RAGAZZO MIO di Mauro Savino

[Ragazzo mio – Progetto CENTO]
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Caro Luigi, sono vent’anni che ci conosciamo, ma sono più vecchio di te. Del resto, tu hai deciso di restare giovane per sempre. Anche se nel tuo caso il prezzo è stato troppo alto. Siamo arrivati tutti quella notte disgraziata, ma tu non c’eri più. Proprio non era per te quell’ambiente, quell’Italia. Hanno anche detto che ti hanno ucciso. Secondo me le cose sono andate come hai voluto tu, invece.
Gino Paoli disse, dopo aver cercato di fare la stessa tua fine, che il suicidio è l’unica vera scelta che si ha, perché non si può decidere di morire, di amare o di rinascere. Ma si può decidere di suicidarsi. Lui però dimostrò che anche questo non è del tutto vero. Per te è stato vero. Dicesti di aver sbagliato tutto. Di aver sbagliato a studiare ingegneria, di aver sbagliato a cantare, di aver sbagliato a dedicare al pubblico italiano cinque anni della tua vita. Ma anche queste cose, forse, non si possono decidere. La nostra vita procede secondo le circostanze. Un giorno ti svegli e può succederti di tutto. Eppure la morte stessa è l’estrema possibilità, la possibilità del nulla. Di fronte alla quale, è vero, possiamo almeno provare a dare qualche direzione alla nostra esistenza. A te questo non dev’essere bastato. Non ci hai creduto. Come non hai creduto a quello stesso pubblico cui ti eri dedicato. Io penso che ti sbagliavi. Perché, come vedi, ne stiamo parlando.
Se non avessi fatto quel salto, avresti scoperto che si può convivere con se stessi. A Umberto l’hanno massacrato, eppure è andato avanti. E anche Fabrizio, Bruno, lo stesso Gino, sono andati avanti, nonostante tutto.
Non ti sto dando del debole, tutti lo siamo, chi più, chi meno.
È che non si riesce ad accettare la morte di un amico.
Tu lo sei stato per me. E lo sai. Ti ricordi come ci siamo conosciuti?
Allora ero giovane anch’io. Anch’io volevo andarmene. Ma un motivo vero non l’ho trovato. Così sono rimasto. E neanche tu ne avevi. Nessuno ne ha o dovrebbe averne.
Anche perché il mondo, non cambierà. Né cambierà l’Italia, questo Paese di panni ammucchiati e cialtroni. Che però, mio malgrado, e questo te lo dico perché c’è sempre un’altra possibilità, mio malgrado, dicevo, devo ringraziare.
Perché a me e a tanti altri ha dato un amico in più, che ora ci manca.

(testo e immagine di Mauro Savino)

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