“Terroni”, l’orgoglio e l’amarezza di essere Meridionali!

Il saggio storico di Pino Aprile è qualcosa di più di una rielaborazione della storia del Sud: è una ribellione culturale ad un passato di crimini e violenze, tenuto segreto a scapito dei vinti, dei soggiogati dal Risorgimento. “Terroni” svela una storia taciuta, fatta di mire espansionistiche, speculazioni, intrighi, subita dal popolo meridionale.

Già dall’incipit si capisce come il libro, divenuto un vero best seller, con quattordici ristampe da maggio ad oggi, non sia una semplice cronaca degli eventi dell’Unità italiana, ma un caposaldo della nuova pubblicistica sulla Questione Meridionale. Subito, senza tentennamenti, Pino Aprile evoca immagini crude:

“Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte, per anni. E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni “anti-terrorismo”, come i marines in Iraq. Non sapevo che, nelle rappresaglie, si concessero libertà di stupro sulle donne meridionali, come nei Balcani, durante il conflitto etnico…”

L’apertura del libro è un crescendo emotivo che coinvolge e stordisce.

“Quel che gl’Italiani venuti dal Nord ci fecero fu così spaventoso che ancor oggi lo si tace nei libri di storia”

E’ una premessa forte che ci porta ad intuire la stato di subalternità, in cui sarà costretto il Sud. Con una presa ferrea sulle coscienze e sull’intelligenze, con artifizi retorici di inconsapevolezza, Aprile ci accomuna nella sorpresa e nello sgomento.

“Non sapevo che il paesaggio del Sud divenne come quello del Kosovo, con fucilazioni in massa, fosse comuni, paesi che bruciavano sulle colline e colonne di decine di migliaia di profughi in marcia. Né che si incarcerarono i meridionali senza accusa, senza processo e senza condanna…”

Questo è lo scenario cupo, su cui si articolerà il saggio. Siamo avvisati. E’ una lettura drammatica, che mette in difficoltà credenze acquisite e sicurezze ancestrali, sia sui buoni propositi risorgimentali, sia sull’angelo biondo e i suoi mille seguaci, che stipularono patti con mafia, massoneria e affaristi al soldo di una dinastia che parlava francese e di un ministro che non era mai stato oltre Firenze.

“Non volevo credere che i primi campi di concentramento e sterminio in Europa li istituirono gli italiani del Nord, per tormentare e farvi morire gli italiani del Sud, a migliaia, forse decine di migliaia (non si sa, perché li squagliavano nella calce)… Ignoravo che il ministero degli Esteri dell’Italia unita cercò per anni «una landa desolata», fra Patagonia, Borneo e altri sperduti lidi, per deportarvi i meridionali e annientarli lontano da occhi indiscreti. Né sapevo che i fratelli d’Italia arrivati dal Nord svuotarono le ricche banche meridionali, regge, musei, case private (rubando persino le posate), per pagare i debiti del Piemonte e costituire immensi patrimoni privati. E mai avrei immaginato che i Mille fossero quasi tutti avanzi di galera…”

Introdotto il meccanismo emozionale rivendicativo, il testo passa al confronto tra le comunità e alla vita degli uomini, con lo scopo di rivedere gli eventi e capire il perché della cancellazione di una Civiltà, con conseguente umiliazione dei vinti. La ricostruzione storica è documentata e copiosa di dati. La comparazione tra ciò che era il Sud borbonico e il resto d’Italia è sorprendente. Prima dell’Unità, la ricchezza del tesoro del Regno delle Due Sicilie ammontava a oltre 443 milioni di lire in oro, rispetto ai 20 milioni di lire in carta moneta detenuta dagli invasori del Regno di Sardegna. Le Due Sicilie detenevano nelle proprie casse oltre il 60 per cento del valore totale dei tesori posseduti da tutti gli Stati italiani pre-unitari. In pratica, il Sud era una cassaforte da svaligiare! Il libro racconta -inoltre- di industrie che, da fiore all’occhiello del meridione, furono smembrate o trasferite o fatte andare in rovina (gli opifici metallurgici di Mongione e Pietrarsa, i Cantieri Navali di Castellammare di Stabia, l’industria tessile, le miniere di zolfo della Sicilia). Il rilievo economico della superiorità in molti campi del Sud non è il dato più scioccante: uno degli aspetti più impressionanti è la scoperta che, prima dell’unificazione d’Italia, l’emigrazione era un fenomeno sconosciuto. Dopo l’Unità, invece, milioni di meridionali (per alcune fonti 24 milioni) sono emigrati per raggiungere “La Merica” e altri luoghi d’oltremare, lasciandosi alle spalle una terra resa povera dall’occupazione sabauda. Un’immensa fuga di braccia, di cervelli, di cuori che ha inaridito ogni speranza di futuro per decenni e decenni, con danni umani, sociali ed economici incalcolabili.

Le persone che vanno via lasciano dei vuoti. Anch’io ho visto sparire i miei parenti, ho visto chiudere le case e non trovarvi più nessuno dentro”, ricorda l’autore.

Un Paese “senza più padri“. Ed è notevole l’attenzione di Aprile sul ruolo delle donne meridionali, costrette ad un nuovo modello di vita, quasi un nuovo matriarcato, causato -nella solitudine esistenziale- dalla lontananza di mariti, padri e figli costretti ad espatriare o dalla scelta di ribellione dei propri uomini, divenuti briganti. Donne forti, che sopperiscono ad una carenza evidente, ma che –purtroppo- non possono ribaltare gli eventi. Straordinario -anche ecologicamente- è il paragrafo su un albero speciale ed unico del Sud: il pino loricato. Specie rarissima, abbarbicata solo sul massiccio del Pollino, tra Lucania e Calabria, che si è salvata dall’estinzione per un caso –socialmente– fortuito. Il tronco del pino loricato è l’unico legno che resiste ai tarli. Per questa virtù naturale, le masse di contadini lucani che emigravano lo usavano per costruire bauli per i loro viaggi transoceanici, deforestando le balze montuose del massiccio. Il ritmo era continuo e forsennato e i pini loricati si sarebbero ben presto estinti, ma prima finì il numero di uomini che lasciavano il Sud. La Lucania si era spopolata!

Ovviamente, nel libro di Aprile è ben presente l’epopea del brigantaggio e vengono citate fonti e cifre del fenomeno. I briganti e le loro azioni contro le truppe italiane (oltre 120 mila soldati) rivivono possenti nelle pagine del saggio. Anche l’apprendere della “resistenza” del popolo meridionale genera stupore. Eppure è una sorpresa storica che non dovrebbe colpirci, perché avevamo già avuto abbondanti testimonianze da parte di illustri pensatori e storici, fra tutti Gramsci, che scrisse: “Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri, che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti” (Antonio Gramsci in “Ordine Nuovo”, 1920). Naturalmente, in quel periodo c’erano anche i fautori dell’Unità italiana, in primis la borghesia che vedeva con l’avvento della dinastia sabauda un momento di nuovo predominio; accanto a questa classe c’erano anche tantissimi uomini di cultura e idealisti, che spesero le proprie energie per la costruzione di un’Italia unica e indivisibile. “Terroni” presenta anche questi protagonisti del Sud. In particolare Aprile si sofferma su due simboli antitetici: l’emblema dell’unità nazionale Giustino Fortunato, meridionista insigne, e il più famoso dei briganti: Carmine Donatelli Crocco. Entrambi di Rionero in Vulture e –soprattutto- parenti! Le vicissitudini di questi due uomini, i loro intrecci familiari e i loro tormenti sono ben tratteggiati da Aprile e la storia conflittuale tra i due consanguinei racchiude tutte le emozioni e le speranze che si sovrapposero in tante altre case e in tanti altri paesi del Sud. Nonostante la passione di euforici e convinti assertori dell’unità nazionale, però, la diversità nord-sud è stata perpetrata e voluta. Perché è accaduto? Perché il Sud è stato messo in una situazione di perenne inferiorità? La risposta è chiara nel libro. La costruzione della minorità del sud con stragi e saccheggi e leggi inique è il più grande affare di sempre per il nord. Un inganno creato dal trionfalismo nazionalistico. Un capolavoro sinergico tra mafia, massoneria mondiale ed imprenditoria.

“Ci hanno fatto credere che eravamo poveri e arretrati. Questo ha formato il nostro carattere, il nostro modo di camminare, il nostro modo di guardare gli altri e di essere guardati. Noi siamo gli sconfitti. Questo è quello che ci hanno fatto credere e che inevitabilmente ha inciso sulla storia e le generazioni successive. Con un processo di manipolazione storica ci hanno fatto credere che eravamo inferiori ed incapaci di auto-governarci. Invece noi meridionali, eravamo ricchissimi e vivevamo nel posto più bello del mondo: il Mediterraneo. Il Sud è stato privato delle sue istituzioni; fu privato delle sue industrie, della sua ricchezza, della capacità di reagire; della sua gente (con una emigrazione indotta o forzata senza pari in Europa); infine, con un’operazione di lobotomia culturale, fu privato della consapevolezza di sé, della memoria. Noi non sappiamo più chi fummo”.

“Terroni” è senza dubbio un libro “scomodo”, che pubblicato dalla Piemme edizioni, appare in libreria mentre si celebrano i 150 anni di Unità Nazionale e i fasti del Risorgimento. Il libro di Aprile, divide ed appassiona, è un macigno lanciato nella stagno immobile della Storia Patria, e con la sua diffusione in milioni di copie sta creando infiniti cerchi concentrici, increspando un dibattito che si trascinava stancamente e senza sussulti. Gli effetti li vedremo solo quando “Terroni” avrà toccato la profondità delle coscienze.

Raffaele Grimaldi

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10 risposte a ““Terroni”, l’orgoglio e l’amarezza di essere Meridionali!

  1. Consiglierei di vedere il film “Noi credevamo” di Martone e di leggere anche il libro “Viva l’Italia” di Cazzullo. Per non avere una visione parziale: gli uni contro gli altri; ma nazionale, finalmente. Altrimenti si fa solo il gioco della Lega Nord, della quale, molti, come me, ne hanno abbastanza.E da tempo.

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    • Grazie Eleonora,
      il problema è proprio quello di rinsaldare le basi dell’Unità italiana, con la conoscenza storica di ciò che è stato -senza lasciare alibi a rozzi difensori del territorio padano- che seminano a piene mani qualunquismo e livore. Il film di Martone porta proprio a queste riflessioni. La verità storica dell’invasione sabauda è stata sempre nascosta. Il Sud è stato sfortunato anche per contigenze storiche: prima c’è stata l’epopea risorgimentale, che non poteva -ovviamente- evidenziare queste violenze; poi il ventennio fascista, in seguito la seconda guerra mondiale; ora le nefandezze della lega. Tanti studiosi hanno provato a raccontare quegli eventi, ma sono sempre stati marginalizzati. Adesso la virulenza delle parole e degli atti leghisti ha scosso tutti e ha fatto emergere sussulti di dignità.
      Cosa comporterà questo disvelamento storico? Non lo so. Mi auspico che -come avvenuto per gli indiani d’America e per le popolazioni degli stati colonizzati- vi siano delle scuse e degli atti storici di riparazione.
      In tutta sincerità -però- non credo che avverrà.

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  2. Certamente fù campagna da conquistatori. Peggiore di tante altre propagandate e pubblicizzate.
    Ma cosa c’entra la lega nord? Difendono il loro popolo dai maneggioni del sud e dalle mafie, quella di stato e l’altra. Cosa di cui i politici del sud,da voi votati, non sono capaci di fare. Piuttosto al sud non vogliono organizzare un movimento come la lega, da decenni si dondolano nell’indifferenza.
    La storia insegna, vedi la resistenza, che quando c’è da difendere la democrazia al nord si ribellano. Al sud dormono e aspettano l’aiuto dal cielo

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    • Grazie Eleonora,
      il problema è proprio quello di rinsaldare le basi dell’Unità italiana, con la conoscenza storica di ciò che è stato -senza lasciare alibi a rozzi difensori del territorio padano- che seminano a piene mani qualunquismo e livore. Il film di Martone porta proprio a queste riflessioni. La verità storica dell’invasione sabauda è stata sempre nascosta. Il Sud è stato sfortunato anche per contigenze storiche: prima c’è stata l’epopea risorgimentale, che non poteva -ovviamente- evidenziare queste violenze; poi il ventennio fascista, in seguito la seconda guerra mondiale; ora le nefandezze della lega. Tanti studiosi hanno provato a raccontare quegli eventi, ma sono sempre stati marginalizzati. Adesso la virulenza delle parole e degli atti leghisti ha scosso tutti e ha fatto emergere sussulti di dignità.
      Cosa comporterà questo disvelamento storico? Non lo so. Mi auspico che -come avvenuto per gli indiani d’America e per le popolazioni degli stati colonizzati- vi siano delle scuse e degli atti storici di riparazione.
      In tutta sincerità -però- non credo che avverrà.

      Rosario: noi non ci dondoliamo nell’indifferenza: organizziamo mandolinate sotto le stelle e disquisiamo dello spessore della pizza, e nei momenti più intensi di dibattito anche della cottura degli spaghetti.

      L’ultima tua frase è la peggiore: “la storia insegna, vedi la resistenza, che quando c’è da difendere la democrazia al nord si ribellano. Al Sud dormono e aspettano l’aiuto dal cielo…”
      Quando abbiamo contrastato l’invasore siamo stati chiamati Briganti…
      Siamo stati soli a combattere, senza l’aiuto di francesi, americani, inglesi, russi, indiani, canadesi, ecc. ecc. Una vera resistenza, durata dodici anni e centinaia di migliaia di morti. La colpa non è tua, perchè la storia italiana è stata travisata e riscritta dalle logiche militari, massoniche e imprenditoriali. Una cosa il Sud chiede: di non far ripetere il tuo errore di valutazione a milioni di altri connazionali, che come te sono all’oscuro delle cose accadute. Poi ognuno è libero di far ciò che vuole, ma la conoscenza è la forma prioritaria di democrazia, per non permettere più pensieri oleografici squinternati.

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  3. Dopo cinquant’anni ancora votate le stesse persone, consegnate il sud in mano a gente che pensano solo ai fatti loro. Hanno cambiato casacca ma sono sempre gli stessi. Sempre gli stessi nomi.O figli amici e nipoti.
    La mia rabbia è proprio questa. Parole, parole e i fatti? O non li votate voi questi? Ma se non siete capaci neanche di cambiare un voto.
    Almeno per vedere “l’effetto che fa”?

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  4. Gentilissimi, consiglierei anche di leggere, tra tanti, il libro ‘NDRANGHETA PADANA DI ENZO CICONTE (RUBBETTINO EDITORE), perché, vedete, sono sempre più convinta che il fatto importante non sia la suddivisione nord/sud – inevitabilmente e sottilmente razzista, da entrambe le parti – ma sia quella tra onestà e disonestà; dignità e sopruso; azione per il bene comune ed azione per il proprio miope interesse eccetera. La Lega Nord, c’entra eccome: ha degradato il costume politico, se mai ve ne fosse bisogno; ha proclamato la supremazia dell’ignoranza; ha inserito nei posti chiave propri rappresentanti, senza alcun merito e senza quelle pur povere garanzie che le procedure concorsuali statali potevano dare. Insomma, fratelli d’Italia, significa persone che amano davvero il Paese in cui vivono, la verità e la giustizia. Altrimenti ogni campaniletto farà guerra al vicino e sarà la barbarie delle tribù e dell’interesse più immediato e meschino contro l’eguaglianza della legge per tutti. Per la Lega, ve lo garantisco, non è così: ci sono i “nostri” e gli “altri”. Contro gli “Altri” nessuno scrupolo. Violenza, degrado. Non è ciò che voglio, non è ciò che tutti vogliamo, spero.

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  5. Meglio i raccomandati di una volta che quelli di adesso! La lega governa in Italia con i voti degli eletti calabresi, siciliani, campani e lucani. Allora di cosa ci lamentiamo? Meglio i figli della balena bianca che occupavano vergognosamente ogni piccolo posto statale. Quale erano i meriti? Ne ho visto ignoranti salire sul pulpito, allora! Di cosa stiamo a discutere? Ognuno ha il governo che merita. Cambia il mastro, l’opera è la stessa.

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