Il nonno che volava sugli alberi

# foto Salvatore Perrone, Le mani raccontano

Ci sono storie che ti frullano nel cuore da tanto tempo e a un certo punto ti salgono nel cervello ed escono con tutte le parole e le virgole e i punti, che vanno a mettersi proprio al posto giusto. Come quella del nonno, il padre di mia madre, che per vedere la sua fidanzata andava in bicicletta per più di 30 Km. e nello stesso giorno ritornava in paese, vispo e allegro come un grillo. La storia è del nonno, ma anche un po’ la mia di quando ero piccola.

Sono a cinque anni per la strada da sola e mia madre dal balcone di casa non mi perde di vista; sto andando al negozio di mio nonno, dove amo passare tutto il pomeriggio. Oggi mi sono intestardita a voler andare da sola e mia madre, santa e paziente donna, mi ha dato il permesso per farmi contenta. Ma io so che proprio da sola non sono perché lei, sempre apprensiva come tutte le mamme italiane, sta al balcone e mi sta guardando. Il negozio di mio nonno è un genere alimentari e si trova alla fine della strada di casa, quindi mia madre ha sotto controllo me e il negozio, entrerà in casa- lo so- quando mi vedrà arrivare all’esercizio commerciale. Mi sento dietro al collo lo sguardo attento di mia madre e io mi atteggio a brava donnina giudiziosa e determinata. Sostengo un’andatura né veloce né lenta, mia madre deve essere fiera di me e, soprattutto, devo guadagnarmi altri permessi per uscite autonome e solitarie.

Sono finalmente al negozio. Mio nonno si chiama Orazio, ma da tutti viene chiamato Graziucc’, ed è seduto a leggere. Oramai passa quasi tutto il suo tempo in ozio o a parlare con qualche cliente; pochi se ne vedono, per la verità, da quando un supermercato è stato aperto nel quartiere ed ha soffiato tutta la clientela al nonno. Le conversazioni tra mio nonno e mia nonna sono in genere di questo tipo: “Graziucc’, è venuta gente in negozio oggi pomeriggio (o mattina, non fa differenza)?”

E mio nonno risponde così:” Macché, nulla, nemmeno un cane”, per dire che nessun essere vivente si è avvicinato al negozio. Ma un giorno, io dopo la risposta di mio nonno intervengo con l’aria da fine saputella di cinque anni: “Nonna, ma nemmeno un gatto!” intendendo che di gatti randagi ce ne sono molti di più dei cani che potevano arrivare fino al negozio e poi, fin da piccola, ho manifestato particolare simpatia per i piccoli felini.

Io con il nonno mi diverto tantissimo, è come giocare con un compagno della mia stessa età e per di più simpaticissimo. Fa tutte le facce strane per farmi ridere e mi dà panini ogni giorno con un companatico diverso: salame di Milano, tonno, mortadella, prosciuttella, ma sempre abbondanti e buonissimi. Forse vado da lui anche per i suoi panini fantastici. Ma no, mi piace tantissimo perché facciamo insieme i bambini e gli adulti, per esempio lui legge e io ascolto oppure inventa delle storie solo per me e io ascolto rapita. Le parole vanno dalla sua bocca al mio cervello e mi incantano e penso che voglio da grande dire tante parole tutte insieme e ammutolire chi mi ascolta. Scopro che ascoltare ha il suo incanto e gli faccio raccontare non so quante volte la mia storia preferita, quella di Peppinello il ladro e il nonno è molto paziente con me, la racconta sempre. Ma quello che mi piace di più del nonno Orazio è il suo spirito di avventura, la sua sete spericolata di libertà, non si tira mai indietro nelle sfide, come quando aveva venti anni e in uno stesso giorno percorreva Gioia del Colle- Montescaglioso in bicicletta, adesso che di anni ne ha più di cinquanta salta sui rami degli alberi come se fosse una scimmia e coinvolge anche me nelle sue sarabande, che mandano fuori dai gangheri mia nonna e mia madre, rispettivamente sua moglie ( sì perché ha poi sposato la fidanzata di Montescaglioso) e sua figlia, che della madre ha ereditato il carattere non proprio dedito agli scherzi e ai giochi. Il nonno si vede che si diverte di gusto con me, ride, canta e mi parla di continuo, non con distacco o sufficienza, come fanno gli adulti con i bambini, ma con affetto e tenerezza. E io lo ricambio perché è di certo il mio nonno preferito. Conosce brani della Divina Commedia e li recita, io sto lì che non mi perdo neppure una parola

Tu proverai sì come sa di sale

lo pane altrui, e come è duro calle

lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale.

È la sua terzina preferita; ma raggiunge il massimo del divertimento-si vede benissimo- quando canta; ha una bella voce, è intonato ed è un piacere stare ad ascoltarlo. Dopo Sanremo impara i testi delle canzoni e le canta, è il suo tributo al Festival, che non si perde mai, felice come un uovo di Pasqua. Mio nonno è l’unico grande che io conosca che è felice e mostra la sua contentezza, non è mai arrabbiato o contrariato o almeno non lo fa trasparire e questo fa molto effetto su di me. Un giorno nonno arriva a casa mia e dice a mia madre che vuole portarmi in campagna sulla canna della bici, mamma inizia a diventare rossa in volto-è il segno che si sta alterando-e risponde con una bugia: << La bimba ha la tosse, oggi non può uscire>>. Lui mi guarda e mi fa l’occhiolino:

<<Ci vediamo domani>> mi sussurra. Ha capito che è una scusa bella e buona per difendermi da eventuali cadute. Ma lui sa che la vita non va vissuta con il contagocce o con pesanti zavorre riparandosi dalle avventure e scansando la leggerezza, e lo so anche io, grazie a lui.

Grazia Procino

Da “Storie di donne e di uomini”( Quaderni edizioni, 2019)

# foto Grazia Procino e nonno Orazio
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