SCRITTORI & SCRITTURA – Incontro con Domenico Brancale [27]

Viaggio dentro i ‘paesaggi interiori’ di 25 scrittori italiani
(rubrica settimanale a cura di M.P. Ciancio – XXVII appuntamento)

autoritratto

Scrivere è un atto solitario, intimo e privato. Ci vuoi raccontare che senso ha per te la parola scritta e come vivi il rapporto della scrittura con l’altro e con il mondo esterno?

Lo scrittore Domenico Brancale partecipa agli interventi sulla scrittura, con questa interessante riflesione sulla poesia:

La vita è tremendamente accanita nei nostri confronti. La poesia è questa prova di resistenza.
Scrivere nell’assedio a volte mi pare sia l’unico rimedio possibile contro quel sentimento di abbandono che pronuncia la vita. Ricercare l’istante in cui palpita ancora l’innocenza.
Così ho trovato sul tavolo le foglie secche, il relitto del mio cuore che da anni le onde del destino sbattono qua e là, contro il tempo. Siamo sul punto di vederci svanire nell’avvento di quel bianco che rade le onde controvento.
Ecco perché bisogna custodire la voce a partire dalla cenere. Tutto questo può risultare difficile, ma a volte la parola risorge proprio nel punto in cui avevamo visto bruciare ogni speranza.
Una sola parola tenace più di tutte le altre, una sola parola a malapena udibile, sprofondata nel sangue del nostro scorrere, che ci rifiuti e all’improvviso ci avvolga, che scolpisca il suo silenzio nell’assideramento di ogni ora, che si faccia lingua segreta di questo nostro amare.
La stessa parola, un giorno, si rivolterà contro, chiederà il perché di questo pronunciarsi desiderando nulla, di tutto ciò che è inafferrabile, di questa impossibilità di esprimersi, dei balbettamenti, delle vertigini.
In tutto ciò nessun progetto, se non la trascrizione dei proprî sogni e dei proprî sentimenti, e oserei dire di un unico sogno, un unico sentimento: la rivelazione della luce.

Poesia è pura dannazione della luce. È fidarsi ciecamente del sole. È accecarsi danzando senza corpo.

Non sarò mai al sicuro dentro la parola!

[settembre 2009]

NOTA

Domenico Brancale è nato in Lucania. Ha pubblicato Cani e porci (Ripostes, 2001); Canti affilati (Franco Masoero Edizioni d’arte, 2003) e Frantoi di luce (Mavida, 2006) con inchiostri di Hervé Bordas; L’ossario del sole (Passigli editori, 2007) e la plaquette La cenere della voce (associazione La luna, 2009).
Tra le performances si ricordano: John Giorno e Domenico Brancale (Bari, 2006); Krakorna in Vie teatrali del mutamento. Artaud, Bene, Grotowski con Antonio Attisani, Marco Dotti, Carlo Sini, Paolo Ferrari.( Milano, 2006); Frantoi di luce nera con il regista Michele Schiavino (Salerno 2006); Nessun sole sorge senza l’uomo – suoni per una voce a corda con i Fratelli Mancuso (Sant’Arcangelo, 2007); Cataletto per Aristakisyan con il regista Artur Aristakisyan (Potenza, 2008), Questa deposizione rischiara la tua assenza (Fano/Bologna 2009).

foto in altro, Domenico Brancale (Autoritratto)

6 risposte a “SCRITTORI & SCRITTURA – Incontro con Domenico Brancale [27]

  1. Sono come tre corde in me, che a volte suonano all’unisono, altre volte no e paiono divergenti: creatività figurativa e cromatica, poesia vernacola e poesia in lingua. E non vi è alcuna gerarchia tra di loro. E poi c’è la scrittura saggistica che completa il tutto, laddove il senso lirico o epico non possono dilungarsi oltre. Anche per una questione di forma e cifra stilistica. Ma se la creatività pittorica è faticoso esercizio, la poesia è piacevolezza e basta rimanere in stand-by, perché prima o poi essa arriva. A volte, anche come risposta o contrappunto ai versi altrui. Avrò scritto in questi ultimi 4/5 anni, tra l’altro, almeno 200/300 poesie brevi d’amore – tutte rigorosamente manoscritte e inedite – molto ironiche, pensando alla poesia di Patrizia Cavalli, Alda Merini e Patrizia Valduga. La poesia maschile m’ispira meno, o per niente, in questa sorta di gioco. Prima o poi ne metterò qualcuna sul web. Zell, 15.11.09

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  2. Penso anch’io che la scrittura sia una grande prova di “resistenza” e di resistenza interiore. Opporre il proprio io al flusso degli eventi ed al travolgimento di noi stessi che potrebbe operare la realtà esteriore è fondamentale. Non sempre è possibile cambiare le cose, o, comunque, non è facile: scrivere è già una presa di posizione; una forma di autocoscienza; una consapevolezza; una testimonianza. E poi la parola non morirà mai: quando è autentica è anche feconda.

    Rosaria Di Donato

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  3. personalmente trovo la parola così mirabil-mente folle, acuto è il diniego relativo al reale, visto credo solo in sogno e cercato in tutti gli altri segni diurni, spersi nel conclamato bagliore,quindi oscuramento, della luce, via vagheggiata,appena appena sfiorata,ma mai raggiunta da nessuna parola, nemmeno quella sacra, la più vuota di tutte.Scrivere è tracciare il bordo di un corpo dentro cui recintare la nostra paura o al di fuori del quale in-battersi nel desiderio, perdendo così la misura ed essendo soggetti all’impossibile, a ciò che non avremmo mai visto restando dentro il cerchietto d’ore regolate da un inizio ad una fine. Poesia, come ogni altra azione d’arte, è proprio sporgersi senza il freno, non avevdo paura di perdere se stessi, non avendo paura di perdere il possesso, la luce, anche quella dell’intelletto, anzi non volendolo proprio e sentendo quanto la luce cresca nel ventre del buio e del suo seme si nutra. Grazie a entrambi,ferni

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  4. Anch’io penso, come Domenico Brancale, che non si è mi al sicuro dentro la parola. Talvolta ho paura di perdermi nell’assurdo, di rimanere intrappolata nel gioco delle parole, dei mei fantasmi. Tuttavia vale sempre la pena crederci fino in fondo soprattutto per una sorta di strategia di protesta silenziosa e pacifica contro il mondo dei falsi miti che ci ciconda. La scrittura e la poesia in particolare, considerando le cose da tal punto di vista, ci svela orizzonti sempre nuovi e ci dà una scintilla di energia, un alito di perenne freschezza.

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  5. Domenico Brancale ha un’anima trasparente, luminescente,intrisa della vera via della scrittura-sa trarre dalla parola la linfa che nutre e che resta-se un giorno l’uso della parola chiederà a lui le ragioni, sarà un lampo di luce che non si perde nella sera.
    Grazie, Mapi!
    V. D’Alessio

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