Intervista a Mariano Lizzadro sull’ultimo libro “Ballate”

mariano lizzadro

Nel mese scorso è uscito l’ultimo libro di poesie di Mariano Lizzadro, poeta lucano, classe ’72, grande passione e conoscenza per la musica e la psicologia. Gentile, colto, raffinato come un uomo d’altri tempi. Lo abbiamo intervistato per scoprire qualcosa in più della sua nuova raccolta poetica.

D. Mariano, com’è nato il libro Ballate?

R. “Ballate” è tutto quello che ho scritto in questi ultimi anni. E’ nato grazie all’incoraggiamento, al sostegno e  alla vicinanza di Maria Pina Ciancio e di tutti i miei cari e di tutti i miei amici, a cui sono e sarò sempre grato. Questo diciamo dal punto di vista umano. Dentro di me c’è un fiume di parole a cui ogni tanto cerco di dare voce. Sono diventato un pescatore di parole, un piccolo “tramite” che cerca di esprimere queste parole che appartengono a tutti. Il concetto di tramite è antico come l’essere umano. In quasi ogni cultura ci sono sempre state persone che hanno rappresentato un po’ la funzione di “portavoce”. Ecco io sono un  piccolo tramite che tenta di raccogliere parole. Quelle parole che prima mi venivano a bussare, a volte di notte e che io cercavo di mettere assieme per poi ascoltare il suono che facevano, ora sono diventate acqua.

D. Qual è il filo conduttore?

R. Il filo conduttore è un po’ sempre lo stesso che porto avanti fin dalle prime cose che ho scritto, ossia tentare di mettere assieme le mie esperienze che ho la fortuna di vivere, quindi tutto ciò che vedo, ascolto e percepisco con i mutamenti sociali e culturali che accadono intorno a me. Quindi con una battuta: un concentrato mixato fra pubblico e privato!

D. Quali letture hanno accompagnato questo tuo recente percorso poetico?

R. Come ho scritto nelle brevissime note all’inizio di questa raccolta, ci sono tutte le riflessioni che ho cercato di fare mie attraverso le mie letture. Da quelle sul post modernismo di Jean François Lyotard sul fatto che non essendoci più verità assolute tutto è diventato interpretazione, l’idea che il fatto che tutto è “postumo” porta alla “morte” sia dei grandi racconti che della Storia e non ci rimane che meditare all’infinito sulla pluralità de linguaggi che abbiamo a disposizione. E quindi anche l’artista, come qualsiasi altra persona, dinanzi a questo sgretolamento di certezze produce narrazioni frantumate e piene di citazioni e di mescolanze di stili. Accanto a queste e ad altre considerazioni fatte mie grazie alla lettura di altri autori post moderni non posso non citare le riflessioni del professore Pasquale Romeo su quello che lui definisce l’ultra modernità. In particolare le considerazioni sul cosiddetto “uomo windows” ma anche i mutamenti della figura paterna e del ruolo maschile che accompagnano appunto il passaggio storico sociale culturale che stiamo vivendo. Di Pasquale Romeo mi colpisce anche la sua attenzione agli ultimi, cioè ai carcerati, ai minori abusati, alle giovani madri a cui spesso dedica le sue attenzioni ed i suoi sforzi di studioso. Poi a farmi compagnia durante il look down ci sono state anche leletture di alcuni testi di Zygmunt Baumann sulla cosiddetta società liquida, sulle ingiustizie sociali. Poi le riflessioni di Noam Chomsky sul ruolo dei mass media nella formazione dell’opinione pubblica e l’uso delle nuove tecnologie da parte di chi gestisce il potere. Mi piace concludere questa parte di quest’intervista con una frase che spesso usava Ennio Flaiano, facendola mia e riferendomi alla situazione in cui versa il mondo in questo periodo, “la notizia che il mondo è messo male non è grave ma è seria!”. La lettura di alcuni testi di Ennio Flaiano mi ha accompagnato durante la stesura di queste “Ballate”.

D. Perchè la scelta di questo titolo?

R. “Ballate” un po’ perché storicamente la ballata fa parte della nostra tradizione letteraria. Infatti fin dalla notte dei tempi, la ballata appunto viene collegata agli antichi “Chori”o alle coeve “Cantilenea” degli antichi romani fino a giungere alle “Laudi” medioevali e rinascimentali. Le ballate sono componimenti tipici della letteratura italiana. Le ballate poi sono state riprese e trasformate attraverso la letteratura irlandese e inglese e sono andate a finire nelle cosiddette “Ballad blues” che poi sono entrate a far parte della tradizione afroamericana. Ma in realtà ho cominciato a scrivere le prime cose con un titolo tipo: “La Ballata del …” e sono semplicemente andato avanti così!

D. La tua è una scrittura “contro”mitigata dall’ironia. Vuoi parlarcene?

R. Parafrasando ed aggiungendo di mio la similitudine della condizione fra artista ed essere umano, citando Umberto Eco de: “Apocalittici e integrati” posso rispondere così: l’essere umano in crisi al pari dell’artista postmoderno non può assumere l’atteggiamento “apocalittico” e distaccato del critico disperato per il decadimento dei valori della società contemporanea, ma non può far altro che assumere un atteggiamento “integrato”, ovvero consapevole di stare all’interno del sistema stesso. Tutto ciò porta ad avere un atteggiamento o meglio un approccio autoironico basato sull’impossibilità di attribuire all’arte un ruolo di guida dovuto all’incapacità di poter fornire verità assolute. E poi l’ironia è benefica, oserei quasi dire quasi salvifica, permette di respirare a pieni polmoni l’aria a volte pesante della cappa di quest’epoca che abitiamo e viviamo.

D. Accanto al tema della denuncia, c’è però anche quello degli affetti e della memoria.

R. Si esatto a fianco alla denuncia c’è il tema della memoria e degli affetti un po’ sempre per quello strano insieme, quella “sorta” di commistione fra pubblico e privato che da sempre è stato un tratto distintivo del mio scrivere, in poche parole non saprei scrivere diversamente. Poi a livello profondo, intimo, ci sono percorsi che ognuno di noi compie, personalmente ci ho messo tanti anni per riuscire a parlare ad esempio della morte di mio padre o di altri lutti che la mia famiglia ha vissuto. Diciamo che le nostre tradizioni, la nostra cultura, “nostra” intendo Lucana e meridionale in generale, fino a quaranta anni fa non aiutava molto, specialmente i bambini a superare questi traumi, anzi al contrario. Le parole che venivano usate, orfanelli piuttosto che le parole del prete, oppure il vociare di alcune persone anziane quando passavi dinanzi alle loro case che dicevano: “Ma chi è quello? Ah! Quello è il figlio della buonanima di tizio piuttosto che di caio”. Ma adesso mi sembra di notare che le cose stanno cambiando anche da queste parti, le persone vivono un po’ più “liberamente” il fenomeno della morte e tutto ciò che ad essa è collegato per quanto questo aggettivo “liberamente” non significhi niente, e soprattutto ognuno di noi alla fine vive i propri lutti e il proprio dolore in maniera personale. Ritornando un attimo al tema degli affetti, quindi in generale al rapporto che abbiamo con le persone con cui interagiamo, posso dire che il bambino offeso e ferito nell’animo ha lasciato il posto ad un uomo che riesce a ridere di se stesso e che si è pacificato con le persone con cui interagisce e col proprio ambiente.

D. Hai nuovi progetti in cantiere per il futuro?

R. Parafrasando le tue stesse parole, ho appena chiuso questo cantiere, dammi un attimo per respirare, per il futuro boh! Diciamo così, che quando incominceranno nuovi lavori e ci sarà il cartello di lavori in corso, di sicuro Maria Pina sarai tra le prime persone ad essere informate!

D. C’è una poesia che ti andrebbe di condividere con i lettori?

R. Sceglila tu! Mi fido delle tue capacità estetiche!

Grazie, Mariano, scelgo “La ballata della fame d’aria”, che è la mia preferita.

Si muore per fame d’aria
fra un notiziario e l’altro 
in un reparto d’ospedale 
nell’indifferenza generale
mentre fuori voci sconnesse 
o sui social per vana kermesse 
sbraitano disinformazione 
convinti di avere ragione 
scambiando per diritto di opinione 
notizie false e situazioni di persone 
e in solitudine e in sovraffollamento 
nei reparti gomito a gomito 
con la morte fra un notiziario e l’altro 
ancora si muore per fame d’aria

(Mariano Lizzadro)

Intervista all’autore di Maria Pina Ciancio

Un ringraziamento a Mariano per questa bella intervista, brillante e sincera. GRAZIE a nome mio e dell’Associazione Culturale LucaniArt.

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2 risposte a “Intervista a Mariano Lizzadro sull’ultimo libro “Ballate”

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