relazionale dietro al sintomo portato in terapia si può cercare di modificare l’intero sistema familiare per far si che ci sia un cambiamento migliorativo che conduce ad un’evoluzione dell’uso della tecnologia di internet di modo tale da contrastare e modificare il sintomo stesso. Questo percorso di consapevolezza che reca con se un cambiamento dipende da tanti fattori, fra cui le risorse del sistema, le resistenze al cambiamento e la relazione con lo psicoterapeuta. In genere ha una durata variabile che va da un anno ad un anno e mezzo. Secondo Giuseppe Lavenia, lo psicoterapeuta durante le sedute di terapia usa delle tecniche e delle prescrizioni. Può avvalersi ad esempio della cosiddetta prescrizione della variazione di rituale che essendo una prescrizione paradossale comporta che una volta stabilita la prescrizione del sintomo si possa fare l’opposto e cioè mentre prima con la prescrizione del sintomo i vari membri della famiglia controllano che il paziente designato non acceda ad internet, con la prescrizione del cambiamento di rituale si favorisce l’uso della rete internet, con l’incoraggiamento paradossale all’accesso alla rete. La prescrizione del cambiamento di rituale destabilizza i ruoli sedimentati nel tempo rispetto all’uso del web fra i diversi membri della famiglia e riduce il piacere dell’accesso ad internet che diventa un obbligo regolato dalla famiglia. Il fotogramma è una tecnica di sostegno al paziente designato che porta in seduta diverse fotografie o immagini anche scaricate da internet che servono a se stesso e anche ai membri di quella famiglia di raccontare e raccontarsi. Il fotogramma attraverso la narrazione di sé serve a sostenere il paziente designato nel suo percorso di acquisizione di consapevolezza di come l’uso del web che lui attua sia collegato al suo modo di relazionarsi coi membri della sua stessa famiglia. La strategia del come se, è semplice ma efficace e consiste nel fare immaginare al paziente come sarebbe la sua vita senza la tecnologia internet, senza rete, in maniera da aprire la via a nuovi modi di essere senza web. Questa tecnica risulta molto utile soprattutto nelle web compulsioni, cioè nei momenti di distacco dalla rete vissuti dal paziente in modo angosciante ed opprimente. La tecnica di inserire il reale nel virtuale, cioè l’introduzione di elementi della quotidianità nel fantastico mondo di internet, per rendere la vita del web meno suggestiva e piacevole associandola alla quotidianità concreta e alle persone con cui interagiamo anche in modalità off line, cioè nella realtà. La tecnica di passare dai desidero ai vorrei, cioè scrivere una quantità di desideri e poi trasformarli in realtà, in modo che poi i desideri diminuiscono perché è difficile realizzarli, in altre parole far fare un bagno di realtà al paziente. La tecnica della lettera dei grazie, usata durante una terapia familiare, rivolta ai genitori e basata sull’idea che i disagi espressi dal paziente designato siano la rappresentazione del conflitto all’interno della coppia genitoriale. In pratica la madre ed il padre del paziente vengono esortati a scrivere una lettera in cui ringraziano il proprio figlio, esplicitano quello che avrebbero voluto dal proprio figlio ed infine quello che sono disposti a fare per il proprio figlio. Poi le lettere durante la seduta vengono lette, commentate ed unite in un’unica lettera consegnata poi al figlio. L’idea sottostante alla tecnica della lettera del grazie è che il blocco comunicativo e relazionale della coppia genitoriale non ha permesso al figlio di svincolarsi e crescere ed è per questo che il paziente ha sviluppato il sintomo che lo tiene ben aggrappato alla rete internet. Questa tecnica molto forte dal punto di vista emotivo permette un cambiamento della famiglia, in particolare avviene una rielaborazione della storia familiare ed un riconoscimento delle mancanze di ciascun membro di quella famiglia con una seguente richiesta di perdono, senza ricerca di colpe né di vittime. Tutte queste tecniche descritte ed ideate da Giuseppe Lavenia hanno come substrato l’idea che la narrazione dei propri vissuti abbia la capacità di portare gradualmente verso una consapevolezza della propria storia emotiva, affettiva e relazionale che ha condotto la persona o la famiglia fino a chiedere un aiuto ad uno psicoterapeuta. Nei colloqui iniziali mediante l’impiego dei test, come dice lo stesso Giuseppe Lavenia: “L’obbiettivo è che il soggetto si  racconti, dall’infanzia fino al momento attuale, facendo emergere la propria vita relazionale in famiglia insieme con l’evolversi del proprio uso della tecnologia”. Successivamente al paziente viene chiesto di scrivere un’altra storia, una ri narrazione terapeutica, in cui venga compresa anche la storia terapeutica che si sta per concludere. Usando le parole dello stesso Giuseppe Lavenia: “L’obbiettivo è che il soggetto ripercorra mentalmente quanto è emerso nel tempo di presa in carico, riuscendo a reinserire la tecnologia nella sua vita e nel ciclo di vita familiare al di fuori della connotazione patologica, in altre parole, riuscendo a identificare l’abuso di Internet come sintomo di una problematica relazionale più profonda entro il contesto familiare”. La psicoterapia si conclude con una lettera di perdono in cui l’ormai quasi ex paziente perdona i propri genitori e decide lui se consegnarla o meno ai suoi genitori e con alcuni follow up semestrali.

Mariano Lizzadro

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