Yes Man – Una parola può cambiare tutto

Una parola può cambiare tutto, o forse solo noi
Qual è il nostro potere sulla vita?

Possiamo decidere che strada imboccare, intravedere una direzione, o più possibilità; parliamo di sorte, di destino, di caso, di fortuna, di disegno divino o di assoluta casualità priva di senso, ma quanto possiamo davvero incidere sugli eventi? Di certo, non tutto dipende da noi; o meglio, non dipende solo da noi. Possiamo illuderci di calcolare ogni singola variabile, di contare e quantificare ogni effetto, ma la verità è che per quanto possiamo essere perspicaci e sensibili, l’imprevisto non è mai del tutto evitabile. Io, per esempio, prima del 2020 non avevo mai considerato la possibilità che una pandemia potesse paralizzare Paesi, persone, attività, idee ed espressioni. Era una variabile di cui mai, prima dello scorso anno, avevo considerato l’entità. Eppure. Ma allora, qual è la nostra condizione? Siamo condannati all’immobilismo, inermi in balìa degli eventi, oppure abbiamo qualche possibilità di riscatto? Sembra quasi una lotta titanica, l’individuo che si scaglia contro il destino, o comunque lo si voglia chiamare, eppure questa tensione tragica, questa scintilla di potere, è qualcosa che ci caratterizza e ci definisce tutti i giorni, nella quotidianità, nelle scelte responsabili e non che compiamo, spesso senza pensarci troppo, oppure eccessivamente; questa forza si traduce in due semplici monosillabi, sì e no, in volontà. “Yes Man – Una Parola Può Cambiare tutto” è un film del 2008 diretto da PeytonReed, interpretato da Jim Carrey (nel ruolo del protagonista, Carl Allen), ZooeyDeschanel (Allison), Bradley Cooper (Peter) e molti altri volti noti. Piccola premessa: non ho la pretesa di realizzare una recensione tecnica, non ne ho i mezzi; piuttosto, vorrei concentrarmi sul messaggio che il film porta, esprimendo una riflessione profonda, necessaria nel nostro tempo. Carl Allen è un impiegato in banca, da poco divorziato, sprofondato in una profonda depressione: i suoi amici, Peter e Nick, cercano di tirarlo su di morale, stimolandolo in ogni modo possibile, proponendogli di uscire, di prendere aria, ma lui, imperterrito, si ostina a stare in casa. Non riesce ad uscire, a muoversi, la mancanza di volontà lo paralizza dalla testa ai piedi, rendendolo triste, immobile e solo. Le vite degli altri si muovono, corrono veloci, mentre la sua sembra solo una ripetizione forzata di attività monotone, private della loro stessa essenza. Nulla sembra poter invertire questo processo, ma nonostante l’apparente impossibilità di svolta, come un imprevisto, una variabile, un giorno, mentre si gode all’aperto la pausa pranzo, spunta una sua vecchia conoscenza, presumibilmente un amico di vecchia data il quale risulta aver cambiato totalmente stile di vita: dopo aver rivoluzionato la sua attitudine in seguito alla partecipazione ad un seminario sull’autostima, gli eventi hanno iniziato a sorridergli, il successo sembra averlo investito, la vita ha ripreso possesso di lui. Carl è scettico, ma nonostante la sua mancanza di fiducia, decide di partecipare anche lui al miracoloso seminario, tenuto dal guru Terence Bundley; il suo atteggiamento noncurante e carico di scherno nei confronti degli adepti di questa nuova religione del sì alla vita, colpiscono il maestro, il quale si dirige dritto verso di lui, lo indispone e lo induce a siglare un’importante promessa: da quel momento Carl deve dire sì a qualsiasi proposta e situazione gli si proponga, non può negarsi nessun offerta, perché infrangendo il giuramento cose terribili gli succederanno. In una scena molto teatrale, che sembra quasi richiamare visivamente e concettualmente la visita che i tre spiriti – del presente, del passato e del futuro – fanno al vecchio signor Scrooge, in A Christmas Carol, del celebre romanziere Charles Dickens, Carl imprime una significativa svolta sulla sua vita, decidendo di dire di sì. Presto le occasioni si presentano: uscendo dal teatro dove si era tenuto il convegno, incontra un senzatetto che gli chiede un passaggio. Il vecchio Carl non avrebbe mai acconsentito, ma l’uomo della vita nuova non può infrangere il patto appena suggellato, premessa alla nascita di una persona diversa, rigenerata, salvata dall’inerzia: Carl fa salire l’uomo a bordo della sua macchina, accettando di accompagnarlo in un parco dislocato, lontano dalla città. Cosa potrebbe andare storto? È sera, la luce della luna illumina il tragitto: Carl è dubbioso, scettico, non può fare a meno di chiedersi se quella sia stata la scelta giusta; nel mentre, il barbone prende in prestito il suo cellulare edeffettua chiamate fino a quando il telefono risulta essere scarico. Carl accompagna l’uomo nel luogo desiderato, fa inversione per ritornare in città quando, improvvisamente, la sua auto smette di funzionare. È notte, ha il cellulare scarico e la macchina priva di benzina: perfetto. Carl s’incammina, in cerca della più vicina stazione di rifornimento; vi giunge, inizia a riempire una tanica di benzina quando ecco che scorge una bellissima donna, motociclista, intenta a rifornire il suo mezzo. L’attenzione è reciproca: la donna (che scopriremo essere Allison) si mostra disponibilissima, offrendogli uno strappo, accompagnandolo alla sua vettura. Al fortunato incontro ne segue un secondo, anche questo apparentemente casuale: Carl, accettando l’invito di un artista emergente, si reca ad un pub, nella stessa sera in cui anche la band di Allison, la misteriosa motociclista, si esibisce. Quanto accade convince Carl della veridicità e dell’efficacia del patto stipulato: da quando è diventato uno yes man, un uomo che dice sì alla vita, tutto sembra andare per il meglio; al primo rifiuto piccoli incidenti e sfortune si manifestano, spaventandolo. Dire di sì – sempre e ad ogni costo – è la formula giusta per la felicità. Carl si affida ad una presunta dea fortuna, svolgendo fedelissimo la sua missione accondiscendente; la negazione è sbagliata, dire di no porta solo a sciagure, ma che fare quando qualcosa non si vuole? Non potendo dare risposte negative a nessuno, Carl è costretto ad accettare tutto, anche controvoglia, ma che beneficio ha agire senza il proprio consenso? Questo dilemma non preoccupa Carl, perché ha un’estrema fiducia nella religione del sì per dire di no; peccato solo che l’amore appena conquistato e gli affetti non siano dello stesso avviso: una volta scoperta la sua perversa e assurda promessa al destino, Allison decide di lasciarlo, tormentata dal dubbio che quanto sia nato tra loro sia solo frutto dall’impossibilità di rinuncia, più che un vero e sincero sentimento d’amore, almeno da parte dell’uomo. Qual è dunque la ricetta giusta? In che modo volontà e casualità intrecciano le loro trame, si fondono e determinano vie e possibilità? Carl, che per parte della sua vita ha vissuto la paralisi della volontà, limitandola e cancellandola da sé, condannandosi all’inerzia, prima chiudendosi nella sua scatola, poi aprendosi al mondo, assecondando e abbandonandosi al moto delle onde, realizza che non può fare a meno di essa. Non aveva bisogno di imparare a dire di sì alla vita, quanto piuttosto necessitava di reimparare a sentire la propria volontà, a voler dire di sì, ad ascoltarsi e fidarsi di se stesso. Quest’epifania gli consente di riconquistare quanto aveva appena abbracciato e rischiato di perdere, di arricchirlo di sensazioni ed esperienze precise; riprende controllo della sua vita, inizia ad agire come soggetto determinante e non da oggetto determinato dal caso, intraprendendo una vita equilibrata, attiva e soddisfacente. Cosa può lasciarci questo film, dunque? Il messaggio è chiaro: noi abbiamo il potere di cambiare le cose, di incidere una direzione al corso degli eventi, perché possiamo volere. Volere è potere; Vuolsi così colà dove si puote/ ciò che si vuole (e più non dimandare!) Spesso, però, la nostra volontà subisce il sorpasso degli eventi: quante cose avremmo voluto fare in questo lungo e orribile anno, quanti piani, quanti progetti, quanti rimandi ad un futuro, si spera, prossimo. Noi possiamo porre la nostra volontà come guida, nonostante il caso, però. In un momento come questo, un pensiero del genere non può essere recepito come banale o scontato, bensì come un qualcosa di necessario da ricordare, sempre. Lasciarsi andare è facile, è comodo e spesso sembra l’unica possibilità, che preclude qualsiasi alternativa. Diventare uno Yes Man, anche se sarebbe più opportuno dire uno Yes One, una persona che dice di sì alla vita, significa saper cogliere e accogliere ogni opportunità, non perché si deve, ma perché si vuole. Vivere attivamente, non lasciarsi andare. Abitare il mondo, non limitarsi a consumare ossigeno. Agitarsi, non vegetare. Scegliere, non farsi scegliere la vita da qualcun altro, o qualcos’altro. Possiamo perché vogliamo; o almeno possiamo provarci.

Chiara De Santo

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