25 aprile 2020

resistenza_donne_partigiane_milano_web

Dal 22 aprile 1946, tutti gli anni festeggiamo la Festa della Liberazione dal Nazifascismo ogni 25 aprile: siamo soliti sfilare nelle città, sventolando bandiere e fazzoletti di ogni colore, ricordando chi ha perso la vita per rendere migliore la nostra, ascoltando i discorsi dei nostri rappresentanti politici, e sottolineando, con più forza, quanto l’antifascismo sia uno dei valori fondanti della nostra Repubblica.

Spesso questa giornata viene indicata come “la festa della sinistra”, un po’ come il Primo Maggio è considerato “il giorno dei comunisti”; modi assurdi per denigrare celebrazioni che in realtà accolgono e appartengono a tutti i colori politici, a tutte le sfumature che hanno avuto modo di emergere da un abisso oscuro, nero.

Fin da bambini, dai tempi delle scuole elementari, il 25 aprile ci è stato presentato come un giorno di festa, una piccola vacanza; crescendo ci è stato insegnato il significato di questa ricorrenza, con connotati storici, immagini e racconti, affinché gli ideali che hanno promosso la Liberazione potessero entrare a far parte di noi, iniziando ad appartenerci, diventando il nostro codice genetico, di cui essere fieri e con cui difenderci dalle minacce di totalitarismo.

Da alcuni adulti, però, spesso l’importanza di questa giornata non viene riconosciuta, viene infangata e privata del notevole peso ideologico che porta con sé.

A molti il 25 aprile fa paura.

Per altri non ha alcun senso festeggiare, si preferisce spostare l’attenzione su altri avvenimenti, problematiche più giovani di un anniversario ultrasettantenne, accusando “il carnevale di colori” di non guardare in faccia al presente, al grigiore della nostra quotidianità. Eppure sembra assurdo sentire le stesse persone urlare “a lupo, a lupo” appena si va contro la loro visione, e simultaneamente elogiare chi infrange senza remore la libertà di espressione di ogni cittadino. Di vecchia memoria, no?

Avrà pur avuto un senso questo 25 aprile, la resistenza partigiana, la battaglia contro il regime dittatoriale per la libertà?

La risposta è “sì”, forte e deciso, che non può ammettere vacillamenti e negazioni che coloro che temono il valore di questo giorno promuovono, pizzicando un popolo, ora più che mai incredulo e sfiduciato, nelle sue debolezze. E’ passato un anno da quando l’antifascismo era diventato una cosa da niente in confronto alla lotta alla mafia, un carnevale pieno di colori “alla faccia” di chi ogni giorno è vittima della criminalità organizzata, nelle parole di alcune delle più seguite e supportate figure politiche. Eppure più volte, nei servizi al telegiornale, nei post condivisi mediante i social network, ci capita di ascoltare “Bella Ciao”; addirittura è diventata la colonna sonora della “Casa di Carta”, una delle serie tv più popolari nell’ultimo periodo.

“Bella Ciao”, l’inno della Resistenza Partigiana, promotore di libertà, di pace da una guerra che aveva sfiancato intere generazioni sparse per il globo, diventa, nella narrazione politica attuale, quasi una minaccia.

“Meno Bella Ciao dai balconi e più lavoro” suggeriscono, ancora una volta facendo passare la memoria storica delle origini della nostra Repubblica, della Democrazia, come una semplice distrazione. Ahimè, è facile, di questi tempi, che ogni cosa diventi una nullità davanti ai problemi attuali, alla pandemia che ci attanaglia da mesi e sembra restia ancora a lasciarci, ma quella che viviamo quotidianamente, nelle nostre case al sicuro, negli ospedali, nel nostro Paese, non è anch’essa una Resistenza?

Com’è diverso, oggi, il 25 aprile, questo giorno di festa; com’è diversa la nostra resistenza, la guerra al dittatore invisibile, che ci ha soggiogati, ci ha spaventati, ci ha inginocchiato, facendo vacillare la nostra lucidità in questo momento così delicato, privandoci del calore di un abbraccio, dando via alle “staffette” virtuali di messaggi che corrono da Nord a Sud, portatori di speranza e di sconforto.

Tante sono le riflessioni di questo 25 aprile, molte ricorrenti nei diversi anni, alcune peculiari di questa particolare situazione. Da mesi ormai a questa parte, stiamo combattendo quella che più volte è stata chiamata “guerra”, che sta agendo in maniera logorante su tutti i fronti. I numeri dei caduti crescono di ora in ora, la trincea è diventata “corsia”, gli elmetti mascherine, le bombe l’irresponsabilità.

Sul fronte interno, l’entusiasmo dei balconi, degli arcobaleni si è tramutato in stanchezza, disagio, voglia che presto torni la pace. Il Paese arranca, brancola nel buio acclamando il giorno, s’intravede uno spiraglio di luce timido in un cielo cupo, che porta speranza nel disfacimento. La quotidianità chiusi in casa ci assorbe, la monotonia rischia di spegnerci ogni giorno che passa e, per quanto possa sembrare un  nulla davanti a chi rischia e si espone coraggiosamente per soccorrere gli altri, anche stare a casa può essere difficile da reggere: pensiamo a chi ha difficoltà a reinventarsi una nuova quotidianità senza annoiarsi, a chi vive da solo, a chi è vittima di violenza domestica, a chi ha una situazione familiare pesante, a chi affronta la povertà, a chi non sta lavorando e ha una famiglia numerosa da mantenere, a chi una casa non ce l’ha. Nonostante tutto, però, ci stiamo sforzando, stiamo rispettando le regole, accrescendo il senso civico, la responsabilità, donando il nostro “piccolo” contributo in questa battaglia, sacrificando le giornate di sole al posto di vite umane, e di questo, in futuro, potremo esserne orgogliosi.

E’ questa la Resistenza del 25 aprile 2020, una lotta dura, di stenti, spesso spietata, ma doverosa: non possiamo permetterci una resa!

Se i nostri nonni avessero rinunciato a quel sogno di libertà, di democrazia, non avremmo avuto oggi la possibilità di esprimerci, di manifestare, di riempire le piazze di calore umano, di ideali, di informarci, di ascoltare più voci, di avere diverse opinioni; non avremmo neanche potuto combattere opportunamente le fake news che circolano quasi indisturbate sui social e sono spesso causa di ansie e comportamenti sbagliati che proprio in questo momento sarebbe meglio evitare!

E sembrava dura, allora, 75 anni fa, quando c’erano le fucilazioni e le deportazioni, e non le autocertificazioni per evitare le multe, eppure l’Italia che conosciamo oggi, nelle sue più colorite e pittoresche espressioni, è testimone del coraggio di donne e uomini forti, di rivolte e rivoluzioni, che ci hanno reso quel che siamo.

Siamo partigiani in questa nuova battaglia, ed è necessario mantenerci lucidi e decisi, anche nelle istanze più difficili, per poter rovesciare questa moderna “dittatura” e riconquistare la pace che oggi appare come un vecchio ricordo.

Oggi come allora, resistiamo e aspettiamo fiduciosi di poter festeggiare un nuovo “25 aprile”.

Chiara De Santo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...