SCRITTORI & SCRITTURA – Incontro con Lucianna Argentino [9]

Viaggio dentro i ‘paesaggi interiori’ di 20 scrittori italiani
(rubrica settimanale a cura di M.P. Ciancio – IX appuntamento)

Scrivere è un atto solitario, intimo e privato. Ci vuoi raccontare che senso ha per te la parola scritta e come vivi il rapporto della scrittura con il mondo esterno?

E’ con noi questa settimana Lucianna Argentino:

Da quando ho imparato a leggere le parole per me sono sempre state un mondo affascinante e per certi versi misterioso per la forza meravigliosa e tremenda che sentivo nelle parole. E le parole all’inizio della mia vita, ossia intorno agli undici-dodici anni, hanno cominciato ad accompagnarmi in un diario dalla copertina rossa, di pannolenci, con le pagine bianche in cui mio padre pazientemente con il righello aveva tracciato le righe. La poesia come scrittura è arrivata a quindici anni, nell’età in cui il senso di solitudine, di inadeguatezza, di spaesamento, invade tutto l’essere e che a momenti è gioia a momenti è pianto, a momenti è pesantezza a momenti è grazia.
Ricordo un gioco che facevo quando ero poco più di una ragazzina, insieme con la mia amica del cuore, sull’autobus che ci portava a scuola. Anzi due giochi. Uno era quello di cercare di dare un nome alle persone che avevamo di fronte, osservando le loro fisionomie e come erano vestite (divertente era il trovare i motivi per cui un nome secondo noi era più o meno probabile di un altro). L’altro era quello di fissare lo sguardo su qualcuno che ci dava le spalle o era di profilo per farlo voltare. Credo ci sia un nesso tra quei giochi e la poesia che piano nasceva in me come un’esigenza che con il passare del tempo si è fatta sempre più urgente. Il poeta è, infatti, colui che riesce a dare il nome giusto ai volti altrimenti a-nonimi della gente e delle cose, che fissa lo sguardo sull’essenza e ci costringe a voltarci, a distogliere lo sguardo dalla mera quotidianità e a rivolgerlo verso quell’altrove dove ogni cosa ha la parola giusta, la parola vera per noi. La parola del mutamento. Quella che cambia l’orientamento del nostro sguardo dirigendolo verso il vero e il bello, verso quell’altrove dove il vero e il bello non sono entità impersonali, ma cose di cui possiamo fare esperienza nel qui e nell’ora della nostra vita. La poesia quindi come sostanza capace di distillare dal nostro caos, dal superfluo che ci appesantisce, l’essenziale, il necessario racchiuso, appunto, nel poco spazio che occupa una poesia, in confronto ai vasti spazi e orizzonti che apre nell’anima di chi la legge (e di chi la scrive). L’altro, dunque, per me è il e nel fare stesso della poesia, l’altro attraverso il quale vedo come in controluce il volto di Cristo stesso perché è l’amore che mi spinge a scrivere, l’amore per la vita e per gli esseri che la vivono.
Il mondo esterno Le sue incombenze, i suoi riti, le sue incessanti richieste ed esigenze che non coincidono con quelle dell’anima, dello spirito e a cui pure dobbiamo la sua parte. Allora lo si vive quasi come un esilio, uno sradicamento dalla madre terra che è la poesia. La parola. La parola e il silenzio. La solitudine. Necessari come l’aria.

NOTA
Lucianna Argentino è nata a Roma nel 1962. Dai primi anni novanta il suo amore per la poesia, vissuta anche come percorso umano e spirituale, nonché linguistico, l’ha portata a occuparsene attivamente come organizzatrice di rassegne, di letture pubbliche, di presentazioni di libri e con collaborazioni a diverse riviste del settore. Collabora con la rivista “Qui- appunti dal presente”. E’ presente in diversi blog di poesia, come “lapoesiaelospirito”, “Imperfetta Ellisse”, “liberinversi”, “Isola Nera”, “Furioso Bene”, “blanc de ta nuque”. Fa parte della redazione del blog collettivo “Viadellebelledonne”. E’ coautrice con Vincenzo Morra del libro “Alessio Niceforo, il poeta della bontà” (Viemme, 1990).
Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: “Gli argini del tempo” (ed. Totem, 1991), “Biografia a margine” ( Fermenti Editrice, 1994) con la prefazione di Dario Bellezza e disegni di Francesco Paolo Delle Noci, “Mutamento” (Fermenti Editrice, collana “Il tempo ansante” diretta da Plinio Perilli, 1999), con la prefazione di Mariella Bettarini, “Verso Penuel“ (Edizioni dell’Oleandro, 2003), con la prefazione di Dante Maffia (Premio Donna Poesia 2006). “Diario inverso” (Manni editori, 2006), con la prefazione di Marco Guzzi.

(foto in alto, Lucianna Argentino)

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24 risposte a “SCRITTORI & SCRITTURA – Incontro con Lucianna Argentino [9]

  1. Lucianna ci racconta come, adolescente e inconsapevole, ha sperimentato i meccanismi della poesia. La poesia è ridare un nome a cose e persone, cercare di riscrivere il mondo, scoprirne l’essenza, la poesia è rivelazione che ogni volta si rinnova nel qui ed ora, per ciscuno di noi.
    Ho avuto la doppia fortuna di conoscere Lucianna e la sua poesia. La riscopro ora in queste righe felici per Lucaniart e la saluto affettuosamente.

    Antonio

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  2. Grazie di cuore e un sauto a Maria Pina per l’ospitaità e al caro Antonio per l’inaugurale benvenuto a questo mio scritto che, come credo anche per gli altri, avrebbe potuto dire molto e molto altro ancora, perchè molto e molto altro ancora è la poesia. A presto, Lucianna

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  3. Lucianna, quale profonda sintonia di vedere, di sentire, di essere nella poesia pur nella profonda differenza della scrittura. Che risieda anche in questo l’incanto, la magia della parola? Poter essere qualunque cosa (chiunque) pur restando sempre se stessa/i, parola; apparentemente incoerenti, nella sua coerenza: onnicomprensiva, ossimora! È un piacere e una consolazione, anche, (ri)scoprire che nell’”atto solitario, intimo e privato dello scrivere”, siamo sempre in comunione.
    Un caro saluto.
    Fabio.

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  4. …che la poesia sia per Lucianna Argentino un valore altissimo è fatto inequivocabile sia per coloro che hanno letto le sue opere sia per coloro che conoscono personalmente la poetessa romana e la sua dedizione/vocazione, alla parola. Intensa è, da sempre, la sua partecipazione ad eventi poetici; quasi una devozione è l’impegno che riversa, instancabilmente, nel promuovere autori e testi, incontri e rassegne.

    Rosaria Di Donato

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  5. Ho avuto il piacere di conoscere Lucianna di persona e apprezzarne oltre che le qualità poetiche, anche quelle altre che si usano comparare alla nobiltà degli intenti, da definirsi più propriamente umani. Mi fa piacere ora leggere in questa sede virtuale il suo excursus-poetico, la sua storia, le sue urgenze, le sue necessità, che sono di una poeta autentica.

    meteosès

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  6. “Il poeta è, infatti, colui che riesce a dare il nome giusto ai volti altrimenti a-nonimi della gente e delle cose” Sì, quanta verità in questa frase. La parola come conoscenza, come legame fra l’io e il mondo, fra l’individuo e chi, o cosa, ci sta di fronte. La parola che spezza barriere e ci fa toccare da vicino un volto, un paesaggio, il mondo.
    Molto bella la tua interpretazione di scrittura, Lucianna. Un carissimo saluto,
    daniela

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  7. ritrovo tanto di me, in questo scritto di Lucianna. le letture adolescenti “rubate” e masticate di nascosto fino a tarda notte o sulle scale che prendevano luce da un piccolo lucernaio sulla strada.
    trasuda di spontaneità questo testo, ma nulla toglie al rigore e alla profondità del dire e del sentire *la scrittura* come gesto d’amore che con-tiene dentro i silenzi e la solitudine della parola, il disvelamento dell’altro.

    Grazie per il tuo contributo Lucianna e grazie a tutti voi per i graditi passaggi

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  8. Fabio, Rosaria, Meteoses, Daniela, Dale… meritereste una risposta ciascuno tanto mi ha fatto piacere la testimonianza del vostro passaggio qui. Grazie di cuore!
    A Maria Pina dico che sì ho voluto proprio tornare alle radici, ai primordi del mio fare poesia e quindi in un tempo in costruzione umana e poetica, un tempo di sogni e ideali intatti che ancora ritrovo in me nonostante la vita. Fore perchè, non l’ho detto nel testo, ma per me la poesia è soprattutto nella capacità di vedere le cose e le persone come fosse la prima volta, come se fossero state appena create.
    Un caro abbraccio a tutti, Lucianna

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  9. lucianna argentino dalla penna argentina e spontanea da “bambina cresciuta” (argentino_argentina quale gioco linguistico che mi piaceva molto da ragazzino!) riporta esperienze maturate nell’infanzia un po’ come facevo io nel giocare con le antiche amicizie del cortile ove abitavo: ragazzine e ragazzini che inventavano giochi e letture a volte anche “pericolose”! una volta sottraemmo, con mia sorella, alla biblioteca di nostro padre un testo “proibito (perchè parlava di sessualità in modo esplicito)” di moravia e un numero storico dell’UNITA’ (da biblioteca storica che conservo ancora perchè pubblicato quando morì STALIN), quotidiano comunista allora vietatissimo dalle gerarchie vatican_democristiane.. si, il gioco dei ricordi e della memoria possono produrre bellissime personalità quali quella di lucianna alla quale va un mio abbraccio di cuore..
    roberto
    ps: molte di quelle ragazzine e tanti di quei ragazzini oggi li rivedo Donne e Uomini maturi e attempati!

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  10. Io non lo so cos’è un poeta, o come dovrebbe essere, e non so cos’è la poesia e vorrei continuare a non saperlo, se possibile, fino alla fine. Trovo il rapporto che Lucianna Argentino ha con le parole multidimensionale e con interessanti risvolti etici personali. Continuo a seguire questa interessante poeta che va incidendo un suo sempre più denso alfabeto psichico e poetico. Un caro saluto, Bianca

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  11. La testimonianza di Lucianna, nella sua delicata semplicità, è la più nitida visione della complessità di un’artista; il poeta, attraverso il tortuoso sentiero della propria interiorità, depura se stesso e la realtà da qualsiasi orpello. La penna è, in fondo, soltanto lo strumento terminale, la mera rappresentazione grafica dell’intero universo di un’anima.

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  12. “capacità di vedere le cose e le persone come fosse la prima volta, come se fossero state appena create”.
    Ognuno ha la sua definizione di poesia, se ne potrebbero scrivere volumi. Ma quel che “smuove” e resta indelebile in una scrittura poetica è questo stupore, che Lucianna riferisce e che semplicemente si versa poi in parole e penetra e si scolpisce in chi legge. La luce di questo stupore, fateci caso, promana come un misterioso alone da chi l’ha trovata e la trasfonde -spesso anche solo in scintille- nella propria scrittura o anche da chi ama solo cercarla leggendo poesia. Questo mi accade di vedere in Lucianna, che conosco di persona, questa ricerca incantata, questa magia che trasfigura la realtà.
    Ti auguro di conservare sempre questa luce,che è già nel tuo nome, Lucianna.
    Un caro saluto anche a Maria Pina
    Annamaria Ferramosca

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  13. (…)
    “La poesia –
    ma cos’è mai la poesia?
    Più di una risposta incerta
    è stata già data in proposito.
    Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
    come alla salvezza di un corrimano”.

    (Wislawa Szymborska – La fine e l’inizio)

    🙂

    Con affetto, Bianca

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  14. Hai ragione Annamaria si potrebbero riempire interi volumi in cui ognuno dà la sua definizione di poesia e ha ragione Bianca che dice di non sapere cos’è un poeta, cos’è poesia e forse sai è proprio il non saperlo che ci spinge a scrivere ancora e ancora a scrivere e poi sì c’è lo stupore… Grazie anche per i versi della Szymborska. E grazie a Roberto, mi piace “bambina cresciuta” mantenere dentro di sè un poco dell’infanzia è importante, è come custodire qualcosa di prezioso e inesauribile a cui poter attingere. Grazie a Massimo, è vero la penna è lo strumento terminale (in una poesia l’ho definita “sonda”) che aiuta a dipanarsi nella complessità interiore e in quella che ci circonda.
    Un caro abbraccio a tutti, Lucianna

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  15. Lucianna si racconta e ci rivela, con suggestivi aneddoti, come il padre le abbia spianato la via dei versi: tracciando con righello su diario un possibile percorso metrico e geometrico delle parole nello spazio deserto e misterioso di una pagina bianca.
    Nella poesia sopravvive il pensiero magico dei popoli estinti. Il potere di dominare la natura e di agire a distanza sul prossimo. Di svelarne la profonda essenza e la segreta bellezza. Di vedere le cose e le persone “come se fossero state appena create”.
    La vera poesia sa dirottare lo sguardo dalle nebbie dell’essere fino alle vette della sapienza. E’ uno specchio infedele che ci trasfigura e quindi ci trasforma.
    Al lavorio di limare il linguaggio corrisponde l’eliminazione delle zavorre dell’anima, necessaria a qualsiasi evoluzione.
    Chi come me ha la fortuna di conoscere da tempo Lucianna, rimane sempre colpito dal suo talento e dal suo sommesso e umile carisma acceso da una luce intensa e spirituale. Lo testimonia il suo generoso e incessante concepire e promuovere poesia, come alla ricerca di un arduo e armonioso equilibrio tra la parola e il silenzio.
    Paolo

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  16. Mi ritrovo molto in quello che dice. Io da ragazza mi esprimevo molto attraverso la poesia, ma poi non so perchè l’ho abbandonata. Me l’hanno forse fatta sentire troppo lontana da me e dalle mie possibilità proprio la scuola.
    Giulia

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  17. Cercare di dare un nome a ciò che è “ sconosciuto” indovinare il mondo con le parole come nel gioco da bambina,che hai ricordato,un rischio che si corre con la poesia
    cari saluti Lucianna e grazie per la tua esperienza
    margheritarimi

    “le pagine bianche in cui mio padre pazientemente con il righello aveva tracciato le righe”

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  18. Paolo caro sai non avevo mai pensato al lavoro di lima come all’eliminazione delle zavorre dell’anima, almeno non cosciamente… molti sono i misteri nostri che la poesia porta con sè. E per me la poesia è veramente un’esperienza spirituale.
    Giulia, la poesia non è mai lontana da nessuno nè fuori dalla portata di qualcuno e mi spiace che tu l’abbia abbandonata Spero che fra te e la poesia possa esserci un riavvicinamento.
    Cara Margherita grazie a te per le tue parole. Il ricordo di mio padre intento a quel lavoro per facilitarmi la scrittura è davvero prezioso per me, per tutte le valenze simboliche che poi quel gesto ha assunto.
    Un grande abbraccio a tutti, Lucianna

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  19. Richiama “la memoria del sangue” di Pavese, questa nitida individuazione delle radici della propria scrittura nei tempi e nei luoghi dell’infanzia. “In essa accaddero cose che li han fatti unici e li trascelgono sul resto del mondo come suggello mitico.” Non recidere mai questo filo è difficile…Per molti dannoso ed “insano”, come può esserlo forse la scrittura vissuta in modo tanto totalizzante ed estremo, come “vocazione perenne all’esilio”, in conflitto con le pressanti esigenze della realtà contingente, dalle quali Lucianna si dichiara irrimediabilmente estranea. E’ forse anche questo “un vizio assurdo”, una latente patologia (congenita o acquisita?), nella quale sintomi e medicamenti si confondono, con esiti a volte disastrosi e “fatali”, ahimè, a volte proficui, come nel suo caso, spero, (anzi, credo).
    Con un sincero augurio di tenace perseveranza, un sempre caro e partecipe saluto.
    francesco

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  20. “…alle quali Lucianna si dichiara irrimediabilmente estranea.”
    Scusate!…la Parola è sacra, quindi va rispettata anche nella Rete, in tempo reale, “dal vivo”, ricettacolo inevitabile di refusi.
    Un grande saluto a tutti.
    francesco

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  21. Francesco grazie per aver posto l’accento su una questione a mio avviso fondamentale e come tu ben sai molto sentita da me. Quella dell’idiosincrasia tra ciò che si è e ciò che si deve essere per il famoso e famigerato mondo esterno. Altrove parlavo di doppia esposizione ed è davvero così perchè si è totalmente altro nel momento in cui ci si trova davanti alla pagina bianca con la poesia che dentro preme e urge e ugghia come un mare in tempesta o risuona di dolce risacca. Poi che per qualcuno possa essere dannoso e insano il vivere in maniera totalizzante la poesia non so o meglio so ma non sono del tutto convinta del rapporto di questo malessere con la poesia, almeno non completamente. Ma certo è argomento che merita altro e più ampio spazio e approfondimento. Per quel che mi riguarda ho sempre vissuto la poesia come una “salvezza” dalla quotidianità questa sì a volte dannosa e insana. Anche se ho sempre un po’ di sospetto quando sento parlare della poesia
    come autoguarigione, o autopsicanalisi che è senz’altro un modo assai riduttivo di intendere la scrittura e in particolare la scrittura poetica.Si potrebbe continuare a parlarne per settimane… un po’ come stiamo facendo in questa occasione intelligentemente offertaci da Maria Pina.
    Un abbraccio, Lucianna

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  22. ciao Lucianna , mi fa piacere lasciare soltanto due righe per dire di nuovo che mi considero fortunato per averti conosciuto e per aver letto le tue poesie.
    Per chi ti conosce, è solo una conferma del tuo valore di poeta, dietro cui c’è anche il valore di una persona che vive per la poesia, nonostante il continuo disturbo di stonature quotidiane inappropriate.
    Verissimo il fatto che il poeta è colui che attribuisce (starei quasi per dire “dona”) il nome giusto alle cose ed alle persone. Inutile dire che anche tu lo sai fare.
    ciao, Dante

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  23. Dante grazie di cuore. E’ vero “dona” è più appropriato perchè c’è dentro tutta la gratuità del donare, cosa che mi sembra anche tu non ti risparmi nella tua poesia.
    Le stonature quotidiane cui accenni mi hanno fatto venire in mente che, da poeti, sarebbe bello trasformarle in canto e credo che qualche volta ci riusciamo.
    Un caro abbraccio, Lucianna

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