SCRITTORI & SCRITTURA – Incontro con Roberto Ceccarini [20]

Viaggio dentro i ‘paesaggi interiori’ di 20 scrittori italiani
(rubrica settimanale a cura di M.P. Ciancio – XX appuntamento)

red

Scrivere è un atto solitario, intimo e privato. Ci vuoi raccontare che significato ha per te la ‘parola scritta’ e come vivi il rapporto della scrittura con l’altro e con il mondo esterno?

L’ospite di questa settimana è Roberto Ceccarini, che chiude formalmente gli incontri sulla scrittura, ma la rubrica (ed è un fuori programma dell’ultim’ora)  sarà ancora on-line la prossima settimana con un ventunesimo incontro conclusivo. E adesso lascio la parola a Red:

Intervenire sulla scrittura ultimo intervento di altri 19, senza sfiorare il già detto, non è cosa facile. Ma non mi pongo questo problema, perché debbo dire della mia “posizione” che può essere anche identica a quella di chi mi ha preceduto:

A quale verso apparteniamo. Mi chiedo spesso a quale verso apparteniamo:

… è simile il poeta al principe delle nubi
che solca la tempesta e si ride dell’arciere…

l’albatro di Charles Baudelaire studiato sui libri di scuola, piuttosto che

“ si sta, come d’autunno, le foglie sugli alberi,”

Giuseppe Ungaretti

o ancora per chi ama la poesia civile penso alle Ceneri di Gramsci di Pierpaolo Pasolini

Uno straccetto rosso, come quello
arrotolato al collo ai partigiani,
…diversamente rossi, due gerani.

Da quale discendenza filologica giungiamo? su quale concetto filosofico si poggiano i nostri princìpi?
Quando si prende coscienza della propria scrittura, non si può non porsi certi interrogativi.
Quanto siamo contaminati, insomma, quanto amiamo essere contaminati? Fino a che punto arriviamo a rinominare le cose che hanno già nominato gli altri? Come scolpiamo la parola nostra in quella degli altri e quanto è nostra la nostra parola? Quanto la rinnoviamo e la facciamo risorgere questa parola che ha vissuto e che ha già attraversato la mente e il cuore degli altri.
Il mondo, le arti, i libri, le persone ( ci metto anche il vicino di casa) fino a che punto condizionano la nostra poiesis?

L’interazione è a volte abduzione dalla realtà per disconnessione transitoria, l’abbandono e l’apparire nello stesso luogo, più forti, sono tutti segni di contagio e maturazione. Viaggiare all’interno del nostro io “condizionato” per riportare alla luce il convivium di voci intrappolate (come qui qualche altro ospite ha già deliberato) e originate da chissà dove. Ripristinare insomma, anche per un solo attimo la loro verità, ridestarle, liberarle anche mediante il riflesso incondizionato della scrittura.

La bravura dell’autore al di là delle eventuali sbavature poetiche, sta nell’individuare il confine tra se e gli altri. Avere una sana coscienza poetica. Saper cavalcare la propria ragione senza perdersi nei nascondigli dell’altrui poiesis. Mutarsi con coerenza. Assaggiare il cosmo e riconoscersi sempre.
Tutto questo però dovrà scontrarsi con la storia. La storia di ognuno di noi. La storia dei nostri padri. Una storia a volte calzante, che ci riporta necessariamente alle nostre radici, attraverso una memoria allo stesso tempo universale e storica.

La suggestione del mondo, l’interazione con esso attraverso occhio-orecchio, acustico-visivo e sensoriale. Questa è la mia formula. C’ è in me la predisposizione assoluta all’accoglienza. Ad accogliere ogni input esterno. Ad essere contagiato nella e per la ricerca dei segni più o meno profondi che lasciano le esistenze e che una volta captati viaggiano ed abitano dentro di noi che siamo per loro la loro chioccia. Non c’è pretesa però di capire il mondo, piuttosto reinterpretarlo attraverso miscellanee. La scrittura è uno dei mezzi per raggiungere questo obiettivo. Il Poeta autentico deve solo fare attenzione a non cercare pleonastiche redenzioni solipsistiche, prima di tornare alla realtà, appurando, come dice Pavese “che il poetare è una ferita sempre aperta”.

a volte succede
che negli occhi della gente
ci vedi un lampo
un tentativo di connessione,
a volte finanche un’emozione.

[Gennaio 2009]

NOTA
Roberto Ceccarini nasce e vive a Latina dal 1967. Lavora nell’area risorse umane in una Società Chimica Farmaceutica. Giorni manomessi per la Casa Editrice l’Arcolaio il suo primo libro.
E’ presente in alcune antologie poetiche tra le quali Il segreto delle fragole 2008 Lietocolle Editore e Vicino alle nubi sulla montagna crollata Campanotto Editore”.
E’ coautore di storia di questa terra tra suoni e poesie rappresentazione itinerante patrocinata dalla Libera Università Popolare dell’Agricoltura.
Inoltre gestisce il blog poetico Rossodisera= oboesommerso. dove cura il “progetto lettura”.

(foto in alto, Roberto Ceccarini)

18 risposte a “SCRITTORI & SCRITTURA – Incontro con Roberto Ceccarini [20]

  1. Interagire sempre col mondo, dar voce alle voci intrappolate in esso, in noi stessi: oltre ad essere un approccio esemplare alla poesia, questo mi pare anche una sorta di ‘autoritratto del fare’ di Roberto Ceccarini. Il suo ‘progetto di lettura’ sul blog Oboesommerso, in costruzione continua e (spero) infinita, ne è tangibile prova. E’ per me un onore e una fortuna essere stato invitato in veste di co-moderatore.

    Un caro saluto a Maria Pina e a Roberto

    Antonio

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  2. contagio e accoglienza senza pretasa di voler capire, ma solo *reinterpretare* con gli strumenti dell’immaginazione, della razionalità e del sentimento, che poi vuol dire *appropriarsi* del mondo, della stessa materia che si crea, facendo attenzione ricorda ancora Red, come altri prima di lui, “a non cercare pleonastiche redenzioni solipsistiche”.
    *
    a quale verso apparteniamo?
    io direi, vorrei dire… allo straccetto rosso al collo dei partigiani… a quello sventolato alle finestre dalla guerra, a quello legato ai polsi (spezzati per troppo non dire…); uno straccetto che al colore frammischia umori, trame sfilacciate di memorie e ansie, di speranze e vita.
    *
    grazie Red di aver partecipato,
    con un mio saluto affettuoso
    Mapi

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  3. anch’io “ora”, in questo tempo, mi sento appartenere al realismo di Pasolini.
    ma attenzione, c’è un tempo per ogni illusione…

    “Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
    ma nazione vivente, ma nazione europea:
    e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
    governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
    avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi…”
    P.P.

    un grosso grazie ad Antonio e Maria Pina, per le parole spese.

    roberto.

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  4. ottime le premesse con cui si dedica al fare roberto ceccarini, raffinato e intelligente poeta di buona levatura civile.. ma se quest’ultimo intervento, anzi, il penultimo, resterà così sarebbe poi interessante l’idea di racchiuderli tutti in piccolo testo a farsi magari, è una idea, affiancando all’intervento stesso, una composizione originale dell’autrice-autore e una reiterpretazione timbrica che farei volentei.. pensaci mapi, pensateci autrici-autori..
    roberto

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  5. Quanto mi piace la parola (prima ancora del concetto) “interagire”!!!!! Ti riempie, ti completa. Grazie a Roberto Ceccarini per averci donato il suo punto di vista (e per aver interagito con noi 🙂 ). E grazie a Mapi per averci regalato un altro argomento di riflessione.

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  6. <<non cercare pleonastiche redenzioni solipsistiche

    Di Roberto Ceccarini ho grande stima. come poeta, perché dotato di scrittura densa e cristallina, priva di qualsiasi retorica. Densità e trasparenza, per mio gusto, sono due qualità rare che caratterizzano la scrittura di chi ha un desiderio autentico di comprensione del mondo e, come riconosce lui stesso, sia mosso in tutto quello che fa dal desiderio di accoglienza.
    Ho stima di Roberto Ceccarini anche come persona, perché è essere umano intelligente, onesto e ricca di umiltà autentica, che sfiora, per usare un concetto non molto di moda, la modestia.
    Grazie a Mapi e a Roberto per questo intervento.
    Bianca

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  7. “C’è in me la predisposizione assoluta all’accoglienza.”

    Credo che in molti si sia ascoltato domenica sera la bellissima trasmissione di Fabio Fazio dedicata a De André. A lui, interprete del mondo come pochi, proprio questo tratto gli si riconosceva: di saper comprendere, accogliere chiunque, ponendosi con profonda umanità al suo livello. Ed è anche per questo che lo si ama così tanto.
    Questa tua affermazione, Roberto, ti fa onore – e sappiamo del resto della tua apertura ed accoglienza ai più diversi percorsi di poesia, in oboe sommerso; ma nella tua poesia, e l’hai dimostrato in “Giorni manomessi”, questo modo di porti non può non tradursi in sensibilità compositiva, in maggiore consapevolezza nelle scelte.
    Un caro saluto a te, a Maria Pina e agli amici intervenuti.
    Giovanni

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  8. caro Giovanni, l’apertura ad ogni forma di scrittura è una delle priorità di oboe.
    sono convintissimo che si può imparare anche da chi è in un certo senso “artisticamente” lontano. è chiaro che anche il sottoscritto, abbia delle preferenze…
    Maria Pina credo che questa tua proposta,delle interviste, sia una delle novità più interessanti ed intelligente che circolano nel web. senza plageria…
    un carissimo saluto a tutti voi,
    red

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  9. nel mezzo
    mi persi e nel cammino mi trovai
    nuovo
    per questo non mi riconobbi
    e credetti d’essere un altro
    ancora non sapevo
    non avevo la misura della mia ignoranza
    della mia incapacità di vedere
    attraverso la vetrina mondana il mio occhio
    mondo senza un corpo distinto
    uscitomi dal piede e
    da dentro le mani
    in corsa a ripercorrermi le vie
    del sangue
    arterie di un cosmo mai slegatosi da un vuoto
    quello che avevo lasciato
    nella me-te-ora
    in un qualunque essere.
    i versi
    Ringrazio Ceccarini per l’intervento e soprattutto per i densi versi che ho trovato nei suoi Giorni manomessi.fernanda

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  10. Ciao Red, molto simpatico quel “non prendetemi troppo sul serio”…ma disobbedisco e ti dico che mi riconoco in quello cche dici a proposito dell’accoglienza (“la mia vittoria è l’accoglienza” sono i versi finali di Verso Penuel) e dall’input che ci viene dal mondo e dagli esseri che lo abitano è scaturito “Le stanze inquiete”, questo anche per dire che la poesia è poesia e certe distizioni (civile, lirica, epica) a volte sono usate stupidamente e non fanno che creare equivoci e incoprensioni. Ma è un tema che richierebbe uno spazio a parte. E allora scusami tu se sono andata fuori tema. Grazie per questo tuo intervento. Un abbraccio a te e a Mapi, Lucianna

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  11. Quella “ferita sempre aperta”, in questi giorni terribili, è particolarmente profonda, caro Roberto. Potesse la tua bellissima predisposizione all’accoglienza diffondersi come un contagio irrefrenabile, oltre i confini della scrittura, nei quali ti muovi con tanta civiltà, responsabilità e generosità.
    (E talento, ovviamente.)
    Un caro saluto a tutti.
    francesco

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  12. ti ringrazio Fernanda per la testimonianza.
    a Lucianna dico: è vero, “la mia vittoria è l’accoglienza” sono i versi finali del Tuo “verso panuel”, tra l’alro libro bellissimo.

    A francesco poi dico: hai ragione te, “particolarmente profonda in questi giorni, la ferita…”. grazie del passaggio Francesco, troppo buono.
    roberto

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